Alcune forze politiche colpite da un risveglio tardivo
Oggi, con i cantieri della nuova SS 106 ormai in pieno avanzamento, diventa praticamente inutile incalzare e sollecitare le varie istituzioni per manifestare dissenso sull’ organizzazione e sulla gestione dei lavori. Il tempo delle note, delle prese di posizione tardive e delle dichiarazioni indignate è scaduto da un pezzo.
La verità è semplice, forse scomoda: la realizzazione o quantomeno il miglioramento dei collegamenti interni, attraverso una variante o un percorso alternativo Sibari–Cassano, andava programmata per tempo. Non quando i disagi sono sotto gli occhi di tutti, non quando il traffico è paralizzato, non quando imprese e cittadini pagano il prezzo più alto di scelte o mancanze altrui.
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché non si è pensato già dalla scorsa estate a incalzare gli enti competenti affinché la variante fosse pronta oggi? Perché non si è preteso un cronoprogramma chiaro, una visione d’insieme, una pianificazione che mettesse al centro il territorio e non solo il tracciato stradale?
Invece si è preferito dormire. Un sonno profondo, lunghissimo. Altro che “belle addormentate nel bosco”: qui siamo di fronte a un’intera classe dirigente rimasta ibernata, in attesa che qualcuno, magari un principe azzurro ministeriale, venisse a risolvere tutto con un colpo di bacchetta magica. Peccato che le fiabe finiscano sempre bene, mentre la realtà di Cassano Ionio racconta tutt’altro.
Ora ci si sveglia di sobbalzo, rendendosi conto di quanto siano precari e pericolosi i tragitti alternativi. Si chiede ascolto alle istituzioni, come se il tempo non fosse mai passato, come se la programmazione fosse un dettaglio secondario e non il cuore dell’azione politica.
La nuova SS 106 è un’opera strategica e proprio per questo richiedeva – e richiede – una responsabilità politica maggiore, gli effetti collaterali andavano previsti per consentire di attrezzarsi per tempo. La variante Sibari–Cassano non è un capriccio dell’ultimo minuto: era una necessità prevedibile, annunciata, scritta nero su bianco nelle criticità del territorio.
Oggi protestare serve a poco. Oggi serve piuttosto fare autocritica e ammettere che si è arrivati tardi. Molto tardi. Se davvero si vuole recuperare credibilità, l’unica strada è smettere di rincorrere le emergenze e programmare per tempo.
Christian Rullo






