Nel giro di poche ore il territorio di Cassano All'Ionio è stato scosso da due gravi episodi: la rapina a mano armata consumata in pieno giorno in un supermercato del centro cittadino e l'incendio di due autovetture a Marina di Sibari, appartenenti alla famiglia Bloise, già nei mesi scorsi colpita da altri incendi dolosi che avevano interessato proprie attività commerciali.
Alla famiglia Bloise e alla famiglia Gatto titolari dell'attività commerciale presa di mira dalla rapina, così come a tutte le persone direttamente coinvolte in questi drammatici episodi, esprimiamo la nostra più sincera vicinanza e solidarietà. Chi subisce un atto criminoso non affronta soltanto un danno economico, ma anche un profondo turbamento personale e familiare. È una ferita che riguarda l'intera comunità, chiamata a stringersi attorno alle vittime e a respingere con fermezza ogni forma di violenza e intimidazione.
Non sappiamo se i due episodi abbiano un qualsiasi punto di contatto e sarebbe irresponsabile anche solo ipotizzarlo. Sappiamo però che entrambi contribuiscono ad alimentare un clima di crescente inquietudine nella popolazione. È questa la vera questione che oggi dovrebbe interrogare tutti.
Sulla vicenda è intervenuta la consigliera comunale di maggioranza Annamaria Bianchi, annunciando la presentazione di un'interpellanza con la quale chiede al sindaco di attivarsi presso il Prefetto per ottenere la convocazione del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. Un'iniziativa istituzionale che va nella direzione di richiamare l'attenzione dello Stato su quanto sta accadendo nel nostro territorio.
Ma il punto sul quale vogliamo soffermarci è un altro.
Da qualche tempo Cassano è attraversata da episodi che, pur diversi tra loro, finiscono per alimentare un senso di precarietà. Solo poche settimane fa il vasto incendio che ha devastato una parte della pineta del litorale di Sibari, ritenuto con ogni probabilità di origine dolosa, aveva già acceso i riflettori su un fenomeno che non può essere liquidato come una semplice successione di eventi sfortunati.
Ogni volta si esprime solidarietà alle vittime, ed è giusto che sia così. La vicinanza umana non deve mai mancare. Ma, trascorsi pochi giorni, il silenzio torna a prevalere, mentre nella gente resta una domanda semplice e legittima: che cosa sta succedendo?
È una domanda che non nasce dalla curiosità, ma dal bisogno di sentirsi sicuri. La maggior parte dei cittadini non possiede grandi patrimoni, non vive situazioni di conflitto e non ha nulla a che fare con eventuali vicende criminali. Chiede soltanto di poter uscire di casa, lavorare, fare la spesa, passeggiare con la propria famiglia senza il timore che la violenza possa improvvisamente entrare nella quotidianità.
Nessuno pretende risposte affrettate. Le indagini richiedono tempo, riservatezza e professionalità. Ma è altrettanto vero che il ripetersi di episodi così gravi impone una riflessione più ampia.
Sarebbe un errore pensare che la soluzione consista esclusivamente nell'aumentare il numero delle pattuglie sul territorio. La presenza delle forze dell'ordine è indispensabile e rappresenta un fondamentale elemento di deterrenza, ma da sola non basta. Accanto al controllo del territorio occorre un'efficace attività investigativa e di intelligence, capace di comprendere le dinamiche che si sviluppano e che sono presenti nel tessuto sociale, di individuare per tempo situazioni di rischio e di colpire le responsabilità, qualunque esse siano.
C'é bisogno di attività di prevenzione.
Non tutti gli episodi violenti sono necessariamente riconducibili alla criminalità organizzata. Possono nascere da interessi economici, da rancori personali, da tensioni sociali o da altre motivazioni che soltanto gli inquirenti potranno accertare. Proprio per questo è fondamentale evitare conclusioni affrettate, ma è altrettanto importante non sottovalutare segnali che, se osservati nel loro insieme, meritano attenzione.
Le istituzioni hanno il dovere di fare la propria parte. La politica deve continuare a mantenere alta l'attenzione senza trasformare la sicurezza in terreno di scontro. Le forze dell'ordine devono poter operare con tutti gli strumenti necessari. I cittadini, dal canto loro, sono chiamati a collaborare con chi indaga, perché spesso anche una testimonianza apparentemente insignificante può rivelarsi decisiva.
La sicurezza non è soltanto assenza di reati. È la fiducia che una comunità ripone nelle proprie istituzioni. È la certezza che lo Stato c'è, che ascolta, che interviene e che non lascia soli i cittadini onesti.
Cassano è una comunità laboriosa, composta in larga parte da persone che ogni giorno costruiscono il proprio futuro con il lavoro e con il sacrificio. Non può permettersi di convivere con la rassegnazione. Perché il rischio più grande non è soltanto il ripetersi di episodi criminali ma l'assuefazione della comunità alla violenza.
Ed è proprio questo che non dobbiamo permettere.
Antonio Michele Cavallaro

Antonio Michele Cavallaro






