Nel nostro articolo dedicato alla presentazione di "Doppio riflesso – L’amico, l’altro te stesso", abbiamo rivolto agli autori un invito: raccontarci quale storia, quale esperienza personale si nasconda dietro i versi dedicati all’amicizia. Teresa Palopoli ha raccolto subito il nostro appello, condividendo con noi il percorso umano da cui è nata la sua poesia L’argento nascosto. Una testimonianza intima e delicata, fatta di volti, ricordi e legami che aiutano a ritrovare una parte preziosa di sé. (La redazione)
L’argento nascosto
La storia da cui sono nati i miei versi
Ho sempre immaginato l’amicizia e l’amore come un’infermiera.
Una presenza che si accorge del dolore, si avvicina con delicatezza e sa restare accanto a ciò che fa male.
Con il tempo ho compreso che non tutte le amicizie sono una cura e che non tutte sanno accoglierla.
Desiderare di esserci, da solo, non basta.
Anche questo ho dovuto impararlo.
Così, a un certo punto, mi sono fermata.
Ho atteso di sentire l’amicizia come si sente la musica, come ti canta dentro un quadro.
Ho imparato a riconoscerla nella quiete, nella libertà di stare accanto a qualcuno senza dover continuamente cercare le parole giuste per meritare il suo affetto.
L’argento nascosto nasce da qui.
E ha, prima ancora delle parole, dei volti.
Quello di mia sorella Francesca, nelle nostre notti insonni, tra le lacrime e le paure che insieme riuscivamo a vincere.
Non avevamo sempre le risposte.
Avevamo l’una la presenza dell’altra, e da quella vicinanza trovavamo il coraggio per attraversare la notte.
Quello della mia amica Alessandra, che porta con sé il ricordo delle nostre uscite e del clacson dell’auto del suo papà, il professor Franco Pricoli. Annunciava al mondo il suo arrivo e il nostro ritorno.
Mi viene ancora da sorridere.
Chi avrebbe pensato che anche un clacson potesse diventare, nella memoria, un suono dell’amicizia?
E poi Morena, Elvy e Maria, incontrate lungo il cammino.
Con loro mi sento riconosciuta.
Posso essere anche fragile, silenziosa, incompleta, senza dover rendere ogni emozione più facile da accettare.
Ripensando a questi legami, ho trovato l’immagine del restauratore.
Mi commuove la cura di chi, prima di toccare un’opera, si ferma a osservarla.
Cerca ciò che il tempo ha coperto, procede con pazienza, sa quanto sia importante non cancellare nulla di essenziale.
È così che sento l’amicizia.
Nel gesto di chi si avvicina e, poco alla volta, mi aiuta a lasciare cadere una difesa, una paura, il bisogno di mostrarmi sempre forte.
Finché riesco anch’io a rivedere qualcosa di me che avevo dimenticato.
Per questo ho scelto l’argento.
Per la sua luce discreta, che può appannarsi senza andare perduta.
Ci sono momenti in cui facciamo fatica a scorgerla in noi stessi. Essere riconosciuti, allora, significa anche incontrare qualcuno che sappia ancora vederla e ci aiuti ad averne cura.
Scrivere questi versi è stato il mio modo di dire grazie.
A mia sorella Francesca, ad Alessandra, a Morena, a Elvy, a Maria.
Alle notti attraversate insieme, alle uscite annunciate da un clacson, alla quiete di poter essere me stessa.
L’argento era già lì.
L’amicizia mi ha aiutata a ritrovarla.
Estratto da L’argento nascosto
Poesia pubblicata nell’antologia Doppio riflesso
Il tempo
non crea nulla.
Rimuove il superfluo.
Teresa Palopoli