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Amendolara, il nuovo Diagnostic Center e il futuro della sanità calabrese

centro spina inaugurazione.jpgIn un comunicato diffuso dal giornalista Rocco Gentile e ripreso da numerose testate giornalistiche in occasione dell'inaugurazione del Diagnostic Center "Paolo Spina" presso il Diego Hospital di Amendolara, viene sottolineata la rilevanza dell'iniziativa per il territorio dell'Alto Ionio e per un ampio bacino di utenza comprendente la Sibaritide, il Metapontino, la Siritide e il Materano.

La nuova struttura viene presentata come un moderno polo diagnostico destinato a rafforzare l'offerta sanitaria territoriale, grazie a tecnologie all'avanguardia e a servizi che dovrebbero consentire ai cittadini di accedere più facilmente a prestazioni specialistiche senza dover affrontare lunghi spostamenti. Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte amministratori locali, operatori sanitari, rappresentanti del mondo imprenditoriale e numerosi cittadini, a testimonianza dell'interesse suscitato dall'iniziativa.

Si tratta certamente di una notizia positiva per il territorio. Nessuno può mettere in discussione l'utilità di una struttura dotata di apparecchiature moderne e in grado di ampliare l'offerta diagnostica in un'area che da anni soffre carenze e difficoltà nell'accesso a numerosi servizi sanitari.

Tuttavia, accanto all'entusiasmo che ha accompagnato l'inaugurazione, appare opportuno soffermarsi su alcuni aspetti che nella comunicazione pubblica sono rimasti in secondo piano.

Il Decreto Dirigenziale n. 6413 del 5 maggio 2025 della Regione Calabria chiarisce infatti che il Diego Hospital è una struttura sanitaria privata con sede operativa ad Amendolara, gestita dalla società Medigest S.r.l., con sede legale a Rende. Lo stesso decreto autorizza l'esercizio delle attività di diagnostica per immagini di primo livello, comprendenti ecografia, radiologia tradizionale, ortopantomografia, MOC, mammografia, risonanza magnetica e TAC. Il provvedimento regionale prende inoltre atto del parere favorevole espresso dall'ASP di Cosenza in merito al possesso dei requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici previsti dalla normativa vigente.

Si tratta di elementi importanti perché consentono di inquadrare correttamente la natura dell'iniziativa. Non siamo di fronte a una nuova struttura pubblica, bensì a un investimento privato nel settore sanitario, autorizzato dalla Regione Calabria e destinato ad operare in un comparto che negli ultimi anni ha visto una crescente presenza di soggetti privati.

La questione, dunque, non riguarda la qualità della struttura né la professionalità di chi vi lavorerà. Il vero tema è comprendere quale modello sanitario si stia progressivamente consolidando in Calabria.

Da tempo, infatti, il sistema sanitario regionale sembra orientarsi verso un ampliamento dell'offerta affidata a strutture private autorizzate e accreditate, mentre il rafforzamento delle strutture pubbliche procede con maggiore difficoltà. Ospedali, poliambulatori territoriali e servizi diagnostici pubblici continuano a confrontarsi con carenze di personale, liste d'attesa e limiti organizzativi che i cittadini conoscono bene.

Nell'area ionico-cosentina, inoltre, sono già presenti numerose realtà private operanti nel settore sanitario. A Corigliano-Rossano esistono strutture diagnostiche e riabilitative di rilevanza territoriale, mentre altre iniziative analoghe sono presenti o in fase di sviluppo in diversi centri della provincia. L'apertura del Diagnostic Center "Paolo Spina" si inserisce quindi in un contesto più ampio, caratterizzato da una crescente presenza dell'imprenditoria privata nel comparto sanitario.

Merita attenzione anche il riferimento al vasto bacino di utenza richiamato durante la presentazione del centro. È certamente plausibile che la struttura possa attrarre utenti dall'Alto Ionio cosentino e da parte della Sibaritide. Meno scontato appare il richiamo a territori della vicina Basilicata, dove esistono già strutture diagnostiche operanti nell'ambito del sistema sanitario lucano. Sarà il tempo a dire quale sarà l'effettiva capacità attrattiva del nuovo centro.

La vera riflessione riguarda però il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata. Ogni nuova struttura diagnostica rappresenta senza dubbio un'opportunità per i cittadini, soprattutto quando contribuisce a ridurre disagi e spostamenti. Allo stesso tempo, resta aperta una domanda che la politica regionale dovrebbe affrontare con chiarezza: parallelamente alla crescita dell'offerta privata, quali investimenti vengono programmati per rafforzare la rete pubblica?

È una questione che va oltre il caso di Amendolara e riguarda l'intero futuro della sanità calabrese. Perché il problema non è scegliere tra pubblico e privato, ma garantire ai cittadini un sistema efficiente, accessibile e capace di rispondere ai bisogni di salute senza costringerli a cercare altrove ciò che dovrebbe essere assicurato dal servizio sanitario sul proprio territorio.

Per questo motivo appare utile affiancare alle cronache dell'inaugurazione anche la pubblicazione del decreto regionale che autorizza l'attività della struttura, consentendo ai lettori di conoscere direttamente i contenuti del provvedimento e di formarsi un'opinione basata sui documenti ufficiali.

Antonio Michele CAVALLARO

Libero pensatore e osservatore della realtà

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