Un grave episodio ha colpito nelle scorse ore l'azienda agricola Fratelli Federico, nelle campagne del territorio cassanese. Ignoti si sono introdotti nel fondo agricolo distruggendo, con un'accetta, circa cento giovani piante di arancio della varietà L7, messe a dimora da poco tempo.
Un gesto che ha provocato un rilevante danno economico all'azienda, vanificando investimenti, lavoro e programmazione. Le giovani piante rappresentavano infatti una scommessa sul futuro e avrebbero iniziato a produrre soltanto negli anni a venire.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Cassano all'Ionio, che hanno effettuato i rilievi del caso e avviato le indagini per risalire agli autori del danneggiamento e chiarirne le motivazioni.
Nella mattinata successiva il sindaco Gianpaolo Iacobini, accompagnato dalle consigliere comunali Annamaria Bianchi e Ida Spezzano, ha raggiunto l'azienda per manifestare la vicinanza dell'Amministrazione comunale ai titolari e ai lavoratori, esprimendo ferma condanna per quanto accaduto e fiducia nell'operato delle forze dell'ordine e della magistratura.
Episodi di questo genere non colpiscono soltanto un'impresa. Ogni pianta abbattuta rappresenta anni di attesa, investimenti economici, sacrifici e speranze riposte nel futuro. Per questo l'auspicio dell'intera comunità è che le indagini consentano di individuare rapidamente i responsabili e di restituire serenità a chi continua a credere nelle potenzialità dell'agricoltura della Sibaritide.
(foto a lato: Sindaco e assessori) Questo episodio, inoltre, richiama alla memoria un precedente che risale a circa venticinque anni fa. Nella stessa area, nei dintorni di Doria, il compianto commendatore Pietro Algeri, imprenditore originario di Corigliano, subì un danneggiamento molto simile. Da poco aveva fatto mettere a dimora circa trecento giovani piante di agrumi quando, nel giro di poco tempo, il suo investimento fu gravemente compromesso.
Conservo ancora il ricordo di quel giorno. Il commendatore Algeri abitava durante l'estate proprio di fronte a casa mia e venne a raccontarmi l'accaduto. Era profondamente amareggiato, quasi con le lacrime agli occhi, per un gesto che aveva cancellato in poche ore il frutto di tanto impegno. Quella delusione fu tale da indurlo, poco tempo dopo, a vendere il terreno e ad abbandonare quel progetto agricolo.
Naturalmente si tratta di due vicende distinte, separate da molti anni e prive di qualsiasi elemento che possa far pensare a un collegamento. Tuttavia, il ricordo di quel precedente aiuta a comprendere quanto simili episodi possano lasciare ferite profonde, non solo sul piano economico, ma anche umano. Colpire un giovane agrumeto significa colpire il lavoro, la fiducia e la volontà di investire in un territorio che ha bisogno, invece, di esempi positivi e di imprenditori capaci di guardare al futuro.
Antonio M. Cavallaro






