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Il Real Albergo dei Poveri di Napoli apre al pubblico in anteprima con una mostra a ingresso gratuito

albergo.pngLa mostra “Ancora qui. Prologo” apre in via eccezionale il Refettorio del complesso monumentale di Ferdinando Fuga, in fase di riqualificazione. In attesa della nascita del polo culturale che inaugurerà nel 2026

Nell’anno delle celebrazioni per Napoli Millenaria – programmazione che omaggia i 2500 anni trascorsi dalla fondazione della città – non poteva mancare un’anticipazione sulla restituzione culturale più attesa nel capoluogo campano. La riqualificazione del Real Albergo dei Poveri di Napoli.

Nel 2026 Napoli tornerà a godere di uno dei più grandi complessi architettonici d’Europa, il Real Albergo dei Poveri progettato da Ferdinando Fuga per Carlo III di Borbone, e da tempo in declino. Al progetto di riqualificazione, finanziato con 100 milioni di euro in arrivo dal PNRR, sta lavorando lo studio d’architettura romano ABDR, che del complesso farà un polo culturale moderno dove troveranno spazio gli archivi e le sale di lettura della Biblioteca nazionale, gli uffici e gli spazi espositivi e congressuali del Comune di Napoli, attività commerciali e per la ristorazione, una sede distaccata del Museo Archeologico di Napoli dedicata a Pompei, spazi polifunzionali per la collettività, aule e uffici amministrativi per l’Università Federico II, oltre a una foresteria con 180 posti letto per gli studenti.

La mostra che apre in anteprima il Real Albergo dei Poveri

Ma l’ultimo scorcio del calendario di Napoli Millenaria offre l’opportunità di accedere ad alcuni degli spazi del Real Albergo dei Poveri in anteprima. Appena inaugurata, la mostra Ancora qui. Prologo. L’Albergo dei Poveri e la memoria delle cose, a cura di Laura Valente, è allestita nel Refettorio monumentale del complesso, e sarà visitabile fino al 2 marzo 2026 (con ingresso gratuito, su prenotazione all’email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Si tratta di un’apertura straordinaria, che per la prima volta consente al pubblico l’accesso al complesso, mentre i lavori di restauro sono ancora in corso (la prima parte dei lavori sarà completata alla metà del 2026).
E la mostra nasce proprio con l’intento di valorizzare il processo di recupero del Real Albergo. Durante i lavori di ristrutturazione, infatti, sono emersi numerosi reperti originali, appartenuti a chi nel complesso ha vissuto: il percorso espositivo rilegge in chiave poetica e civile queste tracce materiali, mettendole in dialogo con una serie di interventi artistici originali. 

“Ancora qui. Prologo”. Tra memoria e arte contemporanea

Scarpe di adulti e bambini, piatti, bicchieri, caffettiere, posate, letti, valigie, macchine da scrivere, ma anche documenti dell’esercito e altri reperti d’epoca introducono ai diversi filoni narrativi che si sono intrecciati nel tempo nel complesso nato con funzione formativa, educativa e sociale: la nascita delle scuole dell’arte, la generosità dei donors (nel 1874 la famiglia Rothschild è tra quelle che sostiene un modello di inclusione sociale “che insegna a saper fare’), la crudeltà del regime (si rasano le teste delle bambine fino al primo mestruo per poterle poi dare in moglie al miglior offerente delle classi agiate), l’investimento sulla lingua dei segni. Storie amplificate dall’intervento dell’arte contemporanea e della fotografia, da installazioni e performance che coesistono in mostra per restituire, attraverso i linguaggi del presente, la memoria del luogo. Con opere di artisti del segno come Norma Jeane e Antonella Romano, fotografie di Mimmo Jodice – con uno scatto del progetto dedicato al Real Albergo, “per me un viaggio nella storia e nella memoria. In un luogo nato col segno negativo. Non ha mai avuto una vita felice così come non potevano averla i pezzenti del regno che vi trovavano rifugio. Tutto qui mi ricorda un passato di lacrime e sangue”, diceva il fotografo recentemente scomparso – e Luciano Romano, una colonna sonora firmata da Massimo Cordovani, sintesi di voci d’archivio e suoni contemporanei. Ma anche un racconto originale della scrittrice Viola Ardone, che richiama la vita quotidiana del Real Albergo a partire dal 1781, quando qui si arrivava per imparare un mestiere (calzolai, bandisti, scrivani, sarte, intagliatrici, ricamatrici).

“Questa mostra è il prologo di un percorso di ricerca e di racconto: un cammino che parte dalle cose ritrovate, un invito a riconoscere che la memoria non è mai conclusa, ma continua a formarsi e a parlare nel tempo, attraverso ciò che resta” spiega Laura Valente “Un lavoro che si costruirà, passo dopo passo, con nuove scoperte, nuovi sguardi, nuove memorie. Perché ogni oggetto, ogni traccia, ogni segno di vita è ancora qui, e continua a parlarci”.
Per la mostra, Norma Jeane ha appositamente creato un progetto di arte pubblica che lavora sulla polvere per restituire l’impronta luminosa di Napoli su una grande tela, donata alla città.

Livia Montagnoli

(fonte: www.artribune.com )

Panoramica dall'alto della struttura

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