Era il 1967. Avevo appena 23 anni e, insieme a mio fratello Leone, avevo dato vita alla nostra prima band, i The Hurricans. Eravamo giovani, pieni di entusiasmo e desiderosi di farci strada nel mondo della musica. Non immaginavamo che, proprio in quella fase iniziale della nostra esperienza, avremmo avuto l'occasione di affiancare un'artista del calibro di Wilma De Angelis.
Fu un organizzatore milanese, che ci conosceva e aveva fiducia nelle nostre capacità musicali, a ingaggiarci per un breve tour in alcune città della Svizzera interna, tra cui Liestal, Olten e Baden. Il nostro compito era quello di coadiuvare il maestro Willy Brezza nell'accompagnamento musicale della cantante durante le sue esibizioni.
Per noi fu un'esperienza importante. Il maestro Brezza, musicista e direttore d'orchestra, era una persona di grande competenza, con la quale preparammo i brani che avrebbero accompagnato le serate. Lavorare al suo fianco significò imparare, confrontarci con un professionista e misurarci con un'esperienza ben diversa da quelle alle quali eravamo abituati.
Ma il ricordo più vivo, oggi, è legato proprio a Wilma.
Era una persona dolcissima, spontanea e alla mano. Non aveva atteggiamenti da diva, non creava distanze, ma sapeva mettere tutti a proprio agio con un sorriso e una naturalezza che conquistavano immediatamente. Per noi giovani musicisti, trovarci accanto a un'artista già tanto conosciuta fu un'emozione particolare; scoprire anche la sua semplicità e la sua umanità rese quell'esperienza ancora più bella.
Le serate riscossero un grande successo tra gli emigrati italiani che vivevano in quelle cittadine elvetiche. Per tanti nostri connazionali, lontani dalla propria terra, la musica italiana rappresentava un legame prezioso con le proprie origini, un modo per ritrovare, almeno per qualche ora, l'atmosfera di casa, la lingua, le canzoni e i ricordi lasciati in Italia.
In quelle occasioni, Wilma De Angelis sapeva creare un rapporto autentico con il pubblico. La sua voce, la sua presenza e la sua capacità di comunicare contribuivano a trasformare ogni esibizione in un momento di festa e di condivisione.
Per i The Hurricans, quel breve tour rappresentò una delle prime occasioni di confronto con il mondo professionale della musica. Per me, personalmente, fu una tappa importante della giovinezza, una di quelle esperienze che rimangono impresse non tanto per la loro durata, quanto per le emozioni che sanno lasciare.
Sono passati quasi sessant'anni da quelle serate. La vita ci ha portati lungo strade diverse, ma la memoria conserva immagini, volti e sensazioni con una nitidezza sorprendente. Anche le fotografie dell'epoca, ritrovate e riguardate oggi, restituiscono un frammento di quel tempo e mi fanno rivivere l'emozione di quelle esibizioni.
Oggi che Wilma ci ha lasciati, il mio pensiero va a lei con gratitudine e affetto. Non soltanto alla cantante che ha accompagnato una parte della storia della musica leggera italiana, ma alla donna gentile che, per qualche sera, ha condiviso con noi il palcoscenico e ci ha regalato il piacere di lavorare insieme.
La sua voce continuerà a vivere nelle registrazioni, nelle canzoni e nei ricordi di quanti l'hanno amata. Io conserverò anche quello, più personale e forse meno conosciuto, di una giovane cantante piena di entusiasmo, di un grande Maestro e di una band agli inizi della propria avventura musicale.
Ciao Wilma, grazie per quei momenti e per il ricordo bello che ci hai lasciato.
Che Dio ti accolga sotto la Sua mano protettrice e ti conceda la pace eterna.
Tonino
Un musicista dei The Hurricans, 1967