Questo sito utilizza cookie per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza d'uso delle applicazioni. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca su info. Continuando a navigare o accettando acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Cassano applaude il suo talento: standing ovation per Francesco Caporale e il suo "5 Minuti"

Stampa

 francesco_caporale.jpgC'è un talento da applaudire, e Cassano lo ha fatto. Con il cuore in mano.
Sabato 24 ottobre, alle ore 20:00, il Teatro Comunale si è riempito per un appuntamento che è stato molto più di una prima cinematografica. È stata una serata di comunità. Protagonista un giovane regista cassanese che sta inseguendo il suo sogno con serietà, studio e coraggio: Francesco Caporale.

Classe 2001, nato a Castrovillari il 23 settembre, Caporale ha scelto di fare la cosa più bella. Ha scelto di presentare la prima del suo lavoro a casa sua, davanti alla sua gente. Il suo cortometraggio, scritto e diretto da lui: "5 MINUTI".
Non è stato solo un cortometraggio. È stata una storia di resilienza che ci parla da vicino.
Sul grande schermo, la vicenda di due fratelli che tornano nella casa dei nonni. Un vecchio album di fotografie riapre una ferita che non si è mai chiusa: la notte in cui la loro madre li abbandonò. I due dovranno guardarsi dentro, affrontarsi, per trovare la forza di spezzare il ciclo del dolore e ricominciare insieme a ricostruire la casa e le loro vite. 5 minuti che sono rimasti dentro a tutti i presenti.
Al termine della proiezione, un intenso momento di dialogo e ascolto moderato dalla giornalista Dott.ssa Caterina La Banca, Direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Cassano, con gli interventi della Dott.ssa Rosa Cerchiara, Dirigente Psicologa Referente SerD di Castrovillari ASP Cosenza, e di Don Francesco Faillace, insegnante di Religione.
Dalle ferite all’arte: la storia di Francesco
Ci sono storie che non iniziano con una carezza, ma con una domanda senza risposta. Quella di Francesco è iniziata così. A soli due anni i genitori lo hanno lasciato, ma la vita ha saputo raddrizzare il cammino mettendogli accanto due figure straordinarie: i suoi nonni paterni.
"Crescere con loro non è stato facile", ha raccontato. "Ci sono ferite che i bambini non sanno spiegare ma che sentono addosso. Ricordo il peso di certe giornate a scuola, quando arrivava il nonno anziché mamma e papà". Ma in quella casa fatta di saggezza antica e sacrifici silenziosi, ha imparato una ricchezza rara: valori profondi, educazione alla resilienza e all’amore autentico.
Il destino ha deciso di fargli un regalo al liceo. A scuola è andato in scena Il sindaco pescatore, interpretato da Ettore Bassi. Francesco era lì, sul palco, in una piccolissima parte. "Ma in quei pochi minuti sotto le luci dei riflettori, con il battito del cuore a mille, ho capito tutto. Ho capito cosa volevo fare della mia vita: l’attore".
Non è stato semplice. Finita la scuola, la realtà economica non gli ha permesso di iscriversi subito a un'accademia. Non si è perso d'animo: si è rimboccato le maniche, ha iniziato a lavorare e, dopo un anno e mezzo di sacrifici, ha fatto le valigie per Bologna. Lì ha frequentato la Scuola di Teatro Colli, diretta da Emanuele Montagna. "Quel luogo non mi ha semplicemente formato: mi ha salvato. Tra quelle mura ho riscoperto me stesso, ho tirato fuori tutto il dolore, la gioia e la voce che tenevo dentro. Per me il teatro non è un semplice lavoro; il teatro è vita, è una terapia potentissima".
Proprio dentro la Scuola Colli, all’inizio del suo percorso, è nato il progetto "5 MINUTI". Ci ha creduto con ogni fibra del suo corpo, portandolo avanti fino alla fine contro ogni scetticismo. Parallelamente alla formazione teatrale, ha maturato anche diverse esperienze sul set come figurazione speciale, respirando il cinema dal di dentro.
Dopo tre anni intensi e formativi a Bologna, oggi la sua strada lo ha portato a Roma, dove continua a studiare in un’altra accademia, inseguendo quel famoso sogno nel cassetto.
Perché fa tutto questo? Lo ha spiegato lui stesso dal palco, con voce emozionata: "Non per la celebrità, né per le luci della ribalta. Voglio fare l’attore per diventare una persona d'animo puro, capace di arrivare al cuore di chi mi guarda. Quando un domani mi vedrete sul grande schermo, non cercate l'apparenza: cercate il sentimento, la verità di un'anima che ha scelto di prestare la propria voce a chi non ha voce".
L’ingresso era libero e gratuito. E il teatro, infatti, era pieno. Perché Cassano sa fare una cosa meglio di tutte: sostenere i suoi talenti.
E sabato sera lo ha dimostrato.

Caterina La Banca