Il Venerdì Santo per i cattolici é giorno di dolore, di contrizione, si ricorda la morte e passione di Gesù Cristo. Ciò che ha rappresentato per più di duemila anni lo sappiamo, invocando il suo nome migliaia di uomini e donne si sono lasciati trucidare pur di non rinnegarlo, tanti altri, invece, nel suo nome, hanno ucciso e sterminato intere popolazioni. La Chiesa cattolica, così come la conosciamo oggi, da secoli è stata al centro di polemiche che spesso avevavo, ed hanno ancora, poco a che vedere con la Verità ed il Verbo predicato fino al Suo ultimo respiro sulla Croce da Gesù. Per i ferventi credenti Gesù, figlio di Dio, si é lasciato uccidere per redimere i peccati del mondo e si é interpretato il suo gesto come atto di "obbedienza al Padre" che così aveva deciso. Gli apostoli e gli evangelisti hanno indotto dal primo momento a pensare che tutto era già stato deciso. Ma guardiamo alla storia di quell'Uomo che ha cambiato la vita di milioni di persone (anche dei suoi connazionali ebrei) con occhio distaccato e chiediamoci, al netto di tutta la teologia sviluppatasi nei millenni,: perché è stato ucciso ed in modo così crudele? "Gesù è morto per i nostri peccati. Non solo per i nostri, ma anche per quegli uomini e donne che lo hanno preceduto e quindi non lo hanno conosciuto, e perfino per tutta l’umanità che verrà. Se è così, è inevitabile che guardando il crocefisso, con quel corpo che è stato torturato, piagato, rigato da fiotti e grumi di sangue, quei chiodi che squarciano la carne, quelle spine infilzate nella testa di Gesù, chiunque si senta in colpa… il Figlio di Dio è finito sul patibolo per i nostri peccati! Sensi di colpa che rischiano di infiltrarsi come un tossico nel profondo della psiche umana, diventare irreversibili al punto da condizionare per sempre l’esistenza dell’individuo, come ben sanno psicologi e psichiatri ai quali non manca il lavoro con persone religiose devastate da scrupoli e turbamenti.
Eppure basta leggere i vangeli per vedere che le cose stanno diversamente. Gesù è stato assassinato per gli interessi della casta sacerdotale al potere, terrorizzata dall’idea di perdere il dominio sul popolo, e soprattutto di vedere svanire la ricchezza accumulata a spese della credulità delle persone.
La morte di Gesù non è dovuta soltanto a un problema teologico, ma economico. Il Cristo non era un pericolo per la teologia (nell’ebraismo erano molte le correnti spirituali che competevano tra esse ma che erano tollerate dalle autorità), ma per l’economia. Il delitto per il quale Gesù sarà eliminato è l’aver presentato un Dio completamente diverso da quello imposto dai capi religiosi, un Padre che ai suoi figlioli non chiede, mai, ma che dona, sempre. La florida economia del tempio di Gerusalemme, che ne faceva la banca più sicura di tutto il Medio Oriente, si reggeva sulle imposte, sulle offerte, e soprattutto, sui rituali per ottenere – a pagamento – il perdono di Dio. Era tutto un commercio di animali, di pelli, di offerte in denaro, frutta, grano, tutto per l’onore di Dio e le tasche mai sature dei sacerdoti, “cani avidi, che non sano saziarsi” (Is 56,11)"
Quando gli scribi, le massime autorità teologiche del paese, ritenute il magistero infallibile della Legge, vedono Gesù perdonare i peccati a un paralitico, immediatamente sentenziano: “Costui bestemmia!” (Mt 9,3). E i bestemmiatori dovevano essere subito uccisi (Lv 24,11-14). L’indignazione degli scribi può sembrare una difesa dell’ortodossia, in realtà è volta a salvaguardare l’economia. Per il perdono dei peccati, infatti, il peccatore doveva andare al tempio e offrire quel che il tariffario delle colpe prescriveva, secondo l’entità del peccato, elencando dettagliatamente quante capre, galline, piccioni o altro offrire in riparazione dell’offesa al Signore. E Gesù invece perdona, gratuitamente, senza invitare il perdonato a salire al tempio per portare la sua offerta.






