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E se nessuno ne parla, serve?

calabria_silenzio.pngUna riflessione che invita al confronto - Pubblichiamo la nota di Emilio V. Panio, una sua personale riflessione nata dalla lettura dei nostri due articoli dedicati alla protesta contro il caro vita e al silenzio dei grandi mezzi d'informazione. Le sue considerazioni pongono interrogativi che meritano attenzione e, soprattutto, un confronto aperto. Non pretendiamo che tutti condividano le sue conclusioni, né che queste siano necessariamente le uniche possibili. Ci interessa, invece, stimolare un dibattito serio e costruttivo su una questione che riguarda tutti: perché le difficoltà e le proteste della Calabria faticano a trovare spazio nel dibattito nazionale? Invitiamo pertanto i lettori a esprimere liberamente le proprie opinioni, anche in dissenso con l'autore, purché nel rispetto delle idee altrui. È proprio dal confronto tra posizioni diverse che possono nascere una maggiore consapevolezza e nuove proposte. (La redazione)

Non è una questione politica. Nessuno si accalori predicando questioni meridionali in salsa contemporanea.

Nessun “razzismo” interno: se regioni come la Calabria e la Basilicata non hanno voce, sono altre le questioni da valutare. Un evento è tale solo quando se ne parla: piaccia o meno, nell’era dei media e dei social, è questa l’unica regola che vale.

Chi sta parlando della (legittima) protesta anti carovita che va in scena in queste ore dalle nostre parti?

Nessuno.

Non si pensa ai blog e alle Testate giornalistiche locali: lodevoli ma poco “pesanti” per l’opinione pubblica italica.

Il silenzio che conta (e che pesa) è quello nazionale: che non sa, non dice e non si indigna per noi.

Allora per chi e per cosa si bloccano le nostre contrade?

A Roma, senza la critica dei media “pesanti”, sai in quanti temono?

Da noi magari si muoverà Gallo ma per pochi e non per tutti. Intanto il sacrificio si paga localmente: da parte di chi è sulle barricate ma anche di chi resta bloccato. Nel silenzio di troppi.

Perché? Per due ragioni che di fatto poco c’entrano con la “solita” politica.

Le nostre Periferie intanto contano poco sotto il profilo commerciale: i consumi qui non sono pari a quelli di altri territori e, quindi, il mondo della pubblicità (quello che si interessava delle famose “casalinghe di Voghera”) non ha interesse a “spingere” qui i vari carrozzoni dei media. La Calabria non interessa: tutto qui. Non è Garlasco, non è Erba, non è Brembate. C’è poi una questione culturale: si, cultura, quella che in teoria non ci riempirebbe la pancia. Ma che apre le porte principali della Informazione.

Non si offenda nessuno ma noi non abbiamo un giornalista di nome, non un intellettuale né uno scrittore, non abbiamo “nomi” capaci di fare opinione. E senza voci non ci sono né spazi ne orecchie potenziali per sentirci e per essere dalle nostre parti. In queste condizioni, piaccia o meno, ce la suoniamo e ce la cantiamo per noi soltanto. E sia il fastidio che la rabbia ci restano in tasca e pesano.

Ed è questo la vera questione. Oggi per il carovita, ieri per la sanità o i trasporti. Per questo alla fine in tanti non scendono più in piazza e se ne restano a casa. Pigri o sconfitti? Pigri e sconfitti…

Emilio V. Panio