Ieri sera sabato 18 ottobre, in un’accogliente sala di palazzo Gentile in Villapiana è stato presentato il recente libro del dott. Giuseppe Massaro (nella foto) di Francavilla Marittima. A organizzare l’interessante convivio letterario è stata l’associazione Enotria presieduta dal dott. Leonardo Diodato, che tanto si spende per la crescita sociale e culturale del suo e nostro paese. A relazionare sono stati invitati il prof. Giuseppe Ferraro, direttore del Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto del Risorgimento Italiano e lo scrittore prof. Gianni Mazzei, mentre l’autore in chiusura ha espresso le sue considerazioni e si è poi offerto al dialogo con alcuni degli intervenuti. A coordinare il tutto ci ha pensato, con la sua solita verve il giornalista Franco Maurella. Dell’amministrazione comunale di Villapiana era presente solo la dott.ssa Felicia Favale, recente dimissionaria dall’incarico di vice-sindaco, che comunque è intervenuta anche in rappresentanza dei colleghi del consiglio comunale. Hanno brillantemente letto alcuni brani del libro le dott.sse Giacinta Oliva, Eleonora Bruno e Francesca Genovese.
Il libro presentato narra di una storia realmente accaduta nella seconda metà del XIX secolo che ha funestato la famiglia dell’autore. “Ricatto Massaro – Storia di brigantaggio nella Sibaritide del 1872”, questo il titolo del volume in cui la storia del rapimento del giovane Giuseppe Massaro, avo dell’autore e suo omonimo, viene raccontata secondo quanto tramandato dai familiari e seguendo l’ampia documentazione che il dott. Massaro è riuscito a consultare negli archivi di Stato di Castrovillari e di Cosenza. Le due narrazioni vengono messe intelligentemente a confronto senza che questo pesi nella lettura che scorre sempre fluida e coinvolgente. Tanti i documenti trascritti e pubblicati nella parte finale del volume che hanno reso il racconto dei fatti aderente al contesto sociale, economico e politico che si viveva in quel periodo storico nella nostra regione. Il dott. Massaro oltre a lasciare ai suoi eredi una testimonianza molto ben strutturata di un episodio che ha segnato profondamente, come egli stesso scrive, la sua famiglia, ha svolto un egregio lavoro di ricerca storica, da vero topo di biblioteca, scartabellando antichi documenti e sfogliando i tanti libri indicati nella bibliografia, riguardanti in particolar modo il tema del brigantaggio in Calabria.
Tanti sono gli autori che si sono cimentati nello scandagliare il fenomeno delinquenziale che ha assillato per almeno un paio di secoli la nostra martoriata regione e tante le motivazioni addotte per spiegare e in parte giustificare (sic) le efferate azioni di cui si sono macchiati i “briganti”.
La serata si è conclusa piacevolmente con il dott. Massaro che, firmando i libri, si è intrattenuto in modo gioviale e simpatico, così com’è nella sua natura di medico e di scrittore, col folto pubblico convenuto. Sono sicuro che ci sorprenderà ancora con altre storie e racconti del nostro territorio. Ad majora semper.
(Mi permetto una digressione di carattere personale: Quello che viene considerato l’ultimo brigante calabrese è stato Francesco Acciardi di Aprigliano, autore confesso di una decina di omicidi (proveniente dalla stessa area da cui venivano i briganti rapitori del giovane Massaro) e che dopo indulti ed evasioni, fu definitivamente arrestato dal 36enne carabiniere Francesco Cavallaro (mio padre) coadiuvato dal suo più giovane collega, il 24enne Francesco Trapasso, nel 1945. Per la cronaca rimase in carcere fino al 1966 quando, ormai vecchio, ottenne la grazia dall’allora presidente della repubblica Saragat. Ma questa è un’altra storia, anch’essa legata alle vicende di una famiglia, la mia, che per certi versi, ha segnato le vite di molti.)
Antonio Michele Cavallaro
foto: da sin. Ferraro, Diodato, Maurella
(foto: l'autore Massaro e Gianni Mazzei)

Il tavolo dei relatori






