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Lo scrittore Salvatore Cataldi al Salone internazionale del libro di Torino

Locandina cataldi.jpg“La storia del nostro territorio dentro una valigia” volerà per arrivare a Torino al Salone internazionale del libro, per essere mostrata ai visitatori, a scrittori, case editrici, artisti e registi. L’evento di presentazione di tre libri ideati e scritti da Salvatore Cataldi si terrà il prossimo giovedì 15 maggio alle ore 18:30 nell’espositore padiglione n. 2 – stand F66, presso il Lingotto Fiere di Torino. Il nostro territorio, da comprendere quali fatti, atti, cose e uomini, si farà opera unica, un “trittico”, sul quale verranno adagiate per essere illustrate al pubblico: preistoria, eroi, metalli, armi, costumi, venerazioni, viaggi, scoperte epiche e di personaggi illuminati, che hanno scritto buona parte della storia contemporanea produttiva, sociale e culturale di Cassano, Lauropoli e Sibari. Le tre opere letterarie, tra cui “Gli Strappatori di Emar, le meraviglie della preistoria di cuore, di pietra e di sangue”, premiata già il 13 ottobre 2023 nell’ambito delle attività culturali di Procida Città della Cultura Italiana 2022; “Oosweer I diari di Heinrich Richard Müller” e “Biagio Tancredi, la straordinaria storia di un intrepido agricoltore del Sud”.

Cataldi Salvatore.JPGRestando in tema di conclave per l’elezione del successore di Papa Francesco – afferma Cataldi (nella foto) - uno degli undici ignoti Papi calabresi- Sant’Antero di Patelia fu, tra i primi, a comprendere “l’importanza di custodire la memoria storica e spirituale del martirio, al fine di fondare una coscienza collettiva”. E se la storia di tutti gli uomini nelle stagioni della vita, nel bene e nel male, è un calvario, ecco che, allo stesso modo, le mie tre opere dedicate al nostro territorio, a partire dalla verosimile preistoria, passando dal Neolitico all’età del rame, dello stagno e del bronzo, oltre ai due romanzi biografici di Enrico Müller e Biagio Tancredi, costituiscono una “norma scrittoria” che si prefigge il nobile obiettivo di costruire coscienza collettiva, memoria e, dunque, fede e speranza, per la crescita e lo sviluppo del territorio. Come? Le tre opere metaforicamente accostate a una “candela”, mettendosi in cammino tra i meandri “dell’oscurità storica del nostro paese”, danno luce e strappano dall’oblio vicende di uomini valorosi, meritevoli di essere conosciuti e riconosciuti al fine di creare e aggiungere, soprattutto nei giovani, nuovo senso e spirito identitario e di appartenenza. E a voglia di dire o pensare per pura “presunzione sociale” o per “atavica ignoranza” che le gesta dei nostri padri “non sono all’altezza” di quelle di famiglie contadine del Nord.

I nostri illuminati agricoltori, quali i Toscano–Müller, i Serra e i Tancredi, non hanno avuto nulla di meno da invidiare ai Jacini di Casalbuttano di Cremona o ai Tanari di Bologna. Chi pensa ciò ignora la storia e l’importanza delle opere messe in campo dai nostri a cavallo tra l’Ottocento e sino al penultimo decennio del ventesimo secolo. Chi pensa che le “micro storie del nostro paese” non contino, sbaglia di grosso, perché è proprio la totalità delle micro storie dei paesi marginali a formare la macro storia europea e mondiale. Queste ultime righe sono la plastica rappresentazione di quel “processo riformatore” del tipo “psicologico e antropologico” che andrò a ripetere nel tempo, affinché entri nei nostri cervelli. Allora, dentro la valigia porterò “le inedite storie del paese”, il “trittico”, al Salone internazionale del libro di Torino, affinché i tantissimi visitatori e appassionati di libri e di storie dei vari paesi possano scoprire le nostre meraviglie nascoste e, quindi, sconosciute. L’augurio è che il “frinìo” inutile, inopportuno e distruttivo delle tantissime cicale si cheti e diventi “il fare laborioso, buono e solidale delle formiche”.

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