Sulla
Gazzetta del Sud di oggi 30 Luglio nelle pagine centrali del quotidiano fanno bella mostra di se due ottime interviste a due personaggi di rilievo, la prima al magistrato Nicola GRATTERI dal titolo: «Alla Calabria serve un deciso cambio di mentalità» e la seconda a mons. Francesco SAVINO titolata: «La ’ndrangheta si incista dove si spezzano i legami sociali». Due modi di vedere il fenomeno malavitoso tutto sommato abbastanza convergenti. Il cambio di mentalità che l'ex procuratore antimafia di Catanzaro auspica è ben estrinsecato nella risposta ad una delle domande dell'intervistatore.
Procuratore, c’è ancora speranza per il riscatto della Calabria?
«Non si può pensare allo sviluppo del sistema-Paese senza affrontare il divario che separa le due Italie. I politici devono comprendere che il tempo delle parole è finito: è arrivato il momento di garantire non solo opportunità occupazionali, ma anche il diritto fondamentale alla salute. La Calabria non può più essere costretta a vedere i propri cittadini fare continui pellegrinaggi verso le strutture sanitarie del Nord, con un sistema sanitario che troppo spesso si dimostra inefficiente e sottodimensionato. La Calabria deve guardare con maggiore consapevolezza alle proprie risorse: le bellezze naturali, la storia e la geografia che la rendono unica. La sua cultura e il suo patrimonio devono diventare il cuore pulsante di un nuovo modello di sviluppo, che non sia più legato a logiche di sfruttamento o clientelismo, ma che nasca da un vero e proprio cambio di mentalità..."
Ecco come risponde alla prima domanda Mons Savino.
Eccellenza, cos’è la mentalità mafiosa e quanto è radicata nella nostra terra?
«La mentalità mafiosa è prima di tutto un paradigma culturale: una visione del mondo che legittima la forza come potere, l’omertà come virtù, l’apparte - nenza clanica come valore superiore alla legge. Non nasce direttamente dal crimine, ma da una subcultura che si radica nel quotidiano, fino a confondersi con la normalità. In Calabria questa logica è spesso invisibile, ma pervasiva: si annida nei piccoli favori, nella rassegnazione, nella sfiducia verso lo Stato. È un sistema ideologico da smantellare, composto da rituali, linguaggi e narrazioni che glorificano la sopraffazione. Anche il sacro, talvolta, è stato contaminato da questa mentalità: ecco perché serve una vera conversione dei simboli e delle pratiche religiose..."
Citiamo solo alcuni brani delle interviste, ma già da queste poche frasi comprendiamo che il cambiamento di mentalità e la presa di coscienza civile a cui fanno riferimento ambedue gli intervistati, sono le uniche contromisure per debellare non solo il grande malaffare ma anche i comportamenti spiccioli di tipo mafioso spesso tenuti da politicanti e da funzionari pubblici, che talvolta incidono maggiormente sulla popolazione inerme. In coda pubblichiamo le foto dei due articoli, meglio sicuramente leggerle direttamente sulle pagine del giornale.








