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Cassano - Art.21 - WELFARE IN CALABRIA: OCCORRE COSTRUIRE MODELLI NUOVI

avena antonelloIl dibattito apertosi recentemente sulla spesa dei fondi sociali ha avuto il merito di riportare al centro una questione strutturale che da tempo attraversa il sistema del welfare calabrese e che oggi non può più essere elusa.

In una regione segnata da fragilità sociali profonde, è difficile accettare che risorse destinate alle persone più vulnerabili restino a lungo lontane dalla loro traduzione in servizi concreti.

Anche quando esistono spiegazioni tecniche o procedurali, resta un dato che non può essere normalizzato: il sistema fatica, e questa fatica produce ritardi, discontinuità e diseguaglianze territoriali.

In questo contesto, dopo anni di difficoltà e lentezze del regionalismo calabrese, va letta come un segnale politicamente rilevante la scelta dell’assessore regionale al Welfare, on. Straface, di convocare tutti gli Ambiti Territoriali Sociali e di avviare un confronto diretto e sistematico. È il riconoscimento che non basta più amministrare l’esistente, ma che occorre fare chiarezza e andare fino in fondo, rimettendo ordine in un settore rimasto per troppo tempo ai margini del dibattito pubblico.

Gli Ambiti Territoriali Sociali rappresentano uno snodo fondamentale delle politiche sociali e, proprio per questo, è necessario interrogarsi sui metodi e sulle prassi che li governano. Nel tempo si sono consolidate procedure e modalità operative che oggi mostrano evidenti margini di miglioramento. Riconoscerlo non significa delegittimare il lavoro svolto, ma assumersi la responsabilità di innovarlo e renderlo più efficace, senza intaccare il valore dell’istituzione.

La buona notizia è che esistono già modelli organizzativi innovativi, capaci di superare inefficienze gestionali e di garantire maggiore continuità nell’attuazione dei LEPS. Modelli che puntano su una gestione più coordinata dei servizi e dei fondi, sulla riduzione delle frammentazioni e sul rafforzamento della capacità amministrativa. Le esperienze maturate dimostrano che il problema non è se cambiare, ma come farlo e con quale coraggio.

Resta però un principio che non può essere trascurato: le politiche sociali non sono astratte e non possono essere applicate in modo uniforme.

Devono essere contestualizzate ai territori, ai bisogni reali delle comunità, alle fragilità specifiche e alle risorse disponibili.

Di conseguenza, anche gli Ambiti Territoriali Sociali, i loro modelli organizzativi e le loro regole devono essere pensati - e se necessario adattati - alle caratteristiche dei territori che rappresentano, favorendo soluzioni capaci di rispondere alle diverse realtà locali senza compromettere il ruolo dell’istituzione.

Se impegno e tempo hanno costruito l’attuale sistema, oggi lo stesso impegno e lo stesso tempo devono servire a metterlo in discussione e ad aggiornarlo per rafforzarlo. Non per individuare colpevoli, ma per evitare che procedure e assetti consolidati diventino un freno all’innovazione.

A confermare la necessità di questo cambio di passo sono anche le analisi e i report che provengono dalle agenzie educative, sociali e dal mondo del terzo settore, che restituiscono l’immagine di una pluralità di povertà spesso intrecciate tra loro: non solo economiche, ma anche educative, relazionali e sociali. Fragilità complesse che non sempre trovano risposte strutturate e continuative.

Emergono, in particolare, carenze o la necessità di potenziare interventi fondamentali come i progetti sul “dopo di noi”, i percorsi di sostegno per ragazzi con disabilità o con difficoltà educative e sociali, i servizi di accompagnamento per anziani fragili e soli, così come azioni più mirate per bambini provenienti da famiglie in condizioni di disagio. Ambiti che richiedono programmazione stabile, capacità di spesa e una forte integrazione tra Comuni, scuola, servizi sociali e realtà associative.

È su questi bisogni concreti che gli Ambiti Territoriali Sociali sono chiamati a misurarsi, adattando strumenti e modelli organizzativi alle specificità dei territori. In questa prospettiva, anche il Comune di Cassano All’Ionio può svolgere un ruolo propositivo, valorizzando competenze, realtà associative e bisogni locali.

L’auspicio è che, con impegno e collaborazione, Cassano possa contribuire a far evolvere il sistema degli Ambiti Territoriali Sociali - in particolare quello dell’Alto Jonio a cui ha aderito - rendendolo più efficiente, più vicino alle comunità e capace di tradurre in servizi concreti tutte le risorse disponibili.

Un’opportunità per dimostrare che innovazione e responsabilità sociale possono partire da ogni Comune e che il welfare calabrese cresce davvero quando i territori diventano protagonisti del cambiamento.

 

Antonello Avena, Consigliere Comunale gruppo ArticoloVENTUNO. 

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