Ritorniamo a parlare di Villapiana, dove la campagna elettorale si preannuncia aspra e combattuta, almeno a giudicare da certi commenti sui social, che preferiamo non alimentare.
Nel nostro ultimo articolo avevamo invitato chi sarà chiamato a governare il Comune a prestare la massima attenzione alla situazione finanziaria dell’ente, che lascia intravedere perfino il rischio di dissesto.
Secondo notizie recenti, nel novembre scorso il sindaco Vincenzo Ventimiglia, durante un incontro a Roma con i vertici del GSE, avrebbe ricevuto “promesse” su una possibile soluzione favorevole della nota e pesante controversia economica, entro i primi mesi del 2026. E in effetti, a febbraio di quest’anno, il GSE ha emanato un regolamento pensato per affrontare le irregolarità che hanno creato disagi — per usare un eufemismo — in numerosi comuni italiani, tra cui, naturalmente, Villapiana.
Il regolamento, facilmente reperibile online (e che proponiamo integralmente in coda), prevede una serie di riduzioni degli incentivi comprese tra il 10% e il 20%, per quei comuni le cui irregolarità siano ritenute “lievi”. Il tutto, però, a una condizione fondamentale: la rinuncia definitiva al contenzioso in essere.
C’è chi parla addirittura di una possibile riduzione del 50%, ma nei documenti ufficiali non vi è traccia di tale percentuale.
In ogni caso si trattarebbe ancora di una somma considerevole, che i futuri amministratori dovranno dimostrare di poter sostenere attraverso un inevitabile riequilibrio di bilancio. Ciò potrebbe tradursi in sacrifici per la popolazione: aumento di tributi e tariffe, riduzione dei servizi e, forse, anche del personale. Non vogliamo fare le Cassandre, ma il rischio è tutt’altro che remoto.
Intanto, il Commissario ha già deliberato lo scorso 31 marzo l’avvio della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale — il cosiddetto “predissesto” — indicando chiaramente le misure di contenimento della spesa da adottare almeno per i prossimi cinque anni.
A questo si aggiunge la situazione debitoria della partecipata BSV (di fatto interamente controllata dal Comune), che ammonterebbe a circa 2,5 milioni di euro. Un quadro complessivo tutt’altro che rassicurante, nonostante l’entusiasmo di alcuni sostenitori dei candidati in campo, che già parlano di “rose e fiori”.
Va inoltre sottolineato un punto cruciale: l’eventuale accesso agli “sconti” previsti dal GSE è subordinato alla rinuncia al contenzioso. Una scelta che, per rendere l’idea, equivale — in ambito penale — a optare per un rito abbreviato, accettando implicitamente le proprie responsabilità in cambio di una riduzione della pena. Quì, naturalmente, non si parla di carcere, ma di denaro pubblico.
Eppure, nell’ottobre 2025, il Comune ha conferito incarico legale per presentare ricorso in Cassazione contro la sentenza del Consiglio di Stato. Un’iniziativa che non è una novità, ma sulla cui reale utilità è lecito interrogarsi.
La Cassazione, infatti, non può entrare nel merito di una sentenza definitiva: può intervenire solo sulla questione della giurisdizione, cioè stabilire se fosse competente il giudice amministrativo o quello ordinario. In altre parole, non si discute il contenuto della decisione, ma solo “chi” avrebbe dovuto prenderla.
È plausibile che tale mossa sia stata pensata per guadagnare tempo, nella speranza di raggiungere nel frattempo un accordo con il GSE. Resta però il dubbio che si tratti di un tentativo rischioso: oltre ai costi legali, si potrebbe configurare una “lite temeraria”, con possibili conseguenze negative per l’ente.
Nel caso, poi, in cui la Cassazione dovesse dichiarare l’incompetenza del Consiglio di Stato, la vicenda ripartirebbe da zero davanti al giudice ordinario, con il rischio di ulteriori sviluppi, anche sotto il profilo penale, qualora venissero accertate responsabilità nella produzione di documentazione non veritiera. (N.d.r. notizia appena appresa, pare che il comune abbia rinunciato al ricorso in Cassazione e questa é una buona cosa)
Perché è questo il punto centrale: secondo quanto riportato nella sentenza del Consiglio di Stato, i provvedimenti sarebbero stati ottenuti anche mediante “false rappresentazioni dei fatti”.
Lo stesso regolamento GSE è esplicito: “la presentazione di documenti falsi o dati non veritieri, se determinante per ottenere incentivi, comporta la decadenza dal diritto agli stessi.”
Alla luce di tutto questo, la situazione appare tutt’altro che semplice da risolvere. Serviranno scelte chiare, responsabilità e realismo.
Poi, certo, si può sempre sperare.
Noi siamo cristiani, e ai miracoli continuiamo a credere.






