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Marcello Sauve, i meriti di oggi e la memoria di ieri

Sauve strada.jpgNota redazionale

L'intitolazione di una strada all'ingegnere Marcello Sauve rappresenta un riconoscimento pienamente meritato. Nessuno può mettere in discussione il contributo che egli ha dato alla crescita urbanistica e allo sviluppo di Marina di Sibari.

Il comunicato diffuso da Gianluca Pio Falbo (pubblicato in coda alla presente nota) offre però lo spunto per una riflessione che va oltre la normale dialettica politica.

L'esponente del Partito Democratico afferma che «le buone idee non hanno colore politico» e che poco importa «a chi venga appuntato il pennacchio». È un principio certamente condivisibile. Tuttavia, gran parte del comunicato è dedicata a ricostruire con precisione la genesi della proposta di intitolazione, ricordando la data del Consiglio comunale, la documentazione trasmessa agli uffici e la paternità dell'iniziativa. Una precisazione legittima, ma che finisce inevitabilmente per riportare l'attenzione proprio su quei meriti personali che si dichiara di voler lasciare in secondo piano.

Al di là di questa vicenda, c'è però una considerazione più ampia che riguarda il valore stesso delle intitolazioni.

Il politico e storico Riccardo Misasi, nel suo volume Storia di un libero comune. Dall'esperienza antica di Orvieto. Provocazioni e pensieri per oggi, ricorda che la toponomastica non è un semplice elenco di nomi attribuiti alle vie cittadine. Essa costituisce uno strumento attraverso il quale una comunità racconta la propria storia, conserva la memoria delle persone, dei luoghi e degli avvenimenti che ne hanno costruito l'identità. Una strada intitolata non è soltanto un cartello: è una pagina di storia consegnata alle generazioni future.*

Ed è proprio alla luce di questo principio che merita di essere ricordata la storia di Marina di Sibari.

Se oggi essa rappresenta una delle più importanti realtà balneari della Calabria, ciò è il risultato del lavoro e della lungimiranza di molte persone che, in tempi diversi, hanno contribuito alla sua crescita. Tra queste, un posto di assoluto rilievo spetta all'avvocato Carlo Campagna.

Campagna non è una figura di facile lettura nella storia dell'imprenditoria locale. La sua attività suscitò forti contrapposizioni con la politica del tempo; attraversò stagioni caratterizzate da straordinarie intuizioni e altre segnate da profonde difficoltà. Saranno gli storici, con il necessario distacco, a esprimere un giudizio complessivo sulla sua opera.

Esiste però un fatto che difficilmente può essere contestato.

Fu lui, all'inizio degli anni Settanta, a credere quando quasi nessuno immaginava un futuro turistico per quel tratto di costa. Attraverso la valorizzazione dei terreni di famiglia e la realizzazione del celebre Camping, aprì concretamente la strada a quello che allora venne definito "l'altro mare", il mare di Sibari. Da quella intuizione imprenditoriale prese avvio un processo di sviluppo che negli anni successivi avrebbe richiamato investimenti, infrastrutture e nuove iniziative economiche. Non tutto ciò che è stato realizzato dopo può essere considerato perfetto. Alcune scelte si sono rivelate discutibili, altre avrebbero meritato maggiore lungimiranza. Ma sarebbe altrettanto ingiusto dimenticare che proprio da quella prima intuizione nacque la Marina di Sibari che oggi tutti conosciamo e che costituisce uno dei principali punti di riferimento turistici dell'intera costa ionica calabrese.

L'ingegnere Marcello Sauve è stato, a sua volta, uno dei protagonisti di questo percorso di crescita e merita pienamente l'onore che oggi gli viene tributato. La storia, però, non si costruisce con le primogeniture politiche, ma con i fatti. E i fatti raccontano che, prima ancora delle opere pubbliche, dei piani urbanistici e delle decisioni amministrative, vi fu l'intuizione imprenditoriale di Carlo Campagna, che aprì la strada allo sviluppo turistico del litorale sibarita.

Le intitolazioni hanno senso proprio quando aiutano una comunità a ricostruire la propria storia nella sua interezza. La memoria non dovrebbe mai essere selettiva. Deve saper riconoscere il contributo di tutti coloro che, con ruoli diversi e in epoche diverse, hanno lasciato un segno. Solo così una strada intitolata non rappresenta semplicemente un nome sulla targa, ma diventa un luogo della memoria e dell'identità collettiva.

*(Misasi spiega che, in senso stretto, la toponomastica è lo studio dei nomi dei luoghi, mentre l'atto amministrativo di attribuire un nome a una via rientra nella odonomastica (dal greco hodós, strada), cioè la disciplina che riguarda i nomi delle strade.)

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Di seguito pubblichiamo il comunicato diffuso da Gianluca Pio Falbo

«Ho appreso con piacere la notizia dell'intitolazione di una strada all'ingegnere Marcello Sauve. Si tratta di un riconoscimento che condivido pienamente e che rende omaggio a una figura importante per la nostra comunità.

Proprio per questo mi fa piacere ricordare che la proposta di intitolazione fu formalmente avanzata dal sottoscritto durante il Consiglio comunale del 29 luglio 2024. In quella occasione provvidi anche a trasmettere alla Segreteria del Presidente del Consiglio tutta la documentazione necessaria per l'avvio dell'iter amministrativo. Segreteria che, peraltro, è la stessa che opera ancora oggi e presso la quale quella documentazione è tuttora agli atti.

Ho letto che oggi la proposta viene ricondotta ad altra iniziativa. Non è questo, però, l'aspetto che mi interessa. Se una buona idea viene realizzata, poco importa a chi venga appuntato il pennacchio o attribuito il merito. L'importante è che Cassano sappia conservare e valorizzare la memoria delle sue personalità più rappresentative.

Con lo stesso spirito, mi auguro che l'Amministrazione comunale voglia portare a compimento anche un'altra proposta che ho presentato in un successivo Consiglio comunale: l'intitolazione a Papa Francesco della strada dove, durante la storica visita pastorale a Cassano, si fermò ad abbracciare e benedire la piccola Roberta. Un gesto che emozionò il mondo intero e che merita di essere custodito nella memoria collettiva. Affinché quella visita venga ricordata non soltanto per le parole forti pronunciate contro la mafia, ma anche per gli straordinari messaggi di umanità, speranza e vicinanza ai più fragili che il Santo Padre seppe consegnare alla nostra città.

falbo gianlucaE se, anche in quel caso, il merito dovesse essere attribuito a qualche altra persona della politica, della società civile o della Chiesa… pazienza. L'importante sarà che quell'intitolazione venga finalmente realizzata.

Perché la buona politica non è quella che colleziona primogeniture, ma quella che trasforma le idee in fatti e lascia alla comunità opere, ricordi e simboli destinati a durare nel tempo.»

Gianluca Pio Falbo

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