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Il Tribunale di Corigliano-Rossano: una battaglia che non può conoscere pause

rossano-tribunalex.jpgÈ stato un post su FB del caro amico prof. Gennaro Mercogliano a riportare alla mia mente una vicenda che, a distanza di tredici anni, continua a rappresentare una delle pagine più amare della storia della nostra Sibaritide.
Poche righe sono bastate per farmi riflettere sul significato di quel luogo che per generazioni è stato semplicemente "Piazza Tribunale". Non era soltanto il nome di una piazza. Era il simbolo della presenza dello Stato, della giustizia, della legalità.
Da allora mi sono posto una domanda.

  • E' stato davvero fatto tutto ciò che era possibile? E, soprattutto, si sta facendo oggi tutto quello che è necessario?
    Non voglio tornare, almeno per ora, sulle responsabilità che portarono alla soppressione del Tribunale di Rossano nel 2013. Ci sarà tempo per ricostruire quella storia con documenti, date e protagonisti.

Oggi mi interessa il presente.
Nel frattempo il territorio è cambiato profondamente.
Nel 2013 esistevano due città, Corigliano Calabro e Rossano. Oggi esiste una sola grande realtà urbana: Corigliano-Rossano, una delle città più popolose della Calabria, punto di riferimento naturale dell'intera fascia ionica cosentina, della Sila Greca e dei comuni arbëreshë.
È cambiata la geografia amministrativa.
Sono cambiate le dimensioni del bacino di utenza. Sono cresciute le esigenze di un territorio che continua a chiedere maggiore presenza dello Stato ed è cambiato anche il contesto della sicurezza.
Le cronache giudiziarie raccontano con frequenza episodi di criminalità organizzata, traffici illeciti, estorsioni, incendi dolosi, intimidazioni. Nessuno sostiene che un tribunale, da solo, possa risolvere questi problemi. Ma nessuno può negare che un presidio di giustizia rappresenti un segnale forte della presenza dello Stato.
Negli ultimi anni non sono mancati segnali incoraggianti.
Si sono registrate interrogazioni parlamentari, proposte di legge, prese di posizione del Ministero della Giustizia, mozioni nei consigli comunali e provinciali e nuovi impegni politici per la revisione della geografia giudiziaria. La questione, dunque, non è affatto chiusa e, anzi, è tornata al centro del dibattito istituzionale.
Eppure mi pongo una domanda semplice.
Esiste oggi un Comitato permanente per la riapertura del Tribunale di Corigliano-Rossano?
Un organismo che riunisca, stabilmente e al di sopra delle appartenenze politiche, i sindaci della Sibaritide, gli Ordini professionali, le associazioni, i sindacati, le forze economiche, il mondo della scuola, dell'università, del volontariato e i semplici cittadini?
Se esiste, forse dovrebbe rendere ancora più visibile la propria attività.
Se non esiste, forse è arrivato il momento di costituirlo.
Perché una battaglia di questa portata non può vivere soltanto nei comunicati stampa o riaccendersi in occasione delle campagne elettorali. Ha bisogno di continuità. Ha bisogno di una strategia. Ha bisogno di dati, documenti, incontri istituzionali, iniziative pubbliche, rapporti costanti con il Parlamento e con il Ministero della Giustizia.
Soprattutto, ha bisogno dell'unità del territorio. Non di una parte politica contro un'altra. Ma della consapevolezza che il Tribunale non apparteneva soltanto a Rossano.
Apparteneva, e apparterrebbe ancora oggi, a tutta la Sibaritide.
Oggi Corigliano-Rossano rappresenta una realtà istituzionale diversa rispetto al 2013. Più grande. Più popolosa. Più strategica.
Con un porto, un carcere di alta sicurezza, un tessuto produttivo importante, un vastissimo bacino di utenza e una posizione centrale nell'intera Calabria ionica.
Sono elementi che meritano una nuova valutazione.
Naturalmente sarà il Parlamento a decidere e sarà il Governo a compiere le proprie scelte.
Ma una cosa dipende esclusivamente da noi. Non permettere che questa richiesta torni nel silenzio e non bisogna lasciare il poblema in mano solo ai politici di turno.
Le grandi conquiste civili non nascono dall'indignazione di un giorno.
Nascono dalla perseveranza di una comunità che non smette mai di credere nelle proprie ragioni. Forse è arrivato il momento di ripartire.
Insieme.
A questo punto, però, credo sia doverosa una riflessione.
Corigliano-Rossano può vantare una delle comunità forensi più numerose e qualificate della Calabria. Avvocati, magistrati, professionisti del diritto e operatori della giustizia conoscono meglio di chiunque altro le conseguenze che la soppressione del Tribunale ha prodotto sul territorio e sui cittadini.
È proprio da questa autorevole categoria che potrebbe giungere l'impulso decisivo.
Nessuno meglio dell'Avvocatura può promuovere un confronto serio, documentato e credibile con le istituzioni, coinvolgendo i sindaci, gli ordini professionali, le associazioni, le organizzazioni economiche e sociali, il mondo della cultura e tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Sibaritide.
Forse è arrivato il momento di dare vita a un Comitato permanente per il ripristino del Tribunale di Corigliano-Rossano, libero da appartenenze politiche e animato esclusivamente dall'interesse generale del territorio.
Un organismo stabile, capace di raccogliere dati, predisporre dossier, promuovere incontri con il Ministero della Giustizia e con il Parlamento, coordinare le iniziative dei Comuni della Sibaritide e mantenere alta, ogni giorno, l'attenzione dell'opinione pubblica.
Le battaglie importanti non si vincono con iniziative sporadiche o con appelli destinati a spegnersi nel giro di qualche settimana. Si vincono con il lavoro costante, con l'unità d'intenti e con la capacità di trasformare una legittima aspirazione in una proposta autorevole e condivisa.
Se davvero crediamo che Corigliano-Rossano, oggi città di oltre ottantamila abitanti e punto di riferimento di un vasto comprensorio, abbia diritto a riavere il proprio presidio di giustizia, allora è questo il momento di costruire un percorso comune.
La domanda non è più soltanto se il Tribunale debba tornare.
La vera domanda è: si é disposti, come comunità, a lavorare insieme e con continuità perché ciò accada?

Tonino Cavallaro

Sibarita

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