Con la fine del 2025, un gruppo di politici calabresi di area progressista, per non restare “insensibili al grido di dolore che da tante parti della Calabria si leva” — parafrasando una celebre frase di Vittorio Emanuele II pronunciata prima della Terza guerra d’indipendenza — ha promosso un incontro aperto a tutti coloro che, a vario titolo, sono attivi o simpatizzanti delle forze politiche di sinistra.
L’iniziativa si è rivolta in particolare a chi continua a credere in un possibile risveglio delle forze progressiste calabresi. Il dibattito è stato intenso e ricco di idee, proposte e, soprattutto, di critiche allo stato attuale della situazione politica, economica e sociale della regione.
Di seguito pubblichiamo un resoconto dell’incontro inviatoci dal dott. Franco Petramala.
Il 2 gennaio 2026 in Lamezia Hanno tenuto una assemblea esponenti politici dello schieramento alternativo all’attuale corso politico regionale e nazionale. In sintesi dagli interventi:
1) In Calabria la politica sembra assorbita dalle valutazioni demografiche di un territorio che sta divenendo una enorme Area interna dove prevalgono le negatività dello spopolamento.
2) Essere di meno non riduce i problemi di cui soffre la Regione Calabria, anzi li aggrava.
Il Sistema istituzionale calabrese, da quando ci si è arresi ai Commissariamenti di quasi tutto, è ovviamente divenuto oligarchico, apparentemente rassicurante fino a trasformarsi in sistema del “Cerchio Magico” e personalistico, contrabbandato per decisionismo, in assenza di controllo democratico che non alimenta più nulla, prevalendo in misura intatta, la crisi dei servizi pubblici essenziali come quello sanitario.
La unicità del potere annienta la voglia di partecipazione del cittadino, favorisce la inutilità delle maggioranze e la evanescenza delle minoranze. La situazione è gravissima perché è di sistema.
Si muore sempre più spesso per patologie non gravi e l’inefficienza del sistema sanitario esplode. La emigrazione specialmente dei giovani persevera a dispetto della evoluzione positiva dei nuovi mestieri, patrocinati dalle Università.
Il trasferimento dei giovani all’estero o al Nord depaupera perfino il patrimonio umano e professionale di chi non è più giovane e si trasferisce fuori dalla Regione per confermare l’unità familiare.
Sono passati decenni dal fallimento del mito della industrializzazione degli anni 70’ ed ancora non c’è un progetto di sviluppo dignitoso, sicchè le istituzioni deputate navigano a vista, in maniera inconcludente e parolaia. La soverchiante dimensione dei problemi di oggi sta rivelando la inutilità delle politiche della Sinistra, testimoniata dalla crescita di una Destra che a sua volta, non avendo un progetto di società, persegue la gestione del potere.
Il Mezzogiorno e la Calabria hanno vissuto i loro momenti migliori al tempo delle coalizioni di Centro Sinistra e del clima progressista; dal momento della sua interruzione si è inaugurato il processo di crisi del sistema democratico.
Era il tempo delle Intese fra Cattolici democratici, Socialisti, Repubblicani Liberali, socialdemocratici, Repubblicani e Laici insieme alla evoluzione dei Democratici di Sinistra. Si ricordi che in quel periodo furono realizzate le riforme dello Statuto dei Lavoratori, la Riforma Sanitaria, la legge sul divorzio, la costruzione della Unione Europea che deve essere assistita nel suo rinnovamento, essendo decisivo il suo ruolo per la prosperità del popolo europeo e la sicurezza contro le tentazioni belliciste.
Si rende urgente strutturare una intesa fra le diverse anime politiche che si rifanno a quelle esperienze che contrasti gli errori dell’attuale Centro Sinistra, errori che hanno agevolato una Destra che non ha occhi per scrutare l’orizzonte e sospinta da un vento capriccioso con danni imprevedibili al Paese ed a una Europa non più sostenuta dal disegno politico lucido dei suoi fondatori, di realizzare una epoca di pace e di prosperità, impedendo il rinascere dello scontento che veicoli suggestioni autoritarie. La proposta è di realizzare una vasta Area Riformista e progressista che incoraggi la riscoperta della partecipazione popolare nelle formazioni politiche anche non partitiche, ovvero comunque forme associative, che contribuisca a superare la suggestione per riforme di tipo Presidenzialistico che rafforzino la personalizzazione della lotta politica: negli ambiti territoriali così emarginati si svolgono riti simili a simulacri di democrazia senza popolo, il quale risponde con l’astensione.
La legge elettorale di fatto designa i parlamentari subordinandoli alla logica centralistica segnando un pericoloso distacco dai territori e dalle grandi questioni come quella attuale del Mezzogiorno in vista dell’IA e della presenza femminile e giovanile nelle sedi di rappresentanza elettiva.
Alla vigilia di un’ulteriore profonda trasformazione dell’economia, lo Stato non può ulteriormente soggiacere al primato del mercato, soprattutto quello annunciato dell’Intelligenza Artificiale che la politica finora dimostra di non essere in grado di governare. La Calabria ha dunque bisogno di nuove regole etiche per tutti, senza magisteri precostituiti.
L’essenziale ruolo della Magistratura va rivissuto come un presidio di democrazia e libertà ed in tale funzione deve essere intesa la riforma del suo Ordine, insieme al rinnovamento che deve coinvolgere, anche essa, il presidio di giustizia specialmente in favore dei cittadini deboli.
Lì dove si ha una presenza della vasta area riformista ed inclusiva, vince la politica del progresso, come successo nell’area Cosenza/Rende alle ultime elezioni Regionali, sensibilizzando la pubblica opinione sul pericolo di un crollo istituzionale e costituzionale, dando l’esempio di come si tutela il bene comune e lo spirito costituzionale.
Su piano organizzativo è necessario istituzionalizzare l’Assemblea e le sue eventuali articolazioni, svolgendo compiti di assistenza e sostegno a chi è nelle istituzioni e procurando solidarietà ad essi, per troppo tempo rimasti in solitudine a fronteggiare le devianze del potere incontrollato.
Fra gli altri sono intervenuti nel dibattito Enzo Bruno, Enzo Damiano, Salvatore Zoccali, Francesca Straticò, Sandro Principe, Agazio Loiero, Franco Ambrogio, Salvatore Perugini, Nino Gemelli, Franco Petramala.
A conclusione aggiungiamo il commento del giornale online “Noi di Calabria” che ci sembra il più sensato e il meno virulento:
“La riunione di Feroleto Antico, pensata per riaprire una riflessione sul futuro del centrosinistra calabrese, finisce per restituire soprattutto l’immagine di una politica che fatica a uscire dal proprio passato. Un confronto che, più che indicare una direzione, sembra interrogarsi su ciò che è stato, lasciando sullo sfondo ciò che la Calabria è diventata.”






