Non c’è spazio per la poesia. È successo esattamente ciò che si temeva. E chi oggi finge sorpresa mente.
Le alluvioni precedenti non hanno insegnato nulla. Nulla.
Anni di avvisi, di segnalazioni, di studi ignorati. E qualcuno pensava davvero che bastasse abbassare le saracinesche della diga di Tarsia per domare un fiume come il Crati? E poi riaprirle di notte, come se si stesse giocando con un rubinetto, non con la vita di migliaia di persone?
Chi ha preso quelle decisioni? Con quali competenze? Con quale piano?
C’era un coordinamento reale tra i responsabili della diga e la Protezione Civile? O si è navigato a vista, come troppo spesso accade, sperando che andasse bene?
Dalle immagini che scorrevano sui social si vedeva la paura vera: persone spaesate, volontari generosi ma impreparati a un’onda di piena che non doveva cogliere nessuno di sorpresa. Il sindaco a rassicurare, le forze dell’ordine a tamponare. Ma l’impressione era chiara: si rincorreva l’emergenza, non la si governava.
E poi il colpo finale: i Laghi di Sibari trasformati in un unico specchio d’acqua, un lago improvvisato dove prima c’erano strade, case, attività.
Il Crati ha fatto il Crati. Un fiume antico, potente, imprevedibile ma coerente con la sua natura. Uno stallone vecchio, sì, ma ancora forte, nervoso, pronto a scalciare se provocato.
La colpa non è dello stallone. La colpa è del cavaliere.
Di chi pretendeva di governarlo senza conoscerlo davvero.
Di chi ha giocato con gli equilibri idraulici come un apprendista stregone.
Di chi ha preferito le inaugurazioni, le sagre milionarie, i selfie sorridenti, invece della manutenzione degli argini, della prevenzione, della pianificazione seria.
Un cavaliere inesperto può farsi disarcionare. Un cavaliere arrogante può far travolgere un intero territorio.
Chi va condannato: il cavallo che segue la propria natura o chi, per incompetenza o presunzione, non ha saputo mettergli le briglie?
Adesso ci diranno che è stata un’emergenza straordinaria. Che nessuno poteva prevedere. Che la natura è imprevedibile. Le frasi sono già pronte.
Ma la verità è più scomoda: quando si investe poco in prevenzione e molto in consenso, il conto prima o poi arriva. E lo pagano sempre gli stessi.
Cassanesi, Sibariti: aiutiamo chi oggi rimuove fango dalle case. Stringiamoci attorno a chi ha perso molto o tutto. Ma non assolvete nessuno.
Perché il Crati tornerà a scorrere. E se il cavaliere resterà lo stesso, tornerà anche la piena.
Antonio Michele Cavallaro
Libero pensatore
Il parco archeologico, teatro di Fiere e gozzovigliamenti milionari, di nuovo allagato. La lezione del 2013 non é servita a nulla. Il dott. Demma depositario di ben 23 milioni di Euro perché non ha realizzato il progetto a suo tempo approvato per la salvaguardia dell'area?








