Nota della Redazione
Riceviamo e pubblichiamo, in coda a questa nota della Redazione, il comunicato stampa di Coldiretti Calabria con il quale si rende nota la richiesta avanzata da Coldiretti, Unaprol e FOA Italia al Ministro dell'Agricoltura per l'attivazione di misure di sostegno a favore del comparto olivicolo italiano.
L'iniziativa rappresenta certamente un intervento condivisibile per sostenere un settore strategico dell'agricoltura italiana, soprattutto se l'olio extravergine destinato agli indigenti sarà realmente di origine certificata e sottoposto ai rigorosi controlli annunciati.
Resta però un interrogativo fondamentale: chi saranno i reali destinatari di questi aiuti?
La filiera olivicola è composta da soggetti che svolgono attività profondamente diverse. Da una parte vi sono i proprietari di uliveti e i coltivatori diretti, che producono le olive e si assumono i rischi dell'attività agricola. Alcuni dispongono anche di un piccolo frantoio aziendale, ma la maggior parte conferisce le olive ai frantoi o vende successivamente l'olio prodotto.
Dall'altra parte operano i frantoi oleari. Molti svolgono esclusivamente la molitura per conto terzi, ma la maggioranza affianca a questa attività anche l'acquisto di olive e di olio, lo stoccaggio e la successiva commercializzazione del prodotto. È proprio presso questi operatori che, nella maggior parte dei casi, si concentrano le consistenti giacenze di olio richiamate nel comunicato.
Per questo motivo appare indispensabile stabilire con chiarezza i criteri di accesso agli eventuali ristori. Se il parametro dovesse essere semplicemente la quantità di olio presente nei depositi, il rischio sarebbe quello di favorire soprattutto gli operatori che svolgono attività di commercializzazione, mentre il coltivatore diretto, che spesso ha già venduto le proprie olive o il proprio olio per far fronte alle spese aziendali, potrebbe restare escluso o ricevere benefici marginali.
Le risorse pubbliche dovrebbero invece sostenere prioritariamente chi genera il valore agricolo, coltiva gli uliveti, affronta ogni anno i costi della produzione e contribuisce alla tutela del paesaggio e dell'economia rurale. Gli eventuali aiuti destinati agli operatori della trasformazione e del commercio dovrebbero rispondere a criteri specifici e distinti, coerenti con il diverso ruolo svolto all'interno della filiera.
È inoltre auspicabile che qualsiasi misura di sostegno sia subordinata al rigoroso rispetto delle norme sulla tracciabilità del prodotto, sulla legalità e sul lavoro regolare, affinché le risorse pubbliche vengano destinate esclusivamente agli operatori che rispettano pienamente le regole.
Solo attraverso una chiara distinzione tra produzione agricola, trasformazione e commercializzazione sarà possibile realizzare un intervento realmente equo, capace di sostenere gli olivicoltori, valorizzare l'olio extravergine 100% italiano e rafforzare l'intera filiera senza creare ingiustificate disparità.
Per puntualizzare meglio il nostro pensiero, nel comunicato si parla di circa 84 mila aziende olivicole presenti in Calabria. In realtà, una parte consistente di esse è costituita da piccole aziende familiari, spesso con poche centinaia di piante, mentre i maggiori quantitativi di olio stoccato risultano normalmente concentrati presso un numero molto più ristretto di operatori che, oltre alla trasformazione, svolgono attività di commercializzazione.
Se gli eventuali aiuti dovessero essere parametrati esclusivamente sulle giacenze presenti nei depositi, il rischio concreto sarebbe quello di favorire principalmente chi dispone delle maggiori capacità di stoccaggio e di commercializzazione, piuttosto che gli olivicoltori che hanno sostenuto i costi della produzione agricola.
È un aspetto che, a nostro avviso, merita un'attenta riflessione da parte dei proponenti e del Ministero, affinché le misure di sostegno raggiungano realmente i produttori agricoli e rispondano ai principi di equità che devono ispirare ogni intervento pubblico. (La redazione)
COMUNICATO DELLA COLDIRETTI CALABRIA
Serve liquidità alle imprese e va difeso il valore dell’olio extravergine 100% italiano.
È necessario attivare con urgenza un bando per l’acquisto di olio extravergine d’oliva 100% italiano destinato agli indigenti, accompagnandolo però da controlli innovativi e rigorosi sull’origine del prodotto e sui centri di stoccaggio che detengono giacenze di autentico extravergine nazionale. L’obiettivo è duplice: sostenere la liquidità delle imprese agricole e preservare il valore delle produzioni italiane. È quanto chiedono Coldiretti, Unaprol e FOA Italia in una lettera inviata al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, per fronteggiare una fase particolarmente delicata dell’intera filiera olivicola.
«Prosegue la nostra battaglia contro chi inganna i consumatori con prodotti decolorati, addizionati con clorofilla o ottenuti da miscele spacciate come italiano», afferma Coldiretti Calabria. «Abbiamo chiesto l’attivazione immediata di un bando per destinare l’olio extravergine 100% italiano agli indigenti. Un intervento utile per alleggerire le giacenze, ma solo se accompagnato da verifiche severissime contro le frodi».
Per questo Coldiretti, Unaprol e FOA Italia propongono l’impiego di tecnologie avanzate, come risonanza magnetica, analisi isotopiche e mappatura genetica, oltre all’integrazione delle banche dati e al potenziamento della rete dei laboratori. «Solo così una misura di solidarietà sociale potrà trasformarsi anche in un concreto sostegno al settore, impedendo che qualcuno tenti di utilizzare canali pubblici per collocare prodotti di dubbia origine e qualità. Continuiamo a difendere gli olivicoltori italiani e quella parte della filiera che investe in trasparenza, tracciabilità e qualità».
L’organizzazione respinge inoltre ogni tentativo di scaricare sui produttori agricoli le conseguenze delle difficoltà commerciali generate dalle speculazioni. «Nessuno utilizzi gli olivicoltori come scudi umani, minacciando di non ritirare le olive della prossima campagna per risolvere problemi causati da trafficanti e loro sodali».
In Calabria, seconda regione italiana per produzione olivicola, il comparto interessa circa 84 mila aziende, si estende su oltre 180 mila ettari, conta circa 25 milioni di piante e oltre 100 varietà di olive, con una forte vocazione al biologico e produzioni certificate da tre Dop e una Igp.
Le organizzazioni evidenziano come le consistenti giacenze di olio extravergine e vergine italiano presenti in alcuni depositi stiano irrigidendo il mercato, aggravando una situazione già segnata dall’aumento dei costi di produzione.
Sul fronte degli aiuti, Coldiretti, Unaprol e FOA Italia chiedono che ogni eventuale misura di sostegno sia rivolta esclusivamente ai veri agricoltori, a chi coltiva la terra e si assume quotidianamente rischi e costi dell’attività produttiva. Le risorse pubbliche devono infatti sostenere le aziende agricole e il valore generato nelle campagne, evitando effetti distorsivi a vantaggio di soggetti che operano prevalentemente nella commercializzazione o nello stoccaggio.
Accanto al bando indigenti, le organizzazioni propongono anche l’istituzione di un Fondo Interessi che copra fino al 100% degli oneri finanziari sostenuti nel 2026, riproponendo una misura già adottata nel 2024 e ritenuta essenziale per garantire la liquidità necessaria alle imprese in vista della prossima campagna olearia.
Ufficio Stampa Coldiretti Calabria






