
AUTOTRASPORTATORI, LA CALABRIA NON PUÒ RESTARE A GUARDARE
Dai sindaci del Pollino e dell'Alto Jonio un segnale di vicinanza alla protesta. Ma la vertenza riguarda tutti i calabresi: imprese, lavoratori, famiglie e cittadini. Il 16 ottobre non sia soltanto una data sul calendario.
C'erano anche i sindaci al fianco degli autotrasportatori in protesta nei nodi logistici della Sibaritide. Un'immagine che merita attenzione, perché racconta qualcosa che va oltre la vertenza di una categoria: quando a fermarsi rischia di essere il sistema dei trasporti, a essere coinvolta è l'intera Calabria.
Nella fotografia scattata durante il sit-in compaiono, Angelo Catapano, sindaco di Frascineto, Franco Mundo, sindaco di Trebisacce, Giuseppe Ramundo sindaco di Cerchiara di Calabria, Bonifacio Mauro sindaco di Francavilla e per Cassano, a far le veci del sindaco Iacobini, l'assessore Rosa de Franco. Una presenza che testimonia la consapevolezza di quanto il trasporto su gomma sia vitale per i territori, soprattutto per quelli che già pagano un prezzo elevato in termini di isolamento, carenza di infrastrutture e difficoltà di collegamento con i grandi mercati.
Ma adesso occorre fare un passo in più. La protesta degli autotrasportatori deve diventare una questione di interesse generale, capace di coinvolgere l'intera cittadinanza calabrese.
Se si ferma il trasporto, si ferma una parte della Calabria
Dietro ogni camion c'è un lavoratore, spesso un piccolo imprenditore che deve fare i conti con il prezzo del gasolio, i costi di gestione, le tariffe inadeguate e i tempi di pagamento che possono mettere a rischio la stessa sopravvivenza dell'impresa.
Ma dietro ogni trasporto c'è anche una rete di attività che non può funzionare senza collegamenti efficienti: aziende agricole, industrie, attività commerciali, artigiani, distributori, supermercati e consumatori.
Pensare che tutto questo riguardi soltanto gli autotrasportatori sarebbe un errore. Se il trasporto diventa insostenibile, i costi non scompaiono: rischiano di trasferirsi lungo la filiera, gravando sulle imprese e, alla fine, sulle tasche dei cittadini.
Per una regione come la Calabria, caratterizzata da collegamenti difficili e da territori che non possono contare su alternative facilmente accessibili, il problema assume una dimensione ancora più grave. Le merci devono viaggiare, le produzioni devono raggiungere i mercati, le attività economiche devono poter lavorare senza essere schiacciate da costi che rendono sempre più difficile competere.
Le richieste non possono cadere nel vuoto
Gli autotrasportatori denunciano da tempo il peso insostenibile del carburante, il mancato rispetto delle tariffe minime, i ritardi nei pagamenti e le criticità legate al programma Sea Modal Shift, con risorse che, secondo le contestazioni della categoria, non sarebbero state ancora erogate.
Non si tratta di chiedere privilegi. Si tratta di pretendere condizioni che consentano alle imprese di lavorare senza essere costrette a viaggiare in perdita.
Le risposte attese devono essere concrete: strumenti efficaci per affrontare le oscillazioni del costo del carburante, rispetto delle regole nei rapporti contrattuali, pagamenti nei tempi dovuti e incentivi all'intermodalità che siano realmente accessibili e operativi.
La conferma del fermo dei mezzi gommati per il 16 ottobre rappresenta un segnale che le istituzioni non possono ignorare. Continuare a rinviare le soluzioni significherebbe lasciare che una crisi già pesante si scarichi ulteriormente su chi lavora e produce.
Sindaci, istituzioni e cittadini: è il momento di farsi sentire
La presenza degli amministratori locali al sit-in è importante. Ma non basta una fotografia, per quanto significativa, a risolvere una vertenza che investe l'economia regionale.
Occorre che i Comuni facciano sentire una voce comune, che le associazioni imprenditoriali sostengano le richieste di un settore essenziale e che le istituzioni regionali e nazionali si assumano le proprie responsabilità e, soprattutto, che i cittadini comprendano la portata del problema.
La Calabria non può permettersi di considerare ogni crisi come una faccenda che riguarda soltanto chi la subisce direttamente. Quando sono in difficoltà gli agricoltori, gli artigiani, i commercianti, gli industriali o gli autotrasportatori, è l'intero tessuto economico regionale a essere messo alla prova.
Per questo la protesta merita attenzione, solidarietà e partecipazione civile. Non per alimentare contrapposizioni, ma per sostenere richieste che riguardano la possibilità stessa di continuare a lavorare, produrre e vivere in Calabria.
Il 16 ottobre, dunque, non dovrebbe essere soltanto la data di un fermo dei camion. Dovrebbe diventare un'occasione per chiedere risposte, pretendere impegni verificabili e ricordare che una regione già penalizzata da carenze infrastrutturali e distanze dai principali mercati non può essere lasciata sola anche sul fronte dei trasporti.
Quando si ferma un camion, non si ferma soltanto un autotrasportatore. Si mette in discussione un pezzo dell'economia calabrese e quando è in gioco il lavoro di una parte della Calabria, il problema riguarda tutti i calabresi.
Redazione InfoSibari
Fonte per le dichiarazioni relative al sindaco di Frascineto: Francesco Garofalo, Ufficio stampa del Comune di Frascineto.






