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Quando la musica diventa solidarietà - Una serata di musica, memoria e solidarietà ai Laghi di Sibari con Enzo Casella e Francesca Celiberto

casella-memory1.jpgCi sono serate nelle quali la musica non è soltanto musica. Diventa memoria, emozione, racconto. E, qualche volta, riesce persino a trasformare il dolore in qualcosa di buono, in un gesto concreto di solidarietà

È accaduto giovedì 20 agosto, nell’area spettacoli dei Laghi di Sibari, durante la serata “Note per un sogno”, organizzata da LUMINA – La Lumière de l’Éducation ODV, con la partecipazione di Enzo Casella Live. Una serata nata con uno scopo preciso: raccogliere sostegno per un progetto di solidarietà e, nello stesso tempo, regalare al pubblico una serata di musica ed emozioni.

Ma dietro quella serata ci sono soprattutto due storie. Due persone diverse, due percorsi differenti, due esperienze che hanno conosciuto emozioni profonde e difficoltà non sempre facili da raccontare. Eppure entrambe hanno scelto di trasformare ciò che hanno vissuto in qualcosa da mettere a disposizione degli altri.

Da una parte c’è Francesca Celiberto, conquistata dai volti e dai sorrisi dei bambini del Madagascar. Bambini che possiedono poco, a volte quasi nulla, ma che conservano una ricchezza che non ha bisogno di denaro: la capacità di sorridere, di guardare, di entrare nel cuore di chi li incontra.

Da quei sorrisi è nato un progetto. E dal progetto è nata una gara di solidarietà. Francesca ha saputo coinvolgere tante persone con la sua sensibilità, la sua delicatezza e, soprattutto, con quella capacità non comune di convincere gli altri che anche un piccolo gesto può contribuire a costruire qualcosa di importante.

Dall’altra parte c’è Enzo Casella, musicista che da anni porta la sua musica anche oltre i confini nazionali e che giovedì sera ha regalato al pubblico quasi due ore di musica, canzoni, ricordi ed emozioni.

Ma quella non è stata soltanto un’esibizione musicale.

Attraverso le sue canzoni, Enzo ha raccontato anche una parte intima della propria vita: il dolore per la perdita del figlio Manuel Giacinto, un bimbo volato troppo presto in cielo a causa di una rara malattia.

Proprio qui la musica ha assunto un significato diverso.

Perché raccontare un dolore così grande non è facile. Ancora meno facile è riuscire a trasformarlo in musica, senza nasconderlo e senza lasciarsene travolgere. Enzo ci è riuscito attraverso le sue canzoni, facendo diventare il ricordo di Manuel non soltanto una ferita, ma anche una presenza, un messaggio d’amore e, in qualche modo, un motivo per continuare a dare.

Il pubblico lo ha seguito con attenzione e affetto, accompagnando la sua esibizione con applausi calorosi e sinceri. In quei momenti la distanza tra artista e pubblico sembrava quasi scomparire: rimanevano soltanto le emozioni, la musica e una storia umana che appartiene a tutti coloro che hanno conosciuto la sofferenza e hanno dovuto imparare a conviverci.

Una storia che viene da lontano

Per me, però, parlare di Enzo Casella significa anche parlare di una conoscenza che viene da molto lontano. Conosco Enzo da quando era ancora studente al Conservatorio di Cosenza. Ho seguito, negli anni, il suo percorso musicale e ho sempre apprezzato in lui quelle qualità che non sempre accompagnano il talento: la modestia, la disponibilità, l'umanità e conosco bene anche suo padre, Giacinto Casella, trombettista e maestro di banda.

Con Giacinto condivido un ricordo che appartiene ormai a più di sessant'anni fa. Erano gli anni della mia giovinezza e della mia esperienza con la “Sperimental Jazz”, la band con la quale suonavo allora. La musica ci fece incontrare e, come spesso accade con le passioni vere, lasciò tracce che il tempo non è riuscito a cancellare.

Quando oggi ascolto Enzo suonare, inevitabilmente mi tornano alla mente quegli anni. E penso a quanto sia straordinario il filo che può unire generazioni diverse attraverso la musica. Da Giacinto a Enzo c'è una continuità che non è soltanto familiare. È una passione trasmessa, coltivata e trasformata nel tempo. Ma c'è anche qualcosa di più profondo: una particolare maniera di vivere la musica con serietà, senza mai perdere l'umiltà. È una caratteristica che ho sempre apprezzato in entrambi.

Trasformare il dolore in qualcosa di utile

Questo é stato il vero significato della serata ai Laghi di Sibari. Francesca ha trasformato l'emozione provata davanti ai bambini del Madagascar in un progetto concreto. Enzo ha trasformato il dolore per la perdita di suo figlio in musica, memoria e solidarietà. Sono due modi diversi di reagire alla vita, ma hanno un punto d'incontro straordinariamente importante: non chiudersi nel proprio sentimento, ma trasformarlo in qualcosa che possa servire agli altri.

Questa é, in fondo, la forma più autentica della solidarietà. Non quella fatta soltanto di parole, di proclami o di buone intenzioni, ma quella che nasce da un'emozione vera e diventa un gesto concreto. Per questo penso che persone come Francesca ed Enzo meritino di essere sostenute. Non perché abbiano bisogno di essere celebrati, ma perché il loro esempio ci ricorda una cosa semplice che spesso dimentichiamo: ciascuno di noi, anche partendo da una storia personale difficile, può trovare il modo di fare qualcosa per gli altri.

La serata “Note per un sogno” è stata dunque una serata di musica, ma anche qualcosa di più. È stata una serata nella quale due storie diverse si sono incontrate attraverso un unico filo conduttore: il desiderio di trasformare ciò che la vita ci ha dato — persino il dolore — in un'occasione per aiutare qualcuno.

Mentre la musica di Enzo riempiva l'area spettacoli dei Laghi di Sibari, forse molti dei presenti hanno pensato a quanto sia fragile la vita e, nello stesso tempo, a quanto possa essere grande l'uomo quando decide di non arrendersi alle proprie difficoltà. Perché la solidarietà, quando nasce davvero dal cuore, non ha bisogno di grandi parole, ha bisogno di persone.

Persone capaci di ricordare, di soffrire, di amare e, soprattutto, di trasformare le proprie emozioni in gesti concreti. Questo é il messaggio più bello che ci lascia una serata come quella di “Note per un sogno”.

Una nota personale

Devo aggiungere, per correttezza, una piccola nota personale. Purtroppo non ero a conoscenza della manifestazione e, quindi, non ho avuto la possibilità di partecipare alla serata. Ho appreso dell’iniziativa soltanto successivamente, grazie al post pubblicato su Facebook dal caro amico Peppino Rodilosso, che ringrazio per avermi fatto conoscere, anche se con qualche giorno di ritardo, una serata così ricca di significato.

Attraverso le sue parole e le immagini della manifestazione che ho potuto conoscere ciò che è accaduto e, soprattutto, esprimere il mio personale apprezzamento per Francesca, per Enzo e per tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.

Non ho dunque potuto condividere fisicamente quella serata, ma le parole di Peppino mi hanno permesso, almeno idealmente, di esserci e di ritrovare in quelle storie valori che conosco e apprezzo da sempre: la musica, l'amicizia, l'umanità e la solidarietà.

Tonino Cavallaro

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