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Cassano - Reader-in su Leopardi in cattedrale col poeta Antonio Canonico

Leopardi GiacomoSabato 3 gennaio 2026, alle ore 18.30, nella Basilica della Beata Vergine Maria del Lauro – Cattedrale di Cassano allo Ionio -, Antonio Canonico darà voce ad alcune opere di Giacomo Leopardi, affiancandole a testi di propria composizione.

Le letture saranno legate da un tema comune: la riflessione dell’uomo di oggi sul senso della vita, in un periodo storico complesso e difficile, segnato dalla perdita di punti di riferimento, dall’indebolimento dei valori e dalla crisi dei rapporti sociali e spirituali. In un contesto dominato da povertà, conflitti, sopraffazioni e guerre, la poesia diventa occasione di ascolto, di dialogo e di interrogazione, offrendo uno spazio in cui fermarsi a pensare e a riscoprire il significato più profondo dell’esistenza.

Abbiamo chiesto al poeta Antonio Canonico di spiegare ai nostri lettori quali obiettivi intenda perseguire con questa interessante iniziativa culturale dedicata a Giacomo Leopardi e per quali ragioni abbia scelto di proporla all’interno di una chiesa.

Parlare di Leopardi in Cattedrale, insieme a carissimi amici, rappresenta una preziosa opportunità, poiché il significato dei testi viene arricchito da un’aura di spiritualità che, in un contesto simile, non può che amplificarne l’effetto sulla sensibilità dell’uditorio, sia sul piano formale sia su quello dei contenuti. A un primo sguardo, qualcuno potrebbe gridare allo scandalo di fronte all’idea di Leopardi in chiesa, richiamando la nota distanza del poeta dalla Chiesa cattolica. Leopardi, spesso definito “ateo” e dunque ritenuto lontano da certi orientamenti, ebbe effettivamente rapporti tutt’altro che armoniosi con l’istituzione ecclesiastica sin dalla giovinezza, a partire dal suo primo soggiorno romano, quando, nel tentativo di fuggire da Recanati, approdò in Vaticano. Tuttavia, chi, con eccessiva superficialità, vedesse in questa scelta un tentativo di “battezzare” Leopardi cadrebbe in errore: non vi è alcuna volontà di appropriarsi della sua figura, ma piuttosto di lasciarne risuonare liberamente la voce e la forza umana e poetica.

Se non ribattezzarlo forse lo si vuole proporre come un incompreso per quanto riguardava il suo pensiero religioso?

“Ma Leopardi non ha certo bisogno di essere battezzato e men che mai da noi, tutt’al più si battezza da solo. Dice cose così vere, così profonde sull’uomo, sulla sua essenza, che il credente, noi tutti, non possiamo che sentirle nostre (citazioni di Franco Nembrini nella Basilica di San Giovanni Laterano In Roma); è come se parlando male della vita, come dolore, disfacimento, mortalità, pescasse da queste considerazioni una eco di nostalgia, di eterno, tali che i giovani lo amano, ci piangono sopra ma…ci vivono, ci camminano…”. E mi chiedo cosa accadde a quel Don Giussani, liceale, (da “Cara Beltà”) allorquando avvertiva, da giovane, in cuor suo, grande sintonia, grande affinità (con il grande poeta, alla sua stessa età) su quelle domande e quelle inquietudini che si poneva tra le mura del seminario di San Pietro Martire di Seveso!

Quindi intende proporre una rivalutazione in chiave più attuale anche del pensiero filosofico-religioso del grande poeta?

Il problema si potrebbe intendere a posizioni invertite, ossia, che siamo noi che ci riconosciamo in Leopardi, per cui non vogliamo certo tirarlo dalla giacchetta, come suol dirsi. Ma vorrei anche sfatare l’immagine che una tradizione scolastica, arcaica e distonica come quella italiana (nel corso del ventesimo secolo), attraverso pensieri distorcenti di alcuni critici letterari risalenti a tali Benedetto Croce e Natalino Sapegno, ha assegnato a questo grande personaggio della letteratura mondiale: un peso “morale” che lo ha letteralmente seppellito sotto la nomea di pessimista e misantropo.

Ritiene possibile un parallelo tra il suo pensiero ed il verismo o la realtà dei nostri giorni?

Leopardi potrebbe essere considerato, a buon diritto, forse l’ultimo dei grandi realisti. Viene allora spontaneo chiedersi cosa si dovrebbe dire di quei “veristi nostrani” che, attraverso le loro opere, rischiano davvero di indurre nei giovani visioni cupe e profondamente deprimenti della realtà. Fortunatamente, negli ultimi anni, l’approccio critico nei confronti di Leopardi è profondamente mutato: le interpretazioni sono state riviste e il poeta ampiamente rivalutato. A questo rinnovato orientamento ha contribuito in modo significativo anche il cinema italiano, attraverso pellicole come Il giovane favoloso di Mario Martone, con Elio Germano. Tuttavia, il ruolo decisivo è stato svolto dalla nuova cultura critica italiana, grazie a numerosi saggi e studi che hanno proposto letture innovative della figura leopardiana, analizzandola sotto molteplici profili — sociale, filologico-culturale, filosofico e persino “modale”. Ne emerge una nuova idea di uomo, non più fondata esclusivamente sulla forza o sulla sicurezza di sé, ma su una dimensione intellettiva e interiore, forse fragile, ma profondamente ricca di contenuti e autenticità.

Un Leopardi non più pessimista per antonomasia, quindi, ma più accessibile al mondo giovanile di questo millennio.

Il Leopardi, per quanto precedentemente detto, non induce più, nei giovani, pensieri di pessimismo, ma, al contrario, lo amano, e ne traggono stimoli e riferimenti che lo rendono affascinante, travolgente, compagno di vita ineludibile! Come diceva il De Sanctis: “non crede al progresso e te lo fa amare, non crede alla libertà e te la fa desiderare, è scettico e ti fa credente, chiama l’amore, la gloria e la felicità illusioni e te ne accende in petto un desiderio inesausto di cui non puoi fare a meno!” Insomma, un vero genio! Per ritornare, invece, alla serata, il tema sarà dettato e ispirato al verso “che fai tu luna in ciel” del famoso canto XXIII: “CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA”. È inutile, penso, esplicitarne i riferimenti ed i legami di contenuti umani e spirituali.

Non ci resta che ringraziare il poeta Antonio Canonico per aver spronato la nostra curiosità  nel riflettere sulle opere di un grande poeta italiano e invitiamo i nostri lettori, desiderosi di approfondire gli argomenti trattati, ad essere presenti all’appuntamento del 3 gennaio 2026, alle 18,30 nella Basilica della BVM del Lauro di Cassano.

Gli organizzatori con Antonio Canonico in testa, ringraziano S.E. Mons. Francesco Savino, Vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e Don Nicola Arcuri Rettore della Basilica BVM del Lauro di Cassano allo Ionio, per la loro ospitalità.

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