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La grande musica di Tchaikovskij diretta dal M° Muti

Manfred Byron Muti.jpg23 marzo 1886: prima esecuzione a Mosca (Società Musicale Russa) di "Manfred" sinfonia in si minore in 4 quadri (da Byron) op. 58 di Petr Ilic Tchaikovskij . Fu Mili Balakirev, compositore del famoso "Gruppo dei Cinque", a consigliare Ciajkovskij di scrivere una sinfonia sul poema drammatico Manfred di lord Byron, artista particolarmente letto e ammirato nell'Ottocento per la sua accesa fantasia romantica. Anzi, in un primo momento Balakirev aveva parlato di questa sua idea a Berlioz, durante il viaggio che il musicista francese aveva compiuto in Russia nel 1867; ma Berlioz aveva declinato l'incarico, dicendo di essere troppo vecchio (contava allora 65 anni) per poter affrontare un progetto artistico così ambizioso. Ciajkovskij invece si mostrò interessato a questa proposta di lavoro e nell'aprile del 1885, durante un soggiorno nella tenuta di Maidanovo, lesse e studiò il poema di lord Byron. In una lettera del giugno dello stesso anno alla sua amica e protettrice Nadiezda von Meck, egli così scriveva: «Il librettista Spajinskij non mi ha ancora inviato il primo atto dell'opera L'ammaliatrice e sto lavorando da un paio di mesi attorno alla sinfonia sul Manfred di Byron. E' un soggetto molto serio e complesso, tanto da procurarmi molta fatica». In una seconda lettera del mese di agosto, indirizzata alla stessa persona, il musicista aggiungeva: «Sono preso interamente dalla composizione della sinfonia del Manfred, un argomento di carattere tragico. Mi sento triste e abbattuto spiritualmente, ma ardo dal desiderio di finire l'opera al più presto». Infatti la sinfonia Manfred fu terminata in ottobre e il 23 marzo 1886 venne eseguita a Pietroburgo in un concerto in onore di Nicolai Rubinstein. Alla fine della prova generale l'orchestra applaudì l'autore, il quale dopo «la prima» in pubblico annotò sul suo diario: «Quasi un successo e alla fine anche un'ovazione», aggiungendo, in una terza lettera alla signora von Meck, che l'esecuzione era stata eccellente e si sentiva tranquillo per aver scritto una composizione sinfonica ben fatta. Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 21 maggio 1978. (Luigi Maffeo)

Riccardo_Muti.jpgVi invitiamo all'ascolto dell'esecuzione magistrale dell'Orchestra PHILARMONIA diretta da Riccardo MUTI. Così è stata definita da un amico grande estimatore: "Un'interpretazione incredibilmente intensa del grande Muti. Mi piace pensare, ma ne sono certo, che Byron avrebbe adorato la rappresentazione musicale emotivamente carica di Čajkovskij del suo poema drammatico."

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LA TRAMA di MAFRED - Dramma scritto da Lord Byron nel 1812 (da wikipedia)

Manfred è un giovane nobile che vive nelle Alpi svizzere, internamente torturato dal senso di colpa[1] che riguarda la morte dell'amata sorella Astarte.

Manfred usa la sua padronanza della lingua e degli incantesimi per evocare sette spiriti, ai quali chiede l'oblio. Gli spiriti, che governano le varie componenti del mondo corporeo, non sono in grado di controllare gli eventi del passato e non possono esaudire il desiderio di Manfred. Anche il destino gli impedisce di fuggire la sua colpa attraverso il suicidio. Il racconto prosegue con l'arrivo della Strega delle Alpi, che gli promette aiuto, a patto che diventi suo schiavo, ma il protagonista rifiuta.

Infine Manfred fa ritorno al suo castello, dove incontra l'abate di San Maurizio e, sfidando le tentazioni religiose della redenzione dal peccato, trova la pace eterna.[2] In tutto il poema riesce a sfidare tutti i poteri autorevoli che ha di fronte e sceglie la morte piuttosto che sottomettersi ai potenti spiriti. Manfred rivolge le sue ultime parole all'abate, osservando: "Vecchio! Non è così difficile morire". "Individuo invincibile fino alla fine, Manfred non dà la sua anima né al paradiso né all'inferno, ma solo alla morte."

Il dramma di Byron ha avuto in Italia due prestigiosi protagonisti: Enrico Maria Salerno nel dicembre del 1966 al Teatro dell'Opera di Roma con regia teatrale di Mauro Bolognini e direzione musicale di un giovane Claudio Abbado e Carmelo Bene, anche traduttore e regista dello spettacolo, nel maggio 1978 alla Scala di Milano.

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