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Comunione sulle mani, giusto o sbagliato?

rifiuta comunione.jpg(Durante la celebrazione del funerale di Benedetto XVI un sacerdote rifiuta l'Eucarestia ad un fedele che si era inginocchiato ed in segno di rispetto scappellato, perché non l'accoglieva nelle mani. Vedere il video al minuti 1,51'11'')

La scorsa domenica mattina, mi trovavo a Villapiana Scalo (Torre Cerchiara) per motivi personali; sbrigate le mie faccende ed essendo quasi le 11°°, decisi di ascoltare la SS.Messa nella chiesetta dedicata alla SS. Maria Stella Maris. La celebrazione era officiata da un giovane presbitero ordinato solo un anno fa, don Gennaro Giovazzino, il quale mi sorprese per la bella omelia semplice, ma ispirata, e perché, successivamente prima della comunione, invitò i fedeli a consumare la Sacra Specie davanti a lui. Tornato a casa, riflettendo su quella semplice richiesta del giovane parroco, cercai sul web qualcosa che potesse fare luce su quello che al momento mi era sembrato strano ed ho trovato questa "noterella" molto insolita ma realistica che, oltre ad illuminarmi sulle motivazioni, mi ha messo di fronte a degli interrogativi parecchio allarmanti sulla situazione all'interno della Nostra Santa Madre Chiesa. Buona lettura. NB: le frasi in grassetto o a colori sono state rielaborate da me per farle maggiormente risaltare. (A.M.Cavallaro)

Se l’ideologia supera il valore trascendentale, metafisico e mistagogico dell’ineffabile Mistero Eucaristico, i nostri Venerati Vescovi potrebbero anche chiudere la gran bottega della Conferenza Episcopale Italiana, mandare a spasso i suoi 400 e inutili dipendenti stipendiati, gran parte dei quali assunti perché amici degli amici degli amici di quello o di quell’altro monsignore, dopodiché fondare un’Organizzazione Non Governativa per dedicarsi a profughi, migranti ed extracomunitari che oggi vanno tanto di moda, perché pare che solo “loro sono Chiesa”.

È un discorso di coerenza, sin da quando il Sommo Pontefice gloriosamente regnante, nel giorno del Giovedì Santo in cui si celebra la istituzione del Sacerdozio ministeriale e della Santissima Eucaristia, non trovò di meglio da fare che sciacquare e baciare i piedi a carcerati e puttane, diversi dei quali non cattolici e neppure cristiani battezzati. Infatti, è notoriamente risaputo che Gesù Cristo, come apostoli, si scelse un gruppetto di carcerati e di puttane. E ripeto la parola magica: coerenza! A meno che, a qualcuno dei nostri vescovi, non risulti che Nostro Signore Gesù Cristo prese durante l’ultima cena un povero, lo esibì agli apostoli e disse: «Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue». Dando poi il comando: «Fate questo in memoria di me». E fatto questo, lungi dal consacrali Sacerdoti della Nuova Alleanza, prese un gruppo di puttane pagane e disse loro di andare a evangelizzare i popoli [cfr. Mt 10, 5-8; Mc 16, 15-20], a battezzare [cfr. Mt 28, 19-20] e a rimettere i peccati [cfr. Gv 20, 22-23].

Alle soglie dei sessant’anni, non dovendo diventare vescovo e cardinale, né mai avendo avuto alcuna velleità di carriera, posso beneficiare di quella libertà dei figli di Dio che mi consente di dire ai cattivi maestri e ai cattivi pastori che sono tali, in grave danno alla Chiesa e al Popolo di Dio, semmai pure con l’aggravante della vigliaccheria di chi sa perfettamente cosa è sbagliato, se non peggio sacrilego. Ma per quieto vivere tacciono, perché non vogliono problemi, o perché il vescovo della diocesi suffraganea punta alla vicina sede arcivescovile metropolitana, o perché l’arcivescovo metropolita di quell’arcidiocesi scalpita per il cardinalato, per questo sfoggia una croce pettorale ricavata dal pezzo di legno di una barca di migranti affondata al largo di Lampedusa, procedendo in processione con un bastone pastorale ligneo che pare uscito dalla bottega di Mastro Geppetto, il cui figlio Pinocchio, come risaputo, nacque per opera di una sega. Se poi un soggetto come me osa indicarli per ciò che sono, ossia dei clamorosi leccaculo, rischia persino di fare la figura del prete volgare. Perché è bene chiarire: volgare non è chi lecca il culo al potente prepotente piegandosi ai suoi capricci peggiori e più dannosi, ma chi lo indica come tale usando una parola che sconvolge le tenere e delicate orecchie dei figli della novella e pudibonda Inghilterra vittoriana di fine Ottocento, con tutti i suoi vizi privati e pubbliche virtù. Una pudibonda Inghilterra dove era possibile incularsi allegramente in privato, purché non si usasse in pubblico la parola “culo”, Oscar Wilde docet!

Sappiamo perfettamente che dare la Santa Comunione sulle mani oggi è molto pericoloso, specie in certe zone e località del nostro Paese, nelle quali sono molto diffuse pratiche magiche ed esoteriche, in aumento comunque in tutto il nostro territorio nazionale. Come infatti risaputo, quando non si crede più in Dio e nei misteri della fede, si finisce sempre per credere in tutto.

Sul modo disinvolto nel quale è amministrata la Santa Comunione ha appena scritto il nostro Padre Ivano Liguori [vedere QUI]. Questo mio articolo non è altro che una sorta di appendice di prosecuzione al suo. Ovviamente con una differenza sostanziale: lui si esprime in modo serafico, anche quando è severo, io no. Quando sono severo talvolta divento molto duro e non mi sgomento a fare ricorso persino a espressioni triviali.

All’interno della Chiesa, grazie alle influenze di matrice calvinista che ammorbano le comunità ecclesiali cattoliche del Nord dell’Europa, la Comunione data sulle mani è divenuta sin dagli anni Settanta una vera e propria rivendicazione ideologica, un segno di distinzione, un marchio di riconoscimento di certo cosiddetto progressismo catto-protestante. E quando con l’epidemia da Covid è stato proprio imposto di darla sulle mani per ragionevoli questioni di sicurezza, i pochi argini che rimanevano sono totalmente decaduti. Ecco allora che oggi, non pochi vescovi ideologici, si permettono impudentemente persino di negarla a chi osa volerla ricevere in bocca o peggio che mai in ginocchio. Proprio come prova questo pietoso video, dove a distribuire la Santa Comunione sono un Arcivescovo metropolita e il suo Vescovo ausiliare.

Lo abbiamo segnalato anche di recente, con tanto di documento filmato, il vergognoso caso del sacerdote che alle esequie funebri di Benedetto XVI negava in Piazza San Pietro la Comunione e respingeva un fedele che compiendo un intollerabile affronto ha osato persino inginocchiarsi [vedere QUI]. Non scherziamo, inginocchiarsi dinanzi a Cristo Dio presente vivo e vero in anima corpo e divinità rasenta oggi la bestemmia. Solo dinanzi alle puttane nigeriane invitate come protagoniste d’onore alla papale Missa in Coena Domini ci si inginocchia, con tanto di sciacquo e bacio dei piedi [cfr. mio libro QUI]. Volendo poi essere buoni fino in fondo potremmo applicargli anche creme ammorbidenti per i talloni induriti dai tacchi e passargli un po’ di smalto sulle unghie, infine esortarle dicendo: “… figliola, adesso torna pure a fare la puttana, perché Dio ti ama così come sei e per il mestiere che fai”.

Sono spariti da anni i piattelli usati per alcuni secoli durante la distribuzione della Santa Comunione, casomai un’Ostia Santa fosse inavvertitamente caduta. In compenso sono stati però istituiti da certe sculettanti cerimoniere estetiche i piattelli d’argento per deporvi sopra il ben più santo e prezioso zucchetto rosso del vescovo, dinanzi al quale il Corpo di Cristo è ben poca cosa.

In varie località è accaduto più volte che delle persone, ricevuta la Santa Comunione, se la siano messa in tasca. In altre alcuni giovani, ricevuta l’Ostia Santa, sono scappati via di corsa, sicuramente per farne uso nei vari circoli satanisti. Una volta, i satanisti, per rubare l’Eucaristia dovevano entrare nelle chiese, semmai di notte, o comunque scassinare i tabernacoli. Oggi siamo andati loro incontro rendendogli il lavoro parecchio più facile: gliela mettiamo direttamente in mano.

Dinanzi a simili casi concreti e affatto rari veniamo adesso all’idiozia di quei vescovi e presbiteri che hanno creduto bene di reagire sporgendo persino denunce. È a dir poco ovvio che denunce del genere siano finite immediatamente archiviate. E vi dirò: plaudo e mi complimento con i Pubblici Ministeri che hanno predisposta l’archiviazione non potendo ravvisare nel fatto esposto degli elementi di reato per poter dare avvio a una azione penale. O qualcuno pretende che un Pubblico Ministero tenga in considerazione il mistero della transustanziazione delle specie eucaristiche e la presenza reale di Cristo nella Santissima Eucaristia? Sono cose che riguardano i misteri della fede, non le aule giudiziarie dei tribunali di qualsiasi Paese non confessionale, compreso grazie a Dio il nostro. Quale giudice potrebbe condannare a dura pena una persona che se ne è andata dopo che un prete gli ha messo in mano un’Ostia? E per cosa lo dovrebbe condannare, forse per avere sottratto e profanato il Corpo di Cristo? Se esiste un giudice che applicando le leggi penali del nostro ordinamento può scrivere in una sentenza di condanna che in quel pezzo di pane azzimo c’è realmente e sostanzialmente Cristo presente, vivo e vero, che per cortesia me lo indichi, sarei oltremodo felice di poterlo conoscere, prima che il tribunale d’appello annulli la sua sentenza e il Consiglio Superiore della Magistratura apra su di lui un procedimento disciplinare per palese e manifesta incapacità di giudicare in modo razionale e dare di conseguenza equa sentenza.

pederastia.jpg(“opera d’arte” realizzata con 242 Ostie Sante messe in mano a questo “artista” da sacerdoti celebranti molto attenti e ripieni di fede e sacra cura del prezioso Corpo di Cristo)

Quando lo pseudo artista Abel Azcona ha ricevuto per decine di volte la Santa Comunione sino a sottrarre 242 Ostie Sante, dopo che le ebbe usate per comporre a terra una sua “opera d’arte” che consisteva nella composizione della parola “pedofilia” scritta con i pezzi profanati del vivo Corpo di Cristo, poco dopo fu denunciato dalla Associazione degli Avvocati Cattolici della Spagna, in virtù del fatto che il codice penale di quel Paese sanziona con una pena tra gli otto e i dodici mesi di reclusione le offese «ai sentimenti di una confessione religiosa» tramite dileggio «dei suoi dogmi, credenze, riti e cerimonie». Il cosiddetto artista spiegò in modo impeccabile, razionale e incontestabile: «Non ho commesso alcun reato se ho deciso di mettermele in tasca e di uscire dalla chiesa, sono stati loro che me le hanno consegnate in mano, quindi è tutto legale».

Ritengo che pessima figura l’abbia fatta l’Associazione degli Avvocati Cattolici di Spagna, che si sarebbero dovuti sì irritare e protestare, ma verso la superficialità, la mancanza di controllo e forse la scarsa considerazione di certi vescovi e preti sulla sacralità del Corpo di Cristo. Sempre ammesso che credano veramente che quell’Ostia Santa è il Corpo di Cristo, perché molti vescovi e preti proprio non ci credono, lo prova il modo in cui celebrano la Santa Messa e l’incuria totale con la quale amministrano la Santa Comunione, salvo veder sculettare attorno a loro la cerimoniera estetica che con gran classe e sfarfallio depone il loro zucchetto santissimo sul piattino d’argento.

Durante la celebrazione della mia prima Santa Messa fui costretto a rincorrere con la pisside in mano una signora che ricevuta la Santa Comunione se la mise dentro la borsetta. Io che mai, sin da diacono, davo volentieri la Comunione sulle mani e che per questo nel darla ero particolarmente attento, la vidi e subito la rincorsi, tirandogliela fuori dalla borsa e consumandola. Era presente tra i fedeli un anziano magistrato in pensione, che pochi giorni dopo commentò quel fatto dicendomi: «L’unico che in quel contesto poteva essere perseguito eri tu, che di fatto hai fermato una persona, tanto più una donna, le hai tolto la borsa da sotto il braccio, gliel’hai aperta ed hai sottratto una cosa al suo interno. In pratica l’hai perquisita senza averne alcuna autorità. Per non parlare del danno di immagine che le hai recato davanti a tutti. Un qualsiasi giudice si sarebbe trovato costretto a fare queste valutazioni, persino un magistrato cattolico e credente come me che nutro da sempre particolare devozione per il Santissimo Sacramento».

Non ho più dato la Comunione sulle mani a nessuno, avvalendomi sempre della concessa facoltà di darla sotto le due specie, intingendo la Sacra Ostia nel calice del Sangue di Cristo e porgendola ai fedeli dicendo: «Il Corpo e il Sangue di Cristo», obbligandoli in tal modo a riceverla in bocca.

Quando durante l’emergenza da Covid era opportuno e prudente non dare la Comunione in bocca ma solo sulle mani, l’ho sempre distribuita con due persone accanto, una alla mia destra e una alla mia sinistra, oltre a me che non toglievo mai gli occhi di dosso ai fedeli finché non l’avevano consumata alla mia presenza senza allontanarsi. E più volte ho richiamato le persone che hanno tentato di allontanarsi senza avere consumato l’Eucaristia davanti a me.

La gran parte dei miei confratelli non fanno questo, perché dopo avere straziato le palle ai fedeli con lunghe prediche logorroiche su poveri e migranti, giunti alla Preghiera Eucaristica hanno più fretta del mitico Dottor Terzillimedico della mutua, per questo sempre e di rigore solo la Seconda, che è la più breve. Giunti poi alla Comunione più frettolosi che mai, eccoli “sbattere” velocemente sulle mani dei fedeli la Santissima Eucaristia tipo lancio di fiches fatte con pane azzimo, anche perché poi ci sono dieci minuti di annunci parrocchiali che vanno dagli incontri dei giovani sino alla sagra della porchetta, più o meno come gli annunci che dette Nostro Signore Gesù Cristo prima del termine dell’Ultima Cena e poi sul Monte Calvario prima di spirare in croce.

Numerosi confratelli, che la pensano tal quale a me e che sono allo stesso modo molto attenti, mi hanno chiesto più volte se qualche vescovo mi avesse mai richiamato in giro per l’Italia, dato che, fatta eccezione per il periodo del Covid, non do mai la Comunione sulle mani a nessuno. In modo scherzoso, ma parecchio serio, ho risposto: «Se c’è una cosa alla quale i nostri vescovi tengono è la loro pelle. Amano parlare dei martiri all’occasione propizia, ma non hanno alcuna predisposizione al martirio, specie per difendere le verità supreme e assolute della nostra fede». Quanto basta per capire che dinanzi a me, che per il Corpo di Cristo sacrificherei la mia vita all’istante, è meglio abbozzare e stare zitti.

È vero, sono un prete che ogni tanto dice parolacce e quel che è peggio le dico pure di proposito in modo calcolato e scientifico, però, quando a un anziano morente detti il viatico e lui rimase con l’Ostia sulla lingua a bocca aperta perché non riusciva a deglutirla, gliela tolsi e la consumai io. E chi mi conosce sa a quali livelli sia un igienista schizzinoso. È vero, sono un prete che ogni tanto dice parolacce e quel che è peggio le dico pure di proposito in modo calcolato e scientifico, però, quando un anziano diacono mi dette inavvertitamente una gomitata mentre avevo in mano il calice col Sangue di Cristo e una parte di liquido cadde, io mi inginocchiai e pulii il pavimento con la mia lingua sino all’ultima goccia. Pertanto ritengo di potermi permettere di dare all’occorrenza dei coglioni a quei vescovi che se lo meritano a pieno titolo per il modo in cui trattano e consentono che sia trattata la Santissima Eucaristia da certi loro preti, mostrando più attenzione a non urtare le ideologie anziché tutelare il Corpo di Cristo. Perché se decido di fare questo, o volendo persino peggio, tutta la Conferenza Episcopale Italiana può solo tacere, alla luce del mio vivere e agire sacerdotale frutto di una vocazione marcatamente e profondamente eucaristica. Perché il Preziosissimo Sangue di Cristo caduto sul pavimento io l’ho leccato all’istante con la mia lingua genuflesso a terra, ma il culo di un potente prepotente non l’ho mai leccato in vita mia, fosse persino l’augusto culo del Romano Pontefice, al quale sono tenuto a prestare filiale rispetto e devota obbedienza, ma non certo servizio di bidet, a quello ci pensa un fitto esercito di leccaculo in carriera con i pastorali di Mastro Geppetto in mano e la croce pettorale ricavata dal legno di una barca affondata al largo di Lampedusa.

Pagheremo tanto, pagheremo tutto, con tanti e tali interessi inflitti dal castigo di Dio che saranno a tal punto elevati da lasciare senza parole persino i peggiori prestatori di soldi a strozzo. Perché noi abbiamo strozzato Dio che al momento opportuno ci farà sperimentare sulla nostra pelle di che cosa è capace un divino strozzino il giorno che a noi preti dirà:

«A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» [Lc 12, 48].

 

Padre Ariel S. Levi di Gualdo

Presbitero e Teologo
 
 

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