Questo sito utilizza cookie per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza d'uso delle applicazioni. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca su info. Continuando a navigare o accettando acconsenti all'utilizzo dei cookie.

UNICAL. Concluso convegno su don Sturzo

Intervento_Palma_convegno_Sturzo.jpgRICORDATO IN UN CONVEGNO ORGANIZZATO DALL’ICSAIC

IL CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DEL PARTITO POPOLARE

AD OPERA DI DON LUIGI STURZO

Il 13 novembre 2019, all’Università della Calabria, su iniziativa dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia contemporanea (ICSAIC), in collaborazione con l’Istituto Luigi Sturzo e il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’UNICAL, si è svolto un interessante convegno sul tema : Alla Scuola di Don Sturzo: il popolarismo nel Mezzogiorno, a cent’anni dall’appello ai Liberi e Forti. L’iniziativa s’inseriva nel programma di manifestazioni celebrative dell’anno sturziano che si sono svolte, in varie parti del Paese, nel corso di questo 2019, centenario della fondazione del Partito Popolare ad opera di Don Luigi Sturzo (1919). Ideatore ed organizzatore dell’importante evento culturale è stato il presidente dell’ICSAIC, Paolo Palma (nella foto), giornalista e storico dell’Italia contemporanea, già parlamentare e capo della segreteria politica del P.P.I. al tempo del segretario Gerardo Bianco, coadiuvato dal dinamico direttivo dell’istituto cosentino, del quale fanno parte, tra gli altri, il prof. Vittorio Cappelli, direttore, e il giornalista-scrittore Pantaleone Sergi, già presidente dell’istituto stesso. Anche a scorrere semplicemente i nomi degli studiosi che sono intervenuti, si comprende subito che si è voluto dare alla trattazione del tema oggetto del convegno, il “popolarismo”, un taglio non prettamente regionalistico-calabrese, ma piuttosto meridionalistico, riservando attenzione anche alle vicine regioni della Basilicata, della Puglia, della Campania.

DON STURZOLo ha detto chiaramente il presidente Palma, nel suo intervento introduttivo, in cui ha affermato, tra l’altro, che l’evento della fondazione del Partito Popolare conserva ancora oggi tutta l’importanza evidenziata dallo storico Federico Chabod nel lontano 1950, perché “ha sanato il trauma della breccia di Porta Pia e inserito a pieno titolo le masse cattoliche nella vita della nazione”. Lo stesso presidente si è chiesto, al di là della suggestione del titolo del convegno, se i vari partiti popolari meridionali siano stati guidati effettivamente da “allievi di don Sturzo” o se, invece, non sia il caso di tener presente che non mancassero nel partito popolare “tante realtà clerico-moderate” che egli chiama “anime che diventeranno clerico-fasciste e metteranno in minoranza Sturzo al momento della formazione del governo Mussolini”. A questi suoi interrogativi hanno dato adeguate risposte i relatori della giornata di studio ad Arcavacata, da Roberto Pasquale Violi, dell’Università di Cassino, la cui relazione ha riguardato “Il partito popolare italiano nel Mezzogiorno”, a Daria De Donno, dell’Università del Salento, che ha svolto un brillante intervento sul tema della “Difficile rappresentanza del P.P.I. in Puglia”, parlando di “un partito senza leader”. Un altro intervento molto interessante è stato quello di Giuseppe Palmisciano, della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (Napoli), che ha parlato di “Popolarismo, Chiesa e Mezzogiorno”. E’ emerso dai sopracitati interventi che un quadro complesso e variegato caratterizza la realtà politico-sociale delle regioni del Mezzogiorno nell’epoca che precede la nascita del popolarismo sturziano, e che, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, erano già nate diverse associazione di ispirazione cristiana con l’intento di unire le forze dei cattolici, anche se la direttiva papale del “non expedit”, giudicando “non conveniente” l’impegno dei cattolici, nella vita politica del nuovo Stato italiano, ostacolava ogni forma di organizzazione politica o partitica. Particolare interesse hanno suscitato nel pubblico presente le relazioni svolte dagli studiosi calabresi, nella seduta pomeridiana del convegno, tutte incentrate, come era giusto che fosse, ad illustrare momenti e figure del popolarismo sturziano nella nostra regione e, più in particolare, nella provincia di Cosenza. Giuseppe Ferraro, dell’Università di San Marino, ha relazionato sugli antecedenti del popolarismo sturziano in Calabria e sulla Grande guerra vista come “laboratorio politico”. A proposito di quest’ultima egli ha detto che “i moniti di Benedetto XV a favore della pace e del ruolo universale del magistero della Chiesa non furono sempre ascoltati, anzi vennero più volte disattesi. “L’episcopato calabrese, in particolare, assunse, a volte, una posizione di sostegno allo sforzo militare italiano” ha affermato Ferraro, portando l’esempio dell’arcivescovo di Santa Severina, mons. Carmelo Puija, e del vescovo di Cariati, mons. Giovanni Scotti, che in più occasioni evidenziarono i vantaggi che la guerra avrebbe potuto procurare alla popolazione. Interessante è stato anche l’intervento di mons. Leonardo Bonanno, vescovo di San Marco Argentano-Scalea, che ha parlato di “Don Luigi Nicoletti e il clero cosentino nella stagione del popolarismo”, illustrando la figura e l’opera del dotto sacerdote, giornalista e politico sangiovannese, che dedicò tutta la sua vita a sostenere le istanze dei cattolici nella vita sociale del paese.

Don Nicoletti partecipò alla nascita del partito popolare nel 1919, ne fu segretario per la provincia di Cosenza; dalle pagine del settimanale diocesano “Parole di Vita” fece una dura opposizione al fascismo e, dopo la Liberazione (1943), fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana a Cosenza e nella sua provincia, imponendosi come una figura preminente tra i cattolici calabresi impegnati in politica. Puntuale e ricco di spunti di riflessione critica è stato l’intervento di Vittorio Cappelli, docente dell’UNICAL e direttore dell’ICSAIC, che ha relazionato sul tema: “I fratelli De Cardona: il prete e il comunista”. Lo studioso castrovillarese ha rivisitato, alla luce di inediti documenti, i trascorsi politici della famiglia moranese dei De Cardona, alla quale appartenevano Carlo e Nicola, svelando alcune informazioni che smentiscono quegli storici (tra questi L. Intrieri) che videro una linea di continuità tra le posizioni “progressiste” e a favore delle classi sociali più deboli, di Carlo e di Nicola, e quelle delle generazioni precedenti della loro famiglia, che furono tutt’altro che liberali e vicine al regime borbonico. Altri interventi sono stati quelli di Lorenzo Coscarella, membro del direttivo dell’ICSAIC, e di Vincenzo Antonio Tucci, direttore dell’Archivio Diocesano di Cosenza. Il primo ha relazionato su “La nascita del Partito Popolare a Cosenza”, affermando che “anche in Calabria la nascita del nuovo partito venne accolta con entusiasmo da quella parte del mondo cattolico attiva da decenni su più fronti” e che “il nome di don Carlo De Cardona, sacerdote di Morano Calabro operante per lungo tempo a Cosenza, è un po’ il simbolo di ciò che ha rappresentato il movimento cattolico nella provincia di Cosenza.

De Cardona infatti fondò casse rurali, Leghe del Lavoro, circoli giovanili”, sottolineando sempre nei suoi discorsi e nelle sue conferenze l’importanza dell’azione e della cooperazione. Il direttore dell’Archivio diocesano cosentino (Tucci) ha relazionato sul tema: “Chiesa, vescovi e politica nel Cosentino nel 1919”, fornendo interessanti notizie e spunti di riflessione sulla situazione politica ed ecclesiastica cosentina nell’anno in cui si data la nascita del Partito Popolare. C’è da augurarsi, come ha detto il presidente dell’ICSAIC Paolo Palma, all’apertura dei lavori, che gli interessanti contributi forniti dagli studiosi intervenuti, possano presto confluire in un volume di atti del riuscito convegno. Un convegno che ha certamente approfondito alcuni importanti temi del popolarismo in Calabria e nel resto del Mezzogiorno, e che lo stesso Palma, molto opportunamente, ha voluto dedicare a quattro “grandi storici calabresi che hanno aperto le prime piste della ricerca su questi temi e hanno ben meritato della cultura storiografica nazionale: Antonio Guarasci, Pietro Borzomati, Maria Mariotti, Luigi Intrieri”.

Franco Liguori

Ultime Notizie

Carlo Calenda giorni fa su Twitter ha fatto sapere che il suo modello di riferimento in politica non è Giulio...
Ho ricevuto in questi giorni una nota dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, dopo le mie ripetute sollecitazioni, in merito al...
E' la prima volta che vedo queste persone stare ferme. Ci voleva una foto. Ma certamente, appena dopo lo scatto,...
Mentre lo scorso sabato sera a Milano i più fortunati musicofili lombardi assistevano alla prima di Tosca in occasione dell'inaugurazione...
Riceviamo e pubblichiamo in coda alla presente nota il Comunicato diffuso dall'ufficio stampa del comune di Trebisacce. Il monito...

Please publish modules in offcanvas position.