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Nascita e fondazione di Doria e Lauropoli

g_f_serra.jpgIl vecchio sito sibari.info che per 10 anni abbiamo utilizzato per i nostri articoli è ancora on-line e, sebbene non vi siano stati inseriti nuovi articoli da circa un anno, viene ancora visitato da una media di 5000 webnauti al giorno. Questo dimostra come i motori di ricerca indirizzino su quel glorioso sito coloro che chiedono risposte alla rete riguardanti il nostro territorio. Per i frequentatori di questo nuovissimo portale “riesumiamo” ogni tanto qualche nota che ci sembra possa essere ancora interessante per chi ci segue da poco. Così pensiamo di far cosa gradita ai nuovi lettori, pubblicando un paio di note riguardanti la fondazione di Doria e di Lauropoli. Poiché il nuovo sito ci permette di inserire degli allegati, a questa nuova versione, riveduta e corretta, allegheremo le foto dei DOCUMENTI ORIGINALI a suo tempo ritrovati nell’Archivio della Famiglia Serra a Napoli.

 

DELLA FONDAZIONE DI DORIA

Molti di coloro che hanno scritto della storia di Cassano hanno fatto risalire il borgo chiamato “Doria” ad epoche remotissime, facendolo addirittura risalire al popolo dei Dori, antenati anche dei greci e quindi giunti nelle nostre contrade in tempi veramente molto lontani. Il documento ritrovato racconta, invece una storia diversa. Si tratta, infatti, della richiesta fatta dal primo Marchese di Cassano Giovan Francesco Serra (nella foto) all’allora vicerè spagnolo, Ramiro Felipe Núñez de Guzmán per tramite della consulta della “camera summaria” di Napoli presieduta da don Sancho de Cespedes,  affinchè gli venisse concesso di costruire nelle sue tenute nei pressi del “feudo di Gadella” un casale per favorire la coltivazione di quelle proprietà lontane otto miglia dal centro abitato di Cassano.

L’autorizzazione venne concessa il 28 di Luglio del 1642 e a cui seguì il definitivo atto del 31 Luglio dello stesso anno. Le date sono state tratte dai rispettivi documenti.

L’autorizzazione così recita in un punto essenziale: “ ….. che si debba permettere e far permettere all’Ecc.mo Marchese Serra utile signore di detta città di Cassano che possa eriggere et far eriggere, costruire et fabricare lo detto novo casale che vuole edificare nel detto suo feudo di Gadella …….. e che in detto novo casale, possano andare ad habitare qualsiasi numero di persone purchè sieno persone forastiere ……. et li habitanti in detto novo casale non si debbon  molestare o far molestare per il tempo di anni dieci da hoggi ……. da pagamenti fiscali ed altre imposizioni…”

Per la curiosità di voler capire i motivi che spinsero il marchese a scegliere il nome che fu dato al casale e cioè "Doria", si sono svolte ulteriori ricerche, ed è stato trovato, successivamente, un documento in lingua spagnola che, di primo acchito, sembrava non avesse nulla a che vedere con la ricerca di cui trattasi, infatti aveva a che fare con delle opere d’arte importanti appartenute al nobile italo-spagnolo Giovan Francesco Serra, che erano state in parte messe all’asta da suo figlio Giuseppe a Napoli e che oggi, alcune di esse, si trovano al museo del Prado. Leggendo attentamente il documento si scoprì che il nobile italo-spagnolo altri non era che il primo duca-marchese di Cassano che aveva sposato nel 1633 Maria Giovannetta Doria, proprio dell’illustre famiglia del suo più famoso antenato ammiraglio Andrea Doria (o più correttamente d’Oria) ed è facile immaginare che, proprio per onorare il nome della moglie, volle chiamare il nuovo casale appunto “Doria”. Ma eccovi la traduzione che abbiamo fatto del documento in spagnolo:

filippo iv.jpg(foto: Filippo IV)  "Giovan Francesco Serra – Questo nobile nacque a Genova il 20 maggio del 1609 da Girolamo Serra e Veronica Spinola. Nel 1616 restò orfano e suo zio Giovan Battista, ambasciatore della Repubblica di Genova in Spagna lo trasferì a Madrid e trascorse la sua adolescenza a corte. Nel 1622 suo zio gli comprò il feudo di Cassano in Calabria. Nel 1625 partecipò al soccorso di Genova e dal 1627 al 1635 risiedette nel regno di Napoli (presumibilmente a Cassano). Nel 1633 sposò Maria Giovannetta Doria, figlia di Carlo, duca di Tursi. Il governatore di Milano Diego Mesìa y Guzman, marchese di Leganes, lo nominò Maestro di campo e lo chiamò a Milano; da lì partecipò a tutte le campagne contro la Francia in Piemonte e in Lombardia dal 1638 fino al 1652. Inviato in Spagna nell’inverno del 1641-1642, ottenne il marchesato di Almendralejo e la chiave di gentiluomo della camera del re. Alla fine del 1652 Filippo IV (nella foto), che già nel 1646 lo aveva nominato maestro di campo generale, lo mandò a combattere in Catalogna in aiuto di don Juan d’Austria. Nel 1656 ottenne il permesso di recarsi a Milano, dove aveva lasciato la sua famiglia, con l’incarico di governatore delle armi; però il 9 marzo all’uscita della baia dell’Alcudia, le galere che dovevano condurlo furono attaccate da quattro caravelle turche e fu ucciso da un colpo di fucile.    

stemma_serra.jpgLe scarne notizie che abbiamo incamerato non sono certo esaustive, ma almeno abbiamo ora contezza di come si siano insediati i Serra a Cassano e quanto siano stati importanti nei secoli successivi per l’intero territorio, che spesso hanno difeso con le unghie e con i denti da diversi tentativi di ruberie, perpetrati dai vicini nobili invidiosi e finanche da diversi vescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi.

Per gli interessati, pubblichiamo in lingua spagnola la nota riguardante la lista delle opere pittoriche appartenute al nobile Serra fedele suddito del re di Spagna, se fossero state a Cassano oggi avremmo una raccolta di altissimo valore artistico e culturale. Peccato!

"No se conocen inventarios completos de su colección, pero sí un catálogo de la almoneda que tuvo lugar en 1664. En la lista, que cuenta con cuarenta pinturas, prevalecen retratos y temas religiosos; veintitrés pertenecen al siglo XVI, entre las que diez son venecianas y ocho de las escuelas lombarda y emiliana; las diecisiete del siglo XVII incluyen seis flamencas, tres de estilo naturalista (Ribera, Caravaggio y Orazio Gentileschi), cinco de la escuela clasicista y cuatro milanesas. El interés de Serra por la pintura debió despertarse ya en Madrid para madurar a lo largo de la cuarta década del siglo; la mayoría de los cuadros debió de ser comprada en Milán y solo algunos en Nápoles. En general, la colección refleja el gusto de la época de Felipe IV, pero no hay duda de que una influencia particular sobre las predilecciones de Serra la ejerció la gran colección del marqués de Leganés. En la almoneda que su hijo Giuseppe rea­lizó en Nápoles, el virrey Gaspar de Bracamonte y Guzmán, conde de ­Peñaranda, compró dieciocho pinturas por encargo de Felipe IV y las llevó consigo a su vuelta a Madrid; de las demás ha podido identificarse únicamente la Sagrada Familia, de Antonio van Dyck (Kunst­historisches ­Museum, Viena). Seis cuadros fueron enviados a El Escorial, donde contribuyeron a la decoración del capítulo del vicario: Ester y Asuero, de Jacopo Tintoretto, el único cuadro que permanece en el monasterio; Santa Rosalía, de Antonio van Dyck; Cristo dando las llaves a san Pedro, de Vincenzo Catena; San Jerónimo meditando, de Antonio Campi; Santa Ana, la Virgen y el Niño, copia de Leonardo; y La Flagelación, de Daniele Crespi. Los cinco últimos llegaron al Museo del Prado entre 1837 y 1839. Once cuadros -nada se sabe de un San Juan Bautista despidiéndose de sus padres, atribuido a Caravaggio- quedaron en el Alcázar de Madrid. Tres de ellos -Apolo y Marsias, de José de Ribera, Venus y Adonis, probablemente del taller de Tiziano, y San Bartolomé, de Correggio- fueron destruidos por el incendio de 1734. Los demás -a excepción de Cristo con la cruz a cuestas, de Guido Reni, en la Academia de San Fernando, donde fue llevado en tiempos de José Bonaparte- pertenecen ahora al Museo del Prado; son: ­Venus, Adonis y Cupido, de Aníbal ­Carracci; Hipómenes y Atalanta, de Guido Reni; Pedro María Rossi, o ­Roscio, conde de San Segundo, de ­Parmigianino; Camilla Gonzaga, condesa de San Segundo, y sus hijos, atribuido a Parmigianino; Micer Marsilio y su esposa, de Lorenzo ­Lotto; La Virgen y el Niño [P337], de Andrea del Sarto; y Llegada de ­Herminia a la cabaña de los pastores, de Luigi Pellegrino Scaramuccia."

 

DELLA FONDAZIONE DI LAUROPOLI

“Recentemente è stato decifrato completamente un documento molto interessante, si tratta di un “Bando”, preparato e diffuso dalla municipalità dell’epoca (sindaco e giunta) con l’avallo dei duchi Serra, col quale si offrivano condizioni vantaggiosissime a coloro che volevano stabilirsi nello Stato di Cassano o a coloro che erano andati via per problemi di natura finanziaria e intendevano far ritorno nella loro “patria”.  

Vi offriamo la trascrizione dell’intero documento trascritto da Tonino Cavallaro con l’aiuto del prof. La Padula che è riuscito a decifrare quattro delle  firme degli estensori del “Banno”. Molto probabilmente il Bando diede la possibilità a molti forestieri di scegliere il territorio di Cassano come propria residenza definitiva e fu il momento in cui si diede inizio alla urbanizzazione del piccolo villaggio che divenne qualche anno dopo Lauropoli, la cui data di fondazione – 2 Novembre 1764 - indicata dal dott. Lanza nella sua “Storia di Cassano” deve necessariamente essere molto approssimativa, in quanto l’afflusso degli abitanti in quel nuovo piccolo centro avvenne lentamente.  

Non si trattò certo di una “boom town” come quelle che esplodevano letteralmente negli Stati Uniti durante la famosa “corsa all’oro”. Inoltre la data del 2 Novembre ci sembra alquanto improbabile, proprio perché quello è il giorno della commemorazione dei defunti. Ve l’immaginate il fondatore di un paese che sceglie una giornata di mestizia per far nascere una nuova comunità? Intanto per Lauropoli i Serra non adottarono lo stesso sistema utilizzato per la fondazione di Doria, per la quale c’era stata un vera e propria richiesta alla “Camera della Sommaria” (più' o meno la nostra Corte dei Conti) di Napoli – tale documento è stato precedentemente citato – anche perché nel frattempo i Borbone avevano vietato la creazione di nuovi centri urbani, quindi Lauropoli crebbe, probabilmente, in modo spontaneo a poco a poco, senza una data stabilita.

Eccovi la trascrizione letterale del Banno del 1751:

“Tra le cure inseparabili del nostro impiego di amministratori di questo pubblico, la principale è quella di promuovere tutti quei mezzi che contribuir possano alla felicità della propria patria e al maggior comodo dei nostri concittadini, onde che per ottenere questo lodevole fine,considerando che in questa città, si è di molto diminuito il numero degli abitanti, stante molte famiglie si sono completamente estinte ed altre sono andate altrove a soggiornare per lo motivo forse d’aver nel paese contratto debbiti, senza aver modo di sodisfargli, o perché eransi rese impotenti a pagare i pesi universali per effetto delle passate sciagure, dal che n’è nato che per coltivar le campagne, si è avuto bisogno, come tuttavia si ha, de’ forastieri circonvicini, li quali per mezzo delle di loro industrie, portan via da questa città circa  £ 5000 l’anno in sommo pregiudizio di tutto il pubblico. Quindi è che, per dar riparo a tali inconvenienti e far godere ai cittadini allontanati o fuggitivi il dolce soggiorno della propria patria, abbiamo stimato procedere, previa l’approvazione degli Eccellentissimi Duca e Duchessa e col sentimento ancora della più sana e miglior parte dei nostri cittadini, di fa pubblicare il presente Banno mediante il quale si stabilisce e si fa noto:

1°:  a tutti quei cittadini fuggitivi o che per propria elezione fanno domicilio in altri luoghi, volendosi ripatriare li si concede l’esenzione per lo spazio d’anni 4 da tutti i pesi universali e per altri anni 6  siano solamente tenuti a pagare la metà di detti pesi universali

2° si promette a detti cittadini ripatriandi  l’abdizione  di tutti gli ammassi dei debiti che nascono dal libro del taglione, se mai ve ne sono, ed avendone eglino debbiti conti  particolari, si procurerà da rispettivi creditori la dilazione di anni 5 con la promessa di corrispondere una qualche somma l’anno.

3° Che i forestieri, che per propria elezione o per proprio maggior comodo  vorranno venire ad abitare in questa città, godranno non solo l’esenzione da tutti i pesi universali per il corso di anni 10 continui, senza esser tenuti a pagarne alcuno, ma volendone farsi abitazioni, se li concederà anche il terreno per potersele comodamente edificare”….

4° Se gli esteri che verranno a far domicilio in questa città vorranno far semina, se li daranno dall’Ecc.mi (…..) non meno i territori che la semenza a misura di quello che si prattica coi nostri concittadini.

5° Che tutti i cittadini e forestieri che verranno a soggiornare in questa città, debbonsi prima d’ogni altro presentare al sindaco, il quale avrà cura di notarli al libro che per tal’effetto si formerà e spedirà a ciascuno la cartella dell’esenzione colla distinzione del tempo in cui è venuto ad abitare a futura cautela.

6° Che elassi saranno gli anni 10 dell’esenzione, nel modo che di sopra si è stabilito, debbano indi tutti portare i pesi uti ceteri cives.

7°Che quello si è stabilito per questa città s’intenda per tutte le terre dello Stato di Cassano e per tal’effetto vogliamo che si affigga copia del presente Banno, ne luoghi soliti di questa Città e Terre dello Stato. Dato in

Cassano dalla nostra solita Residenza il dì 30 Maggio 1751.

(Seguono sei firme di cui le ultime due illeggibili)

don Antonio Arangi-Sindaco;

Bonifazio Veneziano, eletto;

 Luigi Giacobini, eletto;

 Francesco Antonio  Algaria, eletto.

 

Antonio Michele Cavallaro

(La ricerca negli archivi della Famiglia Serra in Napoli è stata effettuata da: Giuseppe ALOISE, Christian RULLO, Antonio M.Cavallaro e Leonardo Zaccaro)

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