Con riferimento alla situazione di stallo che attraversa il PD cosentino, il dott. Giuseppe Aloise ci ha inviato una nota che pubblichiamo di seguito. In coda alla nota, proponiamo anche un personale punto di vista del gestore del sito, Antonio Cavallaro.
La recente nomina di un “pacificatore” esterno per rimuovere i contrasti all’interno del PD cosentino suggerisce qualche richiamo ai confllitti (Stasis) che spesso caratterizzavano le lotte di potere all’interno delle poleis greche.
Aristotele nella “Politica” documenta il conflitto scoppiato nella Polis di Mitilene all’interno di una fazione di Oligarchi per la gestione del Potere.
A Mitilene quando crollò l’egemonia del Clan dei Pentilidi si aprì un vuoto di potere che scatenò una feroce contrapposizione non già tra sostenitori di opposte linee politico-gestionali ma tra fazioni di oligarchi interessati solo a sostituirsi ai vecchi governanti.
Per uscire da questa sanguinosa e lacerante situazione si fece ricorso ad un arbitro/pacificatore (diallaktes) che portò alla nomina di Pittaco che di fatto divenne un tiranno elettivo.
Nel PD Cosentino nonostante le perduranti e ricorrenti sconfitte elettorali che hanno ridotto la consistenza del partito all’interno di una forchetta tra l’11 ed 12 %, non si è mai registrato un dibattito sulla caduta dei consensi e sulle cause della rottura sentimentale con l’elettorato tradizionale.
Il conflitto interno – la nostra “stasis” - non è originata da contrapposizioni su linee politiche: non ci sono da una parte riformisti e dall’altra radicali; non ci sono da una parte i sostenitori dell’invio delle armi all’Ucraina e dall’altra i sostenitori del disarmo unilaterale, e si potrebbe continuare.
Il conflitto riguarda solo l’occupazione del potere nel partito in vista delle prossime scadenze elettorali e questo conflitto diventa sempre più lacerante perché i margini del consenso si stanno terribilmente restringendo.
Sulla procedura di nomina del pacificatore a Cosenza si registra una variante rispetto alle poleis greche.
Con l’avvento dell’egemonia macedone e nell’età ellenistica, l’autonomia delle poleis viene subordinata alle decisioni dei sovrani.
Il PD di Cosenza non gode di autonomia né le fazioni interne sono in grado di scegliere un pacificatore accettato da tutti sicché il Sovrano che risiede a Roma si avvale dei suoi poteri e nomina un Commissario esterno imposto dall’alto.
Il Commissario indicato dal Partito per reggere la federazione provinciale è sicuramente persona rispettabilissima – fra l’altro conosce bene la nostra realtà per passate esperienze professionali – ed è chiamato a conseguire, in queste condizioni, obiettivi quasi impossibili.
Giuseppe Aloise
COMMENTO
La riflessione di Giuseppe Aloise sulla stasis del PD cosentino, con il richiamo alla vicenda degli oligarchi di Mitilene, offre una chiave di lettura che, a mio avviso, va oltre la semplice cronaca delle divisioni interne.
Il problema, infatti, non è soltanto che nel PD si litighi. La politica, soprattutto quella di un grande partito, vive anche di confronto, di correnti e di idee diverse.
Il problema nasce quando il confronto sulle idee scompare e rimane soltanto quello sulle posizioni.
Su questo la metafora della stasis diventa particolarmente attuale.
Non è casuale che, proprio in questi giorni, il Corriere della Calabria abbia dedicato un'ampia analisi al tentativo del centrosinistra calabrese di costruire un'alternativa al centrodestra, sottolineando al tempo stesso come tra le principali difficoltà del percorso vi siano ancora le forti lacerazioni territoriali del PD, con la federazione di Cosenza indicata esplicitamente come uno dei punti più problematici.
Il vero paradosso: mentre a livello regionale si discute di campo largo, di unità delle forze progressiste e della necessità di costruire un'alternativa al governo regionale, a Cosenza il principale partito di quella possibile coalizione sembra ancora impegnato soprattutto a risolvere le proprie questioni interne.
Non sarebbe forse il caso di chiedersi perché?
Da tempo, infatti, si ha l'impressione che nel PD cosentino il dibattito sia concentrato molto più sugli equilibri interni che sulla necessità di costruire una vera alternativa politica al governo regionale.
Questo è il punto che dovrebbe preoccupare maggiormente. Un'opposizione seria non può esaurirsi in comunicati, dichiarazioni, prese di posizione o polemiche su questo o quel provvedimento della Giunta regionale.
Un'opposizione politica degna di questo nome dovrebbe fare qualcosa di molto più difficile: costruire un'altra idea di Calabria.
Dovrebbe dire come affrontare la sanità, la mobilità, il lavoro, lo spopolamento dei territori, l'emigrazione dei giovani, le infrastrutture, il turismo, l'utilizzo delle risorse europee. Dovrebbe soprattutto riuscire a spiegare ai cittadini non soltanto perché non condivide ciò che fa chi governa, ma che cosa farebbe al suo posto.
È questa capacità progettuale che, almeno nel dibattito pubblico, sembra ancora troppo debole.
La domanda non riguarda, dunque, soltanto il PD, riguarda l'intero centrosinistra calabrese. Se davvero si vuole costruire un'alternativa al centrodestra, come si afferma in questi giorni, non sarà sufficiente mettere insieme sigle, trovare un candidato comune o raggiungere accordi tra gruppi dirigenti.
Occorrerà prima di tutto recuperare una credibilità politica e sociale.
Perché gli elettori non cercano soltanto qualcuno che dica loro contro chi votare.
Cercano qualcuno che sappia spiegare perché dovrebbero votare per un progetto diverso.
Torniamo ora alla stasis di Aloise: molto probabilmente il PD cosentino non ha bisogno soltanto di un diallaktes, di un pacificatore capace di mettere d'accordo le fazioni: ha bisogno di ritrovare una ragione politica per la quale valga la pena tornare a discutere, confrontarsi e soprattutto parlare alla società, aldilà di nomi e di carriere.
Altrimenti il rischio è che la stasis non sia più soltanto una guerra interna tra fazioni, ma che diventi la stasi della politica.
Antonio Michele Cavallaro






