L’Italia possiede uno dei patrimoni storici e culturali più ricchi al mondo. Questa straordinaria ricchezza non nasce da una storia uniforme, ma dall’incontro di popoli, culture e civiltà diverse che, nel corso dei secoli, hanno lasciato sul nostro territorio tracce profonde e preziose.Prima ancora della nascita di Roma, la penisola era abitata da numerose popolazioni… Etruschi, Sanniti, Liguri, Celti, Greci e molti altri popoli. I Greci, in particolare, fondarono importanti città nel Mezzogiorno, dando vita alla Magna Grecia e lasciando templi, opere d’arte e tradizioni che ancora oggi rappresentano una parte fondamentale della nostra storia.
Un esempio straordinario è rappresentato dagli scavi archeologici di Sibari, l’antica Sybaris della Magna Grecia. Fondata dagli Achei nell’VIII secolo a.C., la città fu un importante centro commerciale e culturale, nel quale si incontravano il mondo greco e le popolazioni italiche.
Anche la cultura del vino, legata al culto di Dioniso, il dio greco della vite e del vino, testimonia l’influenza delle civiltà mediterranee sulla storia dell’Italia meridionale.
Le rovine di Sibari raccontano non soltanto la storia di una città antica, ma anche il continuo intreccio di popoli, tradizioni e culture che ha contribuito a formare l’identità italiana.
Roma unificò gran parte della penisola e diffuse la lingua latina, il diritto, le strade, i ponti, gli acquedotti e nuovi modelli di organizzazione urbana.
Dopo la caduta dell’Impero romano, l’Italia fu attraversata e governata da Ostrogoti, Bizantini, Longobardi, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Francesi e Austriaci.
Un altro esempio significativo è rappresentato dalle comunità arbëreshë.
Tra il Quattrocento e il Settecento, gruppi di albanesi cristiani arrivarono nell’Italia meridionale per sfuggire all’avanzata dell’Impero ottomano.
In molti casi furono accolti dai signori locali, che concessero loro terre dove fondare nuovi insediamenti. Nel corso dei secoli, queste comunità hanno conservato la lingua, il rito religioso, le tradizioni e una parte importante della propria identità culturale, diventando una componente stabile e preziosa della storia italiana.
Ognuno di questi popoli ha lasciato qualcosa… architetture, parole, usanze, tradizioni, forme artistiche e modi diversi di vivere il territorio.
In Sicilia, per esempio, l’incontro tra culture greche, romane, arabe, normanne e sveve ha prodotto una civiltà unica.
La Cappella Palatina di Palermo e la Cattedrale di Monreale ne sono due testimonianze straordinarie, entrambe caratterizzate dall’intreccio di elementi normanni, bizantini e arabi.
Anche il Medioevo e il Rinascimento dimostrano che la grandezza italiana è nata dal confronto. Firenze, Venezia, Roma, Milano, Napoli e moltissimi altri centri hanno sviluppato linguaggi artistici, architettonici e letterari differenti.
Le divisioni politiche, pur provocando conflitti, hanno favorito la nascita di scuole, tradizioni e identità locali di enorme valore.
E non si può ignorare una contraddizione evidente.
Con il governo Meloni, gli sbarchi sono aumentati sensibilmente nel 2023, raggiungendo il livello più alto degli ultimi anni.
Invece di investire con maggiore decisione in un sistema di accoglienza dignitoso e realmente organizzato, il governo ha scelto di destinare milioni di euro a strutture in Albania, trasformando l’immigrazione in uno spettacolo propagandistico.
Nel frattempo, anche i bambini vengono trascinati dentro una narrazione politica che li presenta come un problema e una minaccia.
È una scelta disumana e irresponsabile… si alimenta la paura, si sacrificano i diritti dei più piccoli e si rinuncia a costruire una società capace di accogliere e integrare.
L’Italia, dunque, non è il risultato di una sola cultura immobile e immutabile. È il frutto di una lunga stratificazione e ogni epoca ha aggiunto qualcosa a quella precedente, l’ha trasformata e, spesso, si è fusa con essa.
Il nostro patrimonio non comprende soltanto monumenti e opere d’arte, ma anche dialetti, cucine regionali, musiche, feste, tradizioni popolari e modi diversi di abitare e raccontare il territorio.La diversità, quindi, non è una minaccia alla storia italiana: è la ragione stessa della sua straordinaria ricchezza.
L’identità italiana non è nata dalla chiusura, ma dagli scambi, dagli incontri e dalle contaminazioni.
È proprio alla luce di questa storia che appare grave usare oggi la scuola e il tema dell’immigrazione per contrapporre i bambini tra loro e trascinare il presidente della Repubblica dentro una polemica politica.
Giorgia Meloni ha richiamato una circolare firmata nel 1990 dall’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella, ma quel documento non introduceva un divieto generale per gli alunni stranieri. Indicava piuttosto l’opportunità di non concentrare troppi alunni dello stesso gruppo linguistico nella medesima classe, così da favorire l’apprendimento dell’italiano, l’integrazione e la partecipazione alla vita scolastica.
Trasformare oggi quella misura di integrazione in una giustificazione per una norma identitaria e divisiva significa deformarne il significato. E coinvolgere il Quirinale in una polemica di questo tipo rappresenta una scelta istituzionalmente grave.
L’Italia non è grande perché è rimasta uguale a se stessa, ma perché ha saputo trasformare ogni incontro in arte, conoscenza e memoria. La sua identità non è una barriera ma è un intreccio di storie.
Chi difende davvero l’Italia non teme la diversità, perché sa che proprio nella diversità affondano alcune delle radici più profonde della sua grandezza.
Come recita una frase spesso attribuita a Fëdor Dostoevskij…
“Verrà un giorno in cui gli uomini intelligenti dovranno chiedere scusa agli imbecilli”.
Quel giorno, purtroppo, sembra essere già arrivato.
Teresa Palopoli






