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Presentazione de “Il villaggio di Onassac e la rivoluzione neolitica” di S. Cataldi a Lauropoli di Cassano allo Ionio

locandina_onassac.jpgNel pomeriggio del 25 marzo, a Lauropoli di Cassano allo Ionio, presso la Libreria di Comunità, grazie all’Associazione culturale “Lettere Meridiane”, è stato presentato il libro di Salvatore Cataldi, Il villaggio di Onassac e la rivoluzione neolitica.

La presentazione si apre con un video di immagini che mostra la parte grafica e, come sottolineato dal mediatore della serata, l’architetto Carlo Forace, descrive in maniera magistrale luoghi e personaggi contenuti nel testo.

Il primo a parlare è il poeta e amico dell’autore, Antonio Canonico. Inizia il suo intervento sottolineando come la cultura subisca attacchi per essere deviata e quanto sia importante l’attività delle librerie e delle associazioni culturali, come “Lettere Meridiane – Associazione di promozione sociale”, che ha ospitato l’evento e da sempre promuove iniziative a favore della conoscenza e della cultura.

Come spiega Forace, in questo percorso letterario, storico e fantastico, l’autore ha utilizzato nomi al contrario: Onassac indica Cassano al contrario, ad esempio, per richiamare in particolar modo la Grotta di S. Angelo, che ha rappresentato la casa preistorica nei luoghi più abitati come Cassano allo Ionio, che risulta essere il centro con il maggior numero di grotte nel suo territorio.

Quindi l’uomo preistorico, in questo comune della Calabria, aveva tutto ciò che gli occorreva: pietre, acqua, luoghi nascosti. Per tutto questo, i cittadini di Cassano e la politica hanno il dovere di approfondire e conoscere la propria storia. Questa è la missione dell’opera di Cataldi, scrigno di notizie e stimoli. Potremmo definirlo la carta d’identità della cittadina calabra.

Lauropoli all’epoca era una zona rurale, mentre Sibari non esisteva. Il periodo considerato nel testo si aggira intorno ai 5000 anni fa. Non si hanno molte notizie sul passato perché i resti della cittadina, risalenti al Neolitico, sono dislocati in parte a S. Lorenzo Bellizzi e in parte a Reggio Calabria. Se invece ci fosse stata maggiore attenzione all’aspetto storico e identitario, in particolar modo verso il patrimonio di grotte e reperti, questi avrebbero rappresentato una valida attrazione per i turisti e per chi avesse voluto ripercorrere le proprie origini.

La ricerca delle radici, per Cataldi, dovrebbe partire anche nelle scuole, attraverso uno studio della storia mirato per ogni territorio. La soluzione potrebbe essere creare una rete di associazioni culturali che proponga alla politica e soprattutto alla Soprintendenza dei Beni Culturali un modo nuovo di fare archeologia, facendo apprezzare e pubblicizzando al massimo questo tesoro, che potrà conoscere solo chi visiterà queste località e potrà ammirarne lo splendore.

Ci vuole promozione del territorio e di queste bellezze, poiché se ne parla poco o nulla. Sono presenti infatti molte grotte sotterranee, ognuna con una parete di storia da raccontare. È davvero un peccato lasciare sepolto nell’ombra tutto questo.

Il libro, racconta Cataldi, nasce dal pensiero e dal sentimento di tenerezza per gli uomini preistorici che hanno calcato la sua stessa terra. Si tratta di un racconto verosimile che apre il filone della ricerca storica di quel paesaggio particolare. Alcune informazioni sono state tramandate oralmente di padre in figlio. È possibile notare, dalle invenzioni fatte nel tempo, che vi era una conoscenza globale, soprattutto degli astri e delle stelle.

Molte le astuzie utilizzate nella stesura del testo. Una di queste è raccontare, attraverso personaggi recenti o del passato prossimo, vicende antiche: un ritorno al passato di personaggi viventi o recenti, per dare loro riconoscenza e sovvertire la prassi di glorificare solo post mortem.

È interessante sapere che già in quei tempi esisteva la sezione aurea, magia e perfezione dell’universo, chiamata in altro modo ma con lo stesso effetto sorprendente sull’occhio umano. Il poeta Canonico, in un secondo intervento, spiega poi che, leggendo il libro, si è accorto dell’importanza di sganciarsi dagli stereotipi e che bisogna ritornare a vivere come un tempo, quando non esistevano i pregiudizi e si era felici con poco, come un bambino del passato.

L’assessore del Comune di Cassano allo Ionio alla cultura, archeologia, beni culturali, spettacolo, teatro e grotte, Ottavio Marino, tra i presenti, prendendo la parola esprime la piena approvazione alla proposta che i lavori di scavo e ricerca dei reperti debbano continuare; altrimenti si andrebbe a bloccare la crescita culturale e identitaria del territorio, che ha sete di sapere e ha il diritto di conoscere le sue origini.

E, come la struttura della volta del palazzo che ha ospitato l’evento è costituita dall’insieme di più parti, così deve essere, per il bene della conoscenza, l’insieme di più elementi attivi, attori della cultura: più parti unite per un unico scopo, sapere sempre di più riguardo le proprie origini.

Si associa a questo appello, condividendo in pieno l’opera e il lavoro di Cataldi, il sociologo Pino Clausi, che partecipa sempre alle iniziative di “Lettere Meridiane”.

Successivamente, il responsabile della biblioteca dell’associazione “Lettere Meridiane”, Marcellino Alunni Maria Pattoia, intervenendo al dibattito, afferma di ritenersi onorato di poter contribuire all’impulso della conoscenza, che non è mai abbastanza in una terra con tante potenzialità non comprese e non valorizzate, come sottolineato successivamente da Remigio Raimondi.

Quest’ultimo, originario di Cassano allo Ionio ma vissuto prima all’estero e poi nel Nord Italia, sempre legato al suo paese, appena ha potuto è ritornato dove è nato. Egli sostiene fermamente che le iniziative vadano stimolate: bisogna vincere l’apatia che domina nelle persone del Sud e di Cassano in particolare. Questa mancanza di energia e di volontà rende vittime i giovani.

Invece le nuove generazioni devono “svegliarsi da questo torpore” e capire che il futuro è nel passato, in particolare in questi beni archeologici, e lavorare sodo per valorizzare ciò che di buono è presente in paese. Questo potrebbe rappresentare il domani di tanti ragazzi e ragazze che altrimenti sono costretti a emigrare per lavoro.

Presente tra il pubblico anche Luisa Müller, figlia di Heinrich Richard Müller, mecenate cosmopolita, ingegnere, imprenditore agricolo e turistico, umile, elegante e taciturno promotore di iniziative culturali partite dal territorio. Sulla sua vita, Salvatore Cataldi ha scritto il testo OOSWER. I diari di Heinrich Richard Müller, che racconta il viaggio di penna di questo uomo dalle mille risorse, che ha visitato luoghi dal Sudafrica alla Versilia, dalle Alpi Apuane fino a trovare, dopo tanto girare, casa a Sibari.

La figlia di Müller ha ringraziato lo scrittore per l’omaggio al padre ed è rimasta colpita dalla partecipazione dei cittadini e dal lavoro svolto per scrivere l’opera. Spiega inoltre che l’obiettivo principale e il fine ultimo del libro sono quelli di far emergere, attraverso la lettura, tutto ciò che di buono esiste e che rappresenta un patrimonio finora sconosciuto.

Successivamente, Antonio Canonico, con magistrale interpretazione, ha proposto un brano tratto dall’opera che riguarda le vicende di “Oleandro”, lo sciamano del villaggio. Questi, recatosi a pesca un giorno, viene chiamato dagli spiriti del lago che abitano nel sottosuolo, con riferimento alle numerose grotte presenti, tra cui la più nota è la Grotta di S. Angelo.

Al termine della lettura, Cataldi svela che “Oleandro” non è un personaggio totalmente immaginario. In realtà, il vero nome della persona, esistita e che ha accompagnato l’infanzia dello scrittore, è Leonardo Gatto.

Con tenerezza, l’autore, visibilmente commosso, aggiunge che Leonardo era un signore presente nel bar dove, quando era ragazzo, giocava a carte: una figura carismatica e molto scaramantica a cui era affezionato e che morì purtroppo a causa di un pirata della strada che, con una moto, lo investì. In questo incidente, in pieno centro cittadino, fu coinvolto anche un giovane ragazzo che era solito accompagnarlo e a cui tutti in paese volevano molto bene.

In conclusione, si può dire che le radici e il passato sono la nostra ricchezza. È necessario, però, tanto lavoro per documentarsi e conoscere. Molto resta ancora da fare per la promozione dei propri beni, che sono unici per ogni cittadina e che, oltre al valore culturale, possiedono anche un valore affettivo, un ricordo che resta per sempre.

Rosanna Viceconti

 

 

 

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