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Vangelo del 29 Maggio 2022 - Ascensione

apri la mente.jpgVangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24,36-53

36 Ora, mentre parlavano essi di queste cose, egli stesso stette in mezzo a loro e dice loro: Pace a voi. 37 Ora, terrorizzati e presi da paura, pensavano di vedere uno spirito. 38 E disse loro: Perché siete turbati, per quale motivo salgono sragionamenti nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: Sono io, in persona! Palpatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che io ho. 40 E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ora, non credendo essi ancora per la gioia e meravigliandosi, disse loro: Avete qui qualcosa da mangiare? 42 Ed essi gli diedero una parte di pesce arrosto. 43 E, preso, davanti ai loro occhi mangiò. 44 Ora disse a loro: Queste le mie parole che dissi a voi mentre ero ancora con voi: bisogna che sia compiuto tutto quanto è scritto nella legge di Mosè e nei profeti e nei salmi su di me. 45 Allora spalancò la loro mente per intendere le Scritture. 46 E disse loro: Così è scritto: che avrebbe patito il Cristo e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno 47 e sarebbe stata proclamata nel suo nome la conversione e la remissione dei peccati a tutte le nazioni iniziando da Gerusalemme. 48 Voi testimoni di questo. 49 Ed ecco: io invio la promessa del Padre mio su di voi. Ora voi sedete nella città finché siate rivestiti di potenza dall’alto. 50 Ora li condusse fuori fin verso Betania e, levate le mani, li benedisse. 51 E avvenne, mentre egli li benediceva, distò da loro (ed era portato su verso il cielo). 52 Ed essi (prostratisi a lui), tornarono a Gerusalemme con grande gioia, 53 ed erano per tutto il tempo nel tempio benedicendo Dio.

Lectio di don Alessio De Stefano

Toccatemi e guardatemi (24,36-49) – Un giro di notizie è il tempo che precede l’ultima apparizione di Gesù. Mentre a Gerusalemme stavano parlando delle loro rispettive visioni, Gesù “fu” (éste) in mezzo a loro. Quel loro fraterno concilio, quella loro gioiosa koinonia, avrà, forse, persuaso il Signore a prendere parte alla festa. Ma l’uomo con cui solo tre giorni prima erano stati insieme per celebrare la Pasqua, adesso li spaventa e li stupisce come fosse uno “spi­rito(pnéuma, v. 37), anche se parla augurando la pace (v. 36; cf Lc 10,5, Gesù che aveva inviato i suoi discepoli a portare la pace: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa?»). Del resto, pur non essendo stati segnalati da Luca come presenti alla sua morte in croce, sapevano che fosse morto e i morti non si potevano richiamare e contat­tare. Gesù adesso tiene l’ultima lezione su di sé ai discepoli, spiegando proprio il suo corpo di Risorto che non è uno pnéumaimpersonale, ma una persona riconoscibile, fatta di carne e di ossa. Inizia con parole di rassicurazione, venendo incontro alla loro paura, come si fa con i bambini quando si nascondono o scappano spaventati dinanzi a qualcosa che non conoscono. Per potersi avvicinare a loro deve usare parole distensive (v. 38). Gesù risorto non èuno spirito senza identità personale, ma è, innanzitutto, un uomo. Il Risorto non è un angelo, ma un uomo con la sua identità che può essere riconosciuta: «Toccatemi - dice Gesù - riconoscete le mie mani e i miei piedi» (cf v. 40). La familiarità e l’intimità che avevano vis­suto era molto profonda. Gesù aveva toccato i morti (cfla bara del figlio della vedova di Nain in Lc 7,14), i lebbrosi (Lc 5,13), i malati e li aveva riportati alla vita, così adesso devono fare i suoi discepoli: toccarlo per riconoscerlo ed essere, a loro volta, contagiati della sua nuova vita. Gesù risorto restituisce la corporeità ai suoi discepoli, li coinvolge in una comunione che implica le mani ed i piedi. Ilcielo sopra Betania(24,50-53) - Il congedo del Signore dai suoi discepoli ha lo splendore della castità: egli torna a Betania, là dove poteva guardare, senza calpestarne il suolo, la città di Dio. Da lì poteva fissare nella memoria dei suoi occhi, per sempre, l’immagine di Gerusalemme, l’amata, cosicché fosse quello di lei, l’ulti­mo fotogramma del mondo, prima di ascendere al Cielo. Le lacrime che aveva versato su di lei, appena raggiunta la sommità del colle di Betania (cf Lc 19,41), diventavano, og­gi, una benedizione sugli apostoli che in città, subito dopo, sarebbero tornati. Un fuoco di gioia per spegnere le lacrime. La benedizione scende dalla barba ai piedi degli apostoli che la porteranno sulle strade e nelle case, e soprattutto nel tempio. Lì essi resteranno a lodare Dio (v. 53), dove, all’ini­zio, Zaccaria officiava l’incenso (cf Lc 1,5-25). Il vangelo si era aperto con Elisabetta che benediceva Maria (cf Lc 1,42), arca di una nuova alleanza. Quella benedizione ha fatto un lungo cammino e dal seno di Maria, per il corpo risorto di Gesù, entra, adesso, nel tempio. Con una nuova promessa che il Cielo ha rapito.

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