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Vangelo di domenica 4 Settembre 2022

croce.jpgVangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14-25-35

25 E camminavano con lui numerose folle e, voltosi, disse loro: 26 Se qualcuno viene verso di me e non odia il proprio padre e la madre e la donna e i figli e i fratelli o le sorelle e inoltre anche la propria vita, non può essere mio discepolo. 27 Chi non porta la propria croce e viene dietro di me, non può essere mio discepolo. 28 Chi infatti tra voi, volendo costruire una torre, prima, seduto, non calcola la spesa se abbia per il completamente? 29 Perché, messo fondamento e non avendo forza di completare, tutti coloro che osservano non comincino a deriderlo, 30 dicendo: Quest’uomo iniziò a costruire, e non ebbe forza di completare! 31 O quale re, andando a incontrare in guerra un altro re, prima, seduto, non deciderà se è capace di affrontare con diecimila chi viene contro di lui con ventimila? 32 Se no, ancora quando è lontano, inviata una delegazione, domanda le condizioni per la pace. 33 Così dunque ognuno di voi, che non si allontana da tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo. 34 Bello dunque il sale: ma se anche il sale svanisce, con che sarà condito? 35 Non è adatto né per la terra né per il letamaio: lo gettano fuori. Chi ha orecchi per ascoltare ascolti.

Lectio di don Alessio De Stefano

Se uno viene a me 14,25-35 - Ora Gesù torna dalla sua gente. Sulla strada tanti che lo se­guono e Luca non dimentica mai di annotarlo. La pericope ha, infatti, un versetto introduttivo: «Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro» (v. 25). Quello che segue è un testo sapienziale dove Gesù come Maestro utilizza esortazioni, inviti, parabole e spiega le condizioni indispen­sabili per diventare suoi discepoli. C’è un nesso logico con quanto Gesù ha appena finito di dire attraverso la parabola degli invitati che rifiutano di venire ed è questo: gli invitati sono simili alla folla che segue Gesù, tutti sono invitati anche da Gesù alla sua mensa. Ma come gli invitati a nozze, presi dai loro affari, non vengono alla cena, così potrebbe accadere a chi ora è al seguito di Gesù che non partecipi alla cena, cioè che non arrivi sino in fondo nella sequela di Gesù. La cena sarà, per loro, la croce che diventa la mensa eucaristica. Ma non tutti vi parteciperanno. Aut aut (vv, 26-27) - Nel primo aut aut due sono le condizioni per seguire Gesù e riguardano il radicamento interiore su di lui («se uno viene a me») e sulla croce che deve portare dietro a lui («dietro di me», v. 27). Le due condizioni sono articolate l’una all’altra: si deve lasciare un ambiente affettivo, esistenziale, morale, come la famiglia e i suoi legami, e prendere parte alla croce di Gesù che è, a sua volta, espres­sione di un legame di amore. Gesù non usa mezzi termini e chiarisce l’impegno pre­ciso della sequela: innanzitutto essa chiede un coinvolgi­mento affettivo e totale con lui. A tal punto che il discepolo deve prendere una decisione: quella di “odiare(miséo, v. 26) i propri familiari per seguire, cioè “amare” Gesù. Il linguaggio è di forte contrasto, come è tipico di Luca che ama creare contrapposizioni radicali nell’annuncio del vangelo (cf Lc 6,20-26). Il verbo odiare con oggetto i geni­tori e parenti tutti - elencati con acribìa! - si trova solo in Luca e può irritare il lettore contemporaneo che non vede moralmente giusto tale sentimento nei confronti dei propri familiari. Ma occorre considerare il retroterra biblico di Luca per interpretare il giusto senso di esso. Nei testi del Deuteronomio in cui si presentano i termini dell’alleanza mosaica, il verbo amare non ha di per sé un valore prima­riamente affettivo, quanto giuridico e inserito nei doveri di un patto. Nello Shemà (cf Dt 6,4ss) ad Israele viene chiesto di amare il Signore Dio «con tutto il cuore, con tutta l’a­nima e con tutte le forze» (Dt 6,5). Anche lì il linguaggio è estremamente radicale e amaro esprime la fedeltà dovuta a Dio con cui Israele si è venuta a legare. Amare equivale a dire: obbedire, essere fedeli, essere giusti nell’osservanza della legge. Al contrario, “odiare” significa non avere nes­sun debito di corrispondenza, nessuna responsabilità di fedeltà, cosa che viene espressa - sempre nello Shemà - con queste parole: «Non seguirete altri dèi, divinità dei popoli che vi stanno attorno, perché il Signore tuo Dio che sta in mezzo a te, è un Dio geloso; altrimenti l’ira del Signore tuo Dio si accenderà contro di te e ti farà scomparire dalla faccia della terra» (Dt 6,15). Il linguaggio lucano è estremamente dipendente da quello biblico del Primo Testamento e paragona il rapporto di fe­deltà che i discepoli debbono avere con Gesù, con quello che era chiesto ad ogni ebreo nei confronti del Dio della legge. Quando Luca dice di seguire Gesù e di odiare i genitori è come se dicesse, con altre parole: «Temerai il Signore Dio tuo e lo servirai» (Dt 6,13). Occorre essere liberi da qualsiasi legame per potersi legare al Maestro poiché egli chiede di essere tutt’uno con lui sulla croce. Egli chiede un impegno totale a rischio della vita. Una lezione d’amore vero. La croce che i discepoli devono prendere per seguire Gesù sono le persecuzioni che subiranno per la fede in lui. Gesù mette in guardia la gente che lo segue ancora in maniera superficiale, la avvisa che andare dietro a lui chiede una grande decisione. Essi dovranno perseverare nell’impegno. Quindi le parole di Gesù valgono anche per coloro che già fanno parte del gruppo dei discepoli, anch’essi dovranno impegnarsi fino in fondo. Per loro Gesù racconta la parabola del costruttore e quella del re. Chi mette mano ... (vv. 28-35) - Quando si comincia un’ope­ra occorre pensare al necessario per poterla finire, altrimenti si verrà sbeffeggiati. Questa volta l’aut aut è tra l’essere discepolo di Gesù e l’amore per i soldi (vv. 33-35). Gli averi sono paragonabili alla famiglia! Tanto si tratta di una questione affettiva! Ci si lega al denaro con il cuore... ed esso lo avvolge tutto, per cui sarebbe impossibile che restasse una briciola libera per Gesù. L’attaccamento agli averi rende vano, insipido e vuoto qualsiasi tentativo di dirsi discepoli.

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