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Vangelo di Domenica 5 Novembre 2017

scribi.jpgDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 23,1-12.  In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.  Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo;
chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.»

 

COMMENTO DI DON MICHELE MUNNO

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A

5 novembre 2017

Nel Libro della Genesi, nel contesto della vicenda tra i fratelli Caino e Abele, si leggono alcune parole, che il Signore rivolge a Caino prima del fratricidio,  che sono rivolte al “Caino” che è in ognuno di noi: “Il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai”!

A tutti, perciò, è necessaria quell’arte del “discernimento” che permette di guardare nelle profondità del proprio cuore per scovarvi i diversi “volti” che il serpente antico assume nella nostra vita e dominarlo. Se non facciamo continuo discernimento – e il discernimento si fa ascoltando seriamente e facendoci continuamente provocare e scomodare dalla Parola di Dio – sarà il peccato a dominarci!

Gesù, unico Maestro, unica Guida, che ci rivela il vero volto del Padre, attraverso la Sua Parola smaschera i tanti volti che il peccato assume nella vita dell’uomo, anche dell’uomo che si presume “religioso”, “praticante”, devoto, anche dell’uomo che svolge un ministero nella comunità come quello del presbitero, del vescovo, del papa … è necessario perciò essere docili alla Sua Parola, lasciarsi smascherare e denudare davanti a Lui perché ci mostri il nostro vero volto e ci rivesta completamente del Suo Amore.

Un peccato di coloro che ricoprivano un ruolo di responsabilità nella comunità giudaica era quello dell’ipocrisia: predicare una cosa e viverne un’altra! Chi viveva e vive in questo modo è una persona triste ed infelice! La parola di Gesù non è di giudizio o di condanna, ma è per la salvezza. È come se dicesse: “Renditi conto di come stai vivendo male, della tua infelicità e cambia vita, lasciati seriamente e radicalmente amare da Dio”!

Scribi, farisei, sacerdoti, operatori pastorali, catechisti, cantori correvano e corrono il rischio di sostituire alla “gloria di Dio” la ricerca di un “onore personale”! Ciò avveniva ed avviene se si è ossessionati dalla domanda: “Che cosa pensa la gente di me?” … è ciò che Gesù denuncia affermando: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente”!

La domanda che dobbiamo continuamente porci, invece, passando dalla ricerca della “gloria personale” alla “gloria di Dio” è: “Che cosa pensa Dio di me? Come mi vede? Facendo/dicendo questo piuttosto che quell’altro, Dio si compiace di me?”.

Gesù ci indica la strada da percorrere per passare dalla morte alla vita, dall’onore di se stessi alla gloria di Dio – e la gloria di Dio è l’uomo vivente! – nell’affermazione che conclude il brano del Vangelo di questa domenica e che è l’autoritratto di Gesù: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo”. E aggiunge: “Chi si esalterà sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”!

Solo chi ricerca il vero bene degli altri ricerca la gloria di Dio e non l’onore personale! Al contrario chi cerca smodatamente la propria “gloria” vivrà sempre nel compromesso e, anziché fare del bene agli altri, li condannerà a morte … chi cerca il continuo consenso, l’applauso, la stima, che ad ogni costo si dica bene di lui, non sarà mai disposto a dire la verità, perché la verità è scomoda e scomoda sempre … per la verità, invece, bisogna essere disposti a scegliere le difficoltà, le avversità …

Un esempio concreto lo abbiamo nell’Apostolo Paolo, infaticabile servitore della Verità del Vangelo e appassionato ricercatore del vero bene dei fratelli.

È straordinariamente bella la descrizione che, in questo senso, ci viene dal brano della Prima lettera ai Tessalonicesi, che ascoltiamo come prima lettura: “Siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio.  Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti”.

Che ciascuno di noi possa passare, accogliendo la Parola di Dio e lasciandola operare nella propria esistenza, dalla gloria personale, che è una vita per la morte e nella morte, alla vita piena che è “gloria di Dio”. Amen.

(Nell’allegato il Foglio informativo settimanale della Parrocchia di San Giuseppe in Sibari)

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