Noi italiani abbiamo un motivo per piangere: siamo rimasti a casa. Gli svizzeri, invece, hanno raggiunto i quarti di finale dei Mondiali e tornano con tre milioni di franchi di utile. Eppure sono loro a lamentarsi. Evidentemente, anche il lamento, come gli orologi, in Svizzera è di precisione.
Con l'eliminazione ai quarti di finale dei Mondiali, il presidente dell'Associazione Svizzera di Football ha parlato di spese "massicciamente elevate" sostenute per la spedizione in Nord America. Un'affermazione che, letta da sola, farebbe immaginare un bilancio in profondo rosso.
Poi si arriva all'ultima riga del rendiconto.
Grazie ai 19 milioni di dollari riconosciuti dalla FIFA, la federazione chiuderà l'avventura mondiale con un attivo di circa tre milioni di franchi.
Insomma, dopo aver pagato voli, alberghi, logistica, staff, allenamenti e quant'altro, nelle casse restano comunque tre milioni. Eppure il tono sembra quasi quello di chi è appena sopravvissuto a una disgrazia finanziaria.
Viene spontaneo sorridere.
In molti Paesi un utile del genere sarebbe accolto con fuochi d'artificio, conferenze stampa celebrative e qualche medaglia al merito del buon amministratore. In Svizzera, invece, pare quasi un risultato da commentare con un certo dispiacere: peccato, potevano essere dodici milioni se fosse arrivata la semifinale.
Forse è proprio questa la differenza tra chi considera tre milioni una fortuna e chi li considera... una piccola delusione.
Del resto, la Confederazione ci ha abituati da sempre a un rapporto molto particolare con il denaro. Ogni franco viene pesato, contato, registrato e possibilmente fatto fruttare. È una qualità che ha contribuito alla prosperità del Paese e che nessuno mette in discussione. Ma quando ci si lamenta dopo aver chiuso un'operazione con un utile milionario, l'ironia diventa inevitabile.
Lo sport continua a raccontarci favole di passione, sacrificio e appartenenza. I bilanci, invece, raccontano un'altra storia: quella di un calcio sempre più azienda, dove un quarto di finale vale milioni e una sconfitta può essere giudicata anche in base al mancato incasso.
Alla fine la Svizzera torna a casa con una nazionale competitiva, un allenatore confermato, un gruppo destinato a proseguire il proprio percorso e un bilancio in attivo.
Non male per chi, fino a poche righe prima, sembrava quasi sul punto di chiedere una colletta.
Forse il vecchio proverbio andrebbe aggiornato: il denaro non dà la felicità... ma tre milioni di franchi aiutano parecchio. Anche se, per qualcuno, sono appena sufficienti per continuare a lamentarsi.
(Fonte: SWI swissinfo.ch)






