Una tastiera, uno schermo e delle dita che scorrono veloci. È sufficiente questo per entrare in contatto con il mondo, per comunicare, conoscere, creare e persino costruire rapporti che superano distanze e confini. Ma lo stesso strumento può trasformarsi anche nel suo contrario: un luogo dove l’anonimato diventa rifugio per chi insulta, diffama, manipola la verità o cerca deliberatamente di danneggiare gli altri.
È questo il tema della riflessione di Noris Roberts, avvocata, scrittrice e poetessa venezuelana. Un testo che parte da una considerazione apparentemente semplice per arrivare a interrogarsi su un fenomeno che conosciamo ormai bene: quello di chi, nascosto dietro una tastiera e una falsa identità, trova nella rete lo spazio per riversare risentimenti, invidie e aggressività. Una riflessione personale, nata anche dalle vicende vissute dall’autrice nel raccontare la realtà del Venezuela, ma che finisce per toccare una questione molto più ampia e vicina a tutti noi. Internet, in fondo, non è buono né cattivo: è lo specchio di ciò che decidiamo di farne. (La redazione)
Un dispositivo…
Un dispositivo elettronico, una tastiera e delle dita. Con questi tre elementi si può costruire un universo di possibilità: opere creative, connessioni umane e progetti che attraversano i continenti. Ma si può anche erigere un campo di battaglia invisibile, dove le menzogne, il danno e la distruzione si propagano con la stessa facilità.
Internet è nato più di quattro decenni fa. Negli ultimi quindici anni è diventato un'estensione quasi organica della nostra esistenza quotidiana. Tutto accade all'istante: la notizia che ci rallegra e quella che ci ferisce, ciò che è banale e ciò che è grave, ciò che è divertente e ciò che è minaccioso.
Siamo connessi con la famiglia, con gli amici e con sconosciuti che, da un giorno all'altro, diventano compagni di viaggio. Possiamo lavorare allo stesso progetto anche se alcuni si trovano a Tokyo, altri a Bonn e noi a Nuova Delhi. La distanza fisica si dissolve; i social network hanno tessuto una rete di interdipendenza ancora più fitta.
E, come accade con quasi ogni strumento potente, nulla è perfetto.
L'anonimato è la profonda crepa che attraversa questo cristallo digitale. Sotto il suo manto di invisibilità si nascondono coloro che rubano, truffano, distorcono, insultano e attaccano con una codardia che solo la distanza rende possibile. Non mostrare il proprio volto, rifugiarsi dietro uno pseudonimo e un'immagine presa in prestito, sottrarsi a ogni responsabilità: è questo che apre la porta a coloro che, mossi da interessi politici o economici, oppure da una propria oscurità personale, scatenano azioni che prosperano soltanto nell'ombra.
È opportuno fare una distinzione chiara.
Lascio da parte, in questa sede, il malware, le reti criminali organizzate e gli sciami di bot programmati per fabbricare e diffondere massicciamente notizie false o faziose. Queste campagne rispondono spesso ad agende politiche, alimentano l'odio verso una comunità, una religione o una figura pubblica, distruggono reputazioni aziendali oppure promuovono un prodotto a scapito di un altro.
Ci sono poi coloro che si dedicano al furto dell'identità digitale: si spacciano per altri utenti, tendono trappole di phishing per impossessarsi delle credenziali e poi svuotano conti bancari o utilizzano carte di credito. Il reato è la frode. Altri sottraggono informazioni sensibili per ricattare le vittime o per venderle.
Non sono degli “hacker” romantici; sono criminali che operano con l'impunità garantita loro dalla distanza.
E infine ci sono i troll.
Non cercano di vincere un dibattito né di difendere un'idea: cercano di ferire. Intervengono per seminare conflitto, provocare e avvelenare l'ambiente. Alcuni agiscono su commissione, per creare artificialmente determinati orientamenti dell'opinione pubblica. Altri, ancora più tristi, lo fanno per gelosia, invidia o per un'ossessione patologica che alberga in menti impoverite.
Molestano, diffamano, alterano fotografie, falsificano messaggi, rubano identità e lanciano contenuti contraffatti verso terze persone, che a loro volta cadono nella trappola.
Il loro unico obiettivo è infangare la reputazione, l'onestà e la dignità della vittima. Non lo fanno per ideologia né per denaro; lo fanno per l'oscuro piacere di provocare sofferenza.
Dalla sicurezza della loro trincea digitale, con la freddezza di chi non deve mai guardare nessuno negli occhi, agiscono come architetti del caos e parassiti delle reputazioni altrui.
Questi individui si muovono come ombre che si nutrono del rumore. Attendono, osservano e, quando trovano una crepa, vi riversano il loro veleno. La ripetizione di questo comportamento sembra offrire loro una gratificazione distorta, una simulazione di potere che non possiedono nella vita reale.
Sono persone risentite che, con ogni probabilità, non hanno mai ricevuto gli strumenti morali, etici e intellettuali necessari per relazionarsi con gli altri in modo adulto. Non tollerano il successo né la creatività altrui.
Invece di confrontarsi attraverso argomentazioni chiare e convinzioni solide, scelgono una vendetta obliqua che permette loro di non guardare in faccia la propria mediocrità e il vuoto delle proprie giornate.
Chi agisce in questo modo si avvicina pericolosamente al profilo di una persona priva di empatia e di rimorso: qualcuno capace di provocare danno senza che la propria coscienza riesca a fermarlo.
Eppure, all'interno di questo paesaggio digitale troviamo anche, ogni giorno, persone che apprezzano o criticano con sincerità e franchezza. L'oscurità esiste, ma ciò che è luminoso continua a essere più abbondante e più forte.
Nota dell'autrice
Nel corso del mio percorso attraverso Internet ho raccolto una montagna di nemici gratuiti in tutto il mondo, semplicemente per aver descritto la vera situazione del Venezuela.
In queste righe espongo ciò che sento. Sicuramente anche tu, come tante altre persone, hai vissuto qualcosa di simile.
Dedico questo scritto a coloro che si nascondono dietro una tastiera e una maschera digitale: a quegli eunuchi della rete che trovano valore soltanto nelle ombre.
© Noris Roberts
TESTO ORIGINALE IN LINGUA SPAGNOLA
Un dispositivo…
Un dispositivo electrónico, un teclado y unos dedos. Con estos tres elementos se puede construir un universo de posibilidades: obras creativas, conexiones humanas y proyectos que cruzan continentes. Pero también se puede erigir un campo de batalla invisible donde las mentiras, el daño y la destrucción se propagan con la misma facilidad. Internet nació hace más de cuatro décadas. En los últimos quince años se ha convertido en una extensión casi orgánica de nuestra existencia cotidiana. Todo sucede al instante: la noticia que alegra y la que hiere, lo trivial y lo grave, lo divertido y lo amenazante. Estamos conectados con la familia, con los amigos y con desconocidos que, de un día para otro, se convierten en compañeros de camino. Podemos trabajar en el mismo proyecto aunque unos estén en Tokio, otros en Bonn y nosotros en Nueva Delhi. La distancia física se disuelve; las redes sociales han tejido una red de interdependencia aún más densa. Y, como ocurre con casi toda herramienta poderosa, nada es perfecto.El anonimato es la grieta profunda que atraviesa este cristal digital. Bajo su manto de invisibilidad se esconden quienes roban, defraudan, distorsionan, insultan y atacan con una cobardía que solo permite la distancia. No mostrar el rostro, refugiarse tras un alias y una imagen prestada, eludir toda responsabilidad: eso es lo que abre la puerta a quienes, movidos por intereses políticos o económicos o por una oscuridad personal, desatan acciones que solo prosperan en las sombras. Conviene distinguir con claridad. Dejo a un lado aquí el malware, las cadenas de explotación y los enjambres de bots programados para fabricar y difundir masivamente noticias falsas o sesgadas. Estas campañas suelen responder a agendas políticas, alimentar el odio hacia una comunidad, una religión o una figura pública, destruir reputaciones corporativas o impulsar un producto a costa de otro. También están quienes se dedican al robo de identidad digital: se hacen pasar por usuarios, tienden trampas de phishing para capturar credenciales y luego saquean cuentas bancarias o tarjetas de crédito. El delito es el fraude. Otros extraen información sensible para chantajear o venderla. No son “hackers” románticos; son criminales que operan con la impunidad que les otorga la distancia. Y finalmente están los trolls. No buscan ganar un debate ni defender una idea: buscan herir. Intervienen para sembrar conflicto, provocar y envenenar el ambiente. Algunos actúan por encargo, para fabricar climas de opinión. Otros, aún más tristes, lo hacen por celos, envidia o una obsesión patológica que habita en mentes empobrecidas. Acosan, difaman, alteran fotografías, falsifican mensajes, roban identidades y lanzan contenido fabricado hacia terceros que también caen en la trampa. Su único objetivo es manchar la reputación, la honestidad y la dignidad de la víctima. No lo hacen por ideología ni por dinero; lo hacen por el oscuro placer de causar daño. Desde la seguridad de su trinchera digital, con la frialdad de quienes nunca tienen que mirar a nadie a los ojos, actúan como arquitectos del caos y parásitos de las reputaciones ajenas.
Estos individuos se mueven como sombras que se alimentan del ruido. Acechan, observan y, cuando encuentran una grieta, vierten su veneno. La repetición de este comportamiento parece ofrecerles una gratificación distorsionada, una simulación de poder que no poseen en la vida real.
Son personas resentidas que, con toda probabilidad, nunca recibieron las herramientas morales, éticas e intelectuales para relacionarse de manera adulta. No toleran el éxito ni la creatividad de los demás.
En lugar de confrontar con argumentos claros y convicción, eligen una venganza oblicua que les permite no mirar de frente su propia mediocridad y el vacío de sus días.
Quien actúa así se acerca peligrosamente al perfil de alguien que carece de empatía y remordimiento: alguien capaz de causar daño sin que la conciencia lo detenga. Aun así, dentro de este paisaje digital también encontramos, cada día, personas que valoran o critican con sinceridad y franqueza. Lo oscuro existe, pero lo luminoso sigue siendo más abundante y más fuerte.
Nota del autor:
A lo largo de mi recorrido por Internet he cosechado una montaña de enemigos gratuitos en todo el mundo, simplemente por describir la verdadera situación de Venezuela. En estas líneas expongo lo que siento. Seguramente tú, como tantas otras personas, también has sufrido algo similar. Dedico este escrito a quienes se esconden detrás de un teclado y una máscara digital: a esos eunucos de la red que solo encuentran valor en las sombras.
©Noris Roberts






