Riceviamo e pubblichiamo un contributo della scrittrice venezuelana Noris Roberts, dedicato alla drammatica vicenda politica del Venezuela e alla caduta di Nicolás Maduro.
Il testo che proponiamo è la traduzione italiana dell'originale scritto in lingua spagnola dall'autrice. Per garantire ai lettori la possibilità di confrontare la traduzione con il testo originale, in coda all'articolo pubblichiamo integralmente anche la versione originale in spagnolo.
Si tratta di un intervento dai toni forti e fortemente critici, nel quale Noris Roberts ripercorre gli anni del chavismo e del governo Maduro, esprimendo il punto di vista e le valutazioni dell'autrice sulla situazione politica, economica e sociale del Venezuela.
L'articolo viene pubblicato integralmente, nel rispetto dell'impostazione e delle opinioni espresse dalla sua autrice.
Lei non detiene più il potere
Signor Maduro,
oggi, quando lei non detiene più il potere e si trova detenuto negli Stati Uniti, dove deve affrontare accuse di narcoterrorismo e traffico di droga, mi rivolgo a lei a nome di milioni di venezuelani che per anni hanno sopportato rabbia, dolore e speranza di poter riconquistare la propria nazione.
Il messaggio che un giorno le abbiamo rivolto con urgenza si è compiuto: lei se n'è andato. E lo ha fatto lasciandosi alle spalle un Paese ferito e le tracce indelebili del suo fallimento.
Per più di un decennio, lei e il suo gruppo di potere avete avvolto il Venezuela in una rete di falsità, corruzione e abuso sistematico. Credevate che il popolo si sarebbe rassegnato a vivere nella miseria e nella sottomissione. Vi siete sbagliati.
Il 6 dicembre 2015 fu il primo chiaro avvertimento di una società che si sentiva ormai oltraggiata e ingannata. La sua risposta non fece altro che aggravare quel sentimento quando, insieme al Tribunale Supremo di Giustizia, usurpò le funzioni dell'Assemblea Nazionale e violò la Costituzione. Quello fu il passo definitivo verso la sua stessa fine.
Il popolo venezuelano può essere paziente, ma non è mai stato cieco né sottomesso. Le timide proteste si trasformarono in un grido collettivo che risuonò nelle strade, nelle notti e, senza dubbio, anche nella sua coscienza.
Quali risultati ha lasciato il suo governo?
Un popolo colpito dalla scarsità di beni, dall'inflazione soffocante, dalla mancanza di medicinali, dall'insicurezza, dagli arresti arbitrari e dalla sistematica distruzione della democrazia.
Lei e Hugo Chávez avete cercato di modificare l'essenza stessa del venezuelano. Avete fallito.
Il venezuelano vuole essere venezuelano: libero, dignitoso e padrone del proprio destino, non una copia forzata di regimi estranei.
Avete parlato incessantemente di patria, di Bolívar e di un presunto «Socialismo del XXI secolo». Dove sono i frutti delle migliaia di accordi firmati, delle interminabili trasmissioni televisive, dei viaggi e del denaro sperperato?
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: povertà estrema, esilio di massa, morti evitabili e cessione della sovranità.
Avete consegnato il Paese a interessi stranieri, avete tradito la storica rivendicazione sul territorio dell'Essequibo e avete trasformato il Venezuela in ostaggio di un progetto estraneo.
Questa è una tradimento della patria che non può essere dimenticato.
Lei ha governato con un discorso incentrato sulla «guerra economica» e sull'«imperialismo», mentre i fatti mostravano un'altra realtà.
Ha nominato ministri persone accusate di corruzione, traffico di droga e gravi violazioni dei diritti umani. Questa offesa rimane una delle macchie più indelebili della sua gestione.
Oggi, anche se lei non è più al potere, continua la stessa linea di comando, lo stesso partito, la stessa corruzione, gli stessi prigionieri politici e la stessa mancanza di servizi essenziali.
Il Paese continua a essere a pezzi.
Gli scaffali dei negozi sono pieni di prodotti provenienti dal Brasile, mentre il Venezuela possiede il miglior cacao del mondo, una terra di fertilità incomparabile e un potenziale zootecnico che i suoi agricoltori non riescono ancora a sviluppare pienamente a causa della rovina ereditata.
Ora abbiamo Delcy Rodríguez come presidente ad interim, nominata senza un'elezione popolare e sostenuta da Trump dopo la sua cattura.
Quali benefici reali ci ha portato tutto questo?
Alcuni prigionieri politici sono stati liberati — sebbene centinaia rimangano ancora in carcere —, sono stati conclusi accordi petroliferi che attribuiscono a interessi stranieri il controllo di una parte significativa delle nostre riserve e sono state formulate promesse di «stabilizzazione».
Nel frattempo, il Venezuela continua a cadere a pezzi: i servizi essenziali sono al collasso, la povertà rimane, le istituzioni sono nelle stesse mani, le elezioni libere non hanno ancora una data e il popolo continua ad attendere una vera ripresa.
Il cambio di volto non è stato un cambiamento nella sostanza.
Il popolo che ha resistito con dignità — quello che ha affrontato gas lacrimogeni, repressione e morte — continua a stare in piedi, ma non vede ancora la rinascita che tanto desidera.
La storia ha già cominciato a emettere il suo verdetto.
Lei e coloro che l'hanno accompagnata saranno ricordati non come i costruttori di un Paese migliore, ma come coloro che lo hanno condotto sull'orlo dell'abisso.
E coloro che oggi occupano il suo posto, all'interno della stessa struttura, dovranno anch'essi rispondere di ciò che non è cambiato.
Il Venezuela libero, dignitoso e sovrano che meritiamo rimane sequestrato sotto le macerie che avete lasciato.
Non abbiamo bisogno di voi.
Nessuna persona perbene sente la vostra mancanza.
La vostra eredità sarà soltanto vergogna, fallimento e disprezzo.
© Noris Roberts
Testo originale in spagnolo
Segue il testo originale di Noris Roberts, pubblicato integralmente in lingua spagnola.
Usted ya no detenta el poder
Señor Maduro:Hoy, cuando usted ya no detenta el poder y se encuentra detenido en Estados Unidos enfrentando cargos de narcoterrorismo y tráfico de drogas, le dirijo estas palabras en nombre de millones de venezolanos que durante años cargaron con la ira, el dolor y la esperanza de recuperar su nación. El mensaje que un día le enviamos con urgencia se ha cumplido: usted se fue. Y lo hizo dejando atrás un país herido y el rastro indeleble de su fracaso.
Durante más de una década, usted y su círculo de poder envolvieron a Venezuela en una red de falsedades, corrupción y abuso sistemático. Creyeron que el pueblo se resignaría a vivir en la miseria y la sumisión. Se equivocaron. El 6 de diciembre de 2015 fue el primer aviso claro de una sociedad que ya se sentía agraviada y estafada. Su respuesta solo profundizó ese sentimiento cuando, junto con el Tribunal Supremo de Justicia, usurparon las funciones de la Asamblea Nacional y vulneraron la Constitución. Ese fue el paso definitivo hacia su propio final.
El pueblo venezolano puede ser paciente, pero nunca fue ciego ni sumiso. Los tímidos reclamos se transformaron en un clamor colectivo que resonó en las calles, en las noches y, sin duda, también en su conciencia. ¿Qué resultados dejó su gobierno? Un pueblo golpeado por la escasez, la inflación asfixiante, la falta de medicamentos, la inseguridad, las detenciones arbitrarias y la destrucción sistemática de la democracia. Usted y Hugo Chávez intentaron alterar la esencia del venezolano. Fracasaron. El venezolano quiere ser venezolano: libre, digno y dueño de su destino, no una copia forzada de regímenes ajenos. Hablaron sin cesar de patria, de Bolívar y de un supuesto “Socialismo del Siglo XXI”. ¿Dónde están los frutos de los miles de acuerdos firmados, de las interminables cadenas nacionales, de los viajes y del dinero despilfarrado? Los resultados están a la vista: pobreza extrema, exilio masivo, muertes evitables y la entrega de la soberanía. Entregaron el país a intereses foráneos, traicionaron el reclamo histórico sobre el Esequibo y convirtieron a Venezuela en rehén de un proyecto ajeno. Esa traición a la patria no se olvida. Usted gobernó con un discurso de “guerra económica” e “imperialismo”, mientras los hechos mostraban otra realidad. Nombró ministros a personas señaladas por corrupción, narcotráfico y graves violaciones a los derechos humanos. Esa afrenta permanece como una de las manchas más indelebles de su gestión.
Hoy, aunque usted ya no está en el poder, continúa la misma línea de mando, el mismo partido, la misma corrupción, los presos políticos y la falta de servicios básicos. El país sigue por el suelo. Los anaqueles están llenos de productos de Brasil, mientras Venezuela posee el mejor cacao del mundo, una tierra fértil incomparable y una ganadería potencial que sus agricultores aún no pueden desarrollar plenamente por la ruina heredada. Ahora tenemos a Delcy Rodríguez como presidenta interina, nombrada a dedo y respaldada por Trump tras su captura. ¿Qué beneficios reales nos ha traído todo esto? Algunos presos políticos liberados (aunque cientos permanecen encarcelados), acuerdos petroleros que entregan el control de buena parte de nuestras reservas a intereses extranjeros, y promesas de “estabilización”. Mientras tanto, Venezuela se sigue cayendo a pedazos: los servicios básicos colapsados, la pobreza intacta, las instituciones en las mismas manos, las elecciones libres sin fecha y el pueblo aún esperando una verdadera recuperación. El cambio de rostro no ha sido cambio de fondo. El pueblo que resistió con dignidad —el que enfrentó gases, represión y muerte— sigue de pie, pero no ve aún el renacer que tanto anhela. La historia ya ha comenzado a dictar su veredicto. Usted y quienes lo acompañaron serán recordados no como constructores de un país mejor, sino como quienes lo condujeron al abismo. Y quienes hoy ocupan su lugar, bajo la misma estructura, tendrán que responder también por lo que no cambió.
La Venezuela libre, digna y soberana que merecemos sigue secuestrada bajo las ruinas que ustedes dejaron.
No los necesitamos.
Nadie decente los extraña. Su legado será solo vergüenza, fracaso y desprecio.
©Noris Roberts






