Dal Frecciarossa Sibari-Bolzano alla riduzione dei collegamenti su gomma, passando per i lavori sulla galleria Santomarco: le rassicurazioni non bastano. Occorre una strategia comune per difendere il diritto alla mobilità.
La Sibaritide rischia di trovarsi ancora una volta davanti a un bivio: assistere alle decisioni che riguardano i suoi collegamenti oppure provare a diventare protagonista di una vertenza territoriale capace di coinvolgere cittadini, amministratori, sindacati e associazioni.
Le notizie degli ultimi giorni non sono rassicuranti. Da una parte ci sono le preoccupazioni per il futuro dei collegamenti a lunga percorrenza su gomma e per i posti di lavoro di Busitalia, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che ha assorbito la storica Simet. Dall'altra, la vicenda del Frecciarossa Sibari-Bolzano, destinato a cambiare percorso, e l'interruzione ferroviaria programmata tra Paola e Cosenza per i lavori nella galleria Santomarco.
Problemi diversi, ma un denominatore comune: la difficoltà di garantire a un'area periferica della Calabria collegamenti efficienti con il resto del Paese.
Busitalia, a rischio servizi e occupazione
A richiamare l'attenzione sulla situazione del trasporto su gomma è stata Azione Cosenza, che ha espresso preoccupazione per il futuro dei dipendenti di Busitalia. Secondo le indiscrezioni richiamate dal movimento, la riduzione delle linee a lunga percorrenza e dei servizi potrebbe avere conseguenze anche sull'occupazione, fino all'eventualità di licenziamenti.
Il responsabile provinciale del dipartimento viabilità, Santo Cinelli, ha chiesto l'apertura di un tavolo con la Regione e il Ministero dei Trasporti, sollecitando chiarimenti sull'utilizzo delle risorse pubbliche destinate alla mobilità e la salvaguardia dei posti di lavoro. La segretaria provinciale Stefania Postorivo ha denunciato, a sua volta, il rischio che la Calabria continui a perdere servizi essenziali e che siano ancora i lavoratori a pagare il prezzo delle scelte aziendali e delle mancate risposte istituzionali.
Sono preoccupazioni che meritano attenzione, pur in attesa di conferme sulle eventuali ricadute occupazionali. Perché il trasporto su gomma, soprattutto nelle aree non adeguatamente servite dalla ferrovia, non rappresenta un'alternativa secondaria: per molti cittadini è una necessità quotidiana.
Il Frecciarossa cambia rotta: una buona notizia non deve cancellare le domande
La vicenda ferroviaria è altrettanto delicata. L'assessore regionale Gianluca Gallo ha spiegato che il Frecciarossa non scomparirà definitivamente da Sibari, ma cambierà destinazione. Dal 1° febbraio 2027, secondo quanto annunciato, il collegamento dovrebbe ripartire dalla stazione ionica verso Milano e Torino, anziché proseguire fino a Bolzano.
Nel frattempo, dal 13 dicembre 2026 al 31 gennaio 2027, i lavori nella galleria Santomarco comporteranno l'interruzione della linea tra Paola e Castiglione Cosentino. Durante questo periodo il collegamento sarà limitato a Paola.
Gallo ha riferito che la Regione ha tentato di ottenere uno spostamento dei lavori, senza successo. RFI avrebbe motivato il calendario con esigenze di programmazione e con la minore domanda di trasporto prevista nel periodo interessato.
Occorre quindi distinguere due questioni. La prima è l'interruzione temporanea, collegata a lavori infrastrutturali che devono essere eseguiti. La seconda è la modifica strutturale della destinazione del Frecciarossa, che comporta la rinuncia al collegamento diretto con Bolzano.
La prospettiva di raggiungere direttamente Milano e Torino può certamente rappresentare un'opportunità. Ma ciò non elimina la necessità di conoscere le ragioni della scelta, i dati di traffico utilizzati e le valutazioni che hanno portato a escludere Bolzano dal percorso.
Non a caso, in Consiglio regionale è stata presentata un'interrogazione per chiedere chiarimenti sulle motivazioni della modifica, sui livelli di utilizzo del servizio e sulle iniziative che la Regione intende intraprendere per tutelare i collegamenti della Sibaritide.
La domanda, dunque, è legittima: perché modificare un collegamento già esistente senza rendere pienamente trasparenti le valutazioni che hanno condotto alla decisione? E soprattutto, quali garanzie saranno offerte ai viaggiatori durante l'interruzione e dopo la ripresa del servizio?
Le Frecce per Napoli si potenziano. E la fascia ionica?
Un ulteriore elemento di riflessione arriva dalla programmazione ferroviaria di novembre. Secondo quanto pubblicato da Ferrovie.it, Trenitalia prevede quattro collegamenti Frecciarossa prolungati o con giornate aggiuntive di circolazione da e per Napoli Centrale.
Tra le modifiche figurano treni che estendono il proprio percorso oltre Roma Termini, fino a Napoli, e servizi che ampliano la frequenza dei collegamenti tra Milano e il capoluogo campano.
È una notizia positiva per Napoli e per i viaggiatori che utilizzano quella direttrice. Ma, osservando queste modifiche, viene spontaneo chiedersi quale spazio sia riservato alla Calabria ionica nella programmazione dei collegamenti nazionali.
Non si tratta di contrapporre Napoli a Sibari, né di contestare il potenziamento di una linea che serve milioni di persone. Si tratta, piuttosto, di constatare che quando esistono domanda, programmazione e volontà di intervenire, la rete ferroviaria può essere riorganizzata per offrire nuove opportunità.
Per la Sibaritide, invece, ogni modifica del servizio sembra trasformarsi in una nuova vertenza, con amministrazioni e cittadini costretti a chiedere di non perdere ciò che già esiste.
La questione è politica prima ancora che ferroviaria: quale ruolo si vuole assegnare alla fascia ionica calabrese nella rete nazionale dei trasporti? E quali impegni concreti sono disposti ad assumersi la Regione e le aziende ferroviarie per evitare che questo territorio resti ai margini?
A Corigliano-Rossano la protesta si organizza. E gli altri?
Mentre si discute del futuro dei collegamenti, a Corigliano-Rossano si è deciso di passare dalle preoccupazioni all'iniziativa.
Per impulso dell'ex senatrice del Movimento 5 Stelle Silvana Abate è nato il comitato «Giù le mani dal Frecciarossa Sibari-Bolzano», che ha promosso un'assemblea pubblica per discutere le azioni necessarie a salvaguardare il collegamento.
L'appuntamento è fissato per giovedì 22 ottobre, alle ore 18.30, nella sede dell'ex ufficio anagrafe del Comune di Corigliano, nel centro storico di Corigliano-Rossano.
È un'iniziativa importante, che merita attenzione e sostegno. Il collegamento ferroviario, infatti, non serve soltanto alla città che ospita l'assemblea, ma a un bacino ben più ampio: Cassano, Sibari, l'intera Sibaritide e l'Alto Jonio.
Eppure, fuori da Corigliano-Rossano, la mobilitazione appare ancora debole e frammentata. A Cassano e Sibari non si è ancora sviluppata un'iniziativa collettiva di analoga consistenza. Più a sud, nell'area di Rossano, e più a nord, nell'Alto Jonio, si sono registrate preoccupazioni e prese di posizione, ma non una risposta territoriale altrettanto visibile e organizzata.
È possibile che le rassicurazioni dell'assessore Gallo abbiano contribuito a ridimensionare l'allarme. Ma le rassicurazioni, da sole, non sostituiscono le garanzie, né possono dispensare le istituzioni dal chiedere spiegazioni e verificare gli impegni annunciati.
Non si tratta di attribuire colpe ai singoli sindaci o di alimentare rivalità tra comuni. Si tratta di porre una questione più generale: perché, davanti a un problema che riguarda l'intera area, la reazione continua a essere affidata a iniziative isolate?
Se il Frecciarossa è un servizio strategico per la Sibaritide, la sua difesa non può diventare una battaglia di una sola città. E se la riduzione dei collegamenti su gomma mette a rischio servizi e occupazione, la risposta non può essere lasciata soltanto ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali.
Una vertenza comune, non una somma di proteste
La Sibaritide ha bisogno di una posizione condivisa, capace di superare i confini comunali e le appartenenze politiche. Una posizione che parta da richieste precise: conoscere le motivazioni della modifica del Frecciarossa, garantire collegamenti adeguati durante i lavori alla galleria Santomarco, ottenere certezze sulla ripresa del servizio da Sibari e tutelare la rete dei trasporti su gomma e i relativi livelli occupazionali.
Sono obiettivi concreti, sui quali le istituzioni locali potrebbero convergere, chiedendo alla Regione e al Ministero un confronto con RFI e Trenitalia. Allo stesso modo, sindacati, associazioni e comitati potrebbero coordinare le rispettive iniziative, evitando che ogni vertenza proceda per conto proprio.
L'assemblea di giovedì 22 ottobre può diventare un primo momento utile per costruire questa convergenza. L'invito dovrebbe essere raccolto anche dai cittadini di Cassano, Sibari e dell'Alto Jonio, oltre che da pendolari, studenti, lavoratori, associazioni e amministratori.
Il problema non è stabilire chi abbia ragione tra una città e l'altra. Il problema è evitare che, ancora una volta, a pagare siano le comunità che hanno meno alternative per spostarsi.
La mobilità non è un privilegio da concedere a un territorio, ma una condizione essenziale per il suo sviluppo.
Se vogliamo che la Sibaritide non resti ai margini, dobbiamo smettere di considerare i trasporti come una successione di emergenze da commentare quando ormai le decisioni sono state prese.
Le istituzioni hanno il dovere di dare risposte. Ma anche i cittadini hanno la possibilità di far sentire la propria voce.
La domanda finale, allora, riguarda tutti: vogliamo continuare a lamentarci separatamente, aspettando che siano altri a difendere i nostri collegamenti, oppure siamo finalmente disposti a costruire una mobilitazione comune per il diritto della Sibaritide a essere collegata al resto d'Italia?
Antonio Michele Cavallaro







